{"id":2956,"date":"2020-05-15T17:30:18","date_gmt":"2020-05-15T15:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2956"},"modified":"2020-05-15T18:47:00","modified_gmt":"2020-05-15T16:47:00","slug":"aleksandrinke-o-les-goriciens","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/aleksandrinke-o-les-goriciens\/","title":{"rendered":"Aleksandrinke o les goriciens"},"content":{"rendered":"\n<p>di Maria Pia Monteduro da Vespertilla &#8211; Inserito nell\u2019interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale \u201ci lettori possono indagare aspetti sconosciuti di citt\u00e0 notissime o di intere regioni\u201d, il romanzo di Elena De Vecchi si svolge nella zona di confine Gorizia-Nova Gorica. L\u2019ambiente, come si evince chiaramente dalle coordinate della collana editoriale, \u00e8 importante, se non addirittura decisivo. La storia si sviluppa e ha la sua ragion d\u2019essere in un crocevia di lingue, culture, tradizioni popolari, retaggi storici che, finalmente, nel primo decennio del XXI secolo, hanno trovato la strada della pacifica convivenza e del reciproco rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ispettore di polizia di Gorizia, Giuliano Kaucich, e il capo dell\u2019anticrimine<br>di Nova Gorica, Marko Devetak,collaborano tranquillamente e senza alcun senso di rivalsa reciproca, tesi solo a<br>risolvere enigmi e ad assicurare alla giustizia,italiana o slovena che sia, i malfattori.<br>Anche l\u2019arrivo presso la Questura di Gorizia del nuovo sovrintendente Vincenzo Casertano,<br>trasferito per sua sicurezza personale dalla terra dei fuochi, non altera<br>l\u2019equilibrio delle due unit\u00e0 di polizia, ma si integra con professionalit\u00e0 e tanta umanit\u00e0.<br>La vicenda ruota attorno alla sparizione (volontaria? rapimento?) di una donna<br>\u201ctranquilla\u201d, Emma Torriani, e coinvolge un\u2019intera zona storico-geografica. Questo \u00e8,<br>per cos\u00ec dire, il casus belli, ma, in effetti, il motore della vicenda \u00e8 collegato a un antico<br>fenomeno storico-sociale che la De Vecchi inserisce con grande stile nella storia, per<br>cos\u00ec dire, locale del noir: il fenomeno delle aleksandrinke. Trattasi precisamente di<br>donne del goriziano che vanno a vivere per lavoro ad Alessandria d\u2019Egitto. Il fenomeno<br>di massa dell\u2019emigrazione femminile dal Goriziano in Egitto inizia nella seconda<br>met\u00e0 del XIX secolo, poich\u00e9 durante la costruzione del Canale di Suez, e ancor pi\u00f9<br>dopo la sua apertura (1869) aumenta il numero di uomini d\u2019affari in Egitto, che si stabiliscono<br>principalmente ad Alessandria e al Cairo. Le ragazze e le donne, quasi tutte<br>d\u2019origine contadina, trovano lavoro presso ricche famiglie europee come cuoche, cameriere,<br>badanti dei bambini, balie, governanti, sarte, eccetera. Di fatto, le donne<br>nubili svolgevano questa professione a vita.<br>Mediamente tornano a casa solo per brevi<br>vacanze, nel paese nativo fanno ritorno definitivo<br>solo dopo il pensionamento. Il termine<br>specifico aleksandrinke, alessandrine,<br>diffusosi nel Goriziano, \u00e8 segno che si trattava<br>di quello che oggi viene definito fenomeno<br>di massa. Il guadagno inviato a casa<br>per posta o, a volte, tramite parenti e amici,<br>inizialmente serviva alla sopravvivenza<br>della famiglia e di seguito per l\u2019istruzione<br>dei bambini della famiglia e per la costruzione<br>o ricostruzione della casa e\/o della<br>stalla. Le ultime donne del Goriziano che<br>hanno lavorato in questa situazione in<br>Egitto sono della fine degli anni \u201860 e inizio<br>degli anni \u201870 del XX secolo, ma certamente<br>il fenomeno inizia a calare drasticamente<br>dopo la Seconda Guerra Mondiale. In Egitto<br>queste donne venivano chiamate \u201cles Goriciens,<br>les Slaves, les Slovenes\u201d. Che ci fossero<br>stretti rapporti non solo commerciali,<br>ma anche sociali tra la zona giuliana-goriziana<br>e l\u2019Egitto \u00e8 confermato, ad esempio,<br>dal fatto che presso gli uffici anagrafici del<br>Comune di Trieste, sotto l\u2019Impero Austro-<br>Ungarico, esisteva una sezione particolare<br>dedicata ai cittadini alessandrini che vivevano<br>a loro volta a Trieste, anche per brevi<br>periodi, ma continuativi, cos\u00ec da avere una<br>sorta di \u201cfacilitazione burocratica\u201d per documenti,<br>certificati, e cos\u00ec via. Questo inquadramento<br>storico, molto dettagliato e<br>fulcro della vicenda, non appesantisce il<br>racconto, anzi, gli dona una prospettiva autentica<br>molto interessante e stimolante,<br>oltre che anche istruttiva. Traspare da molte<br>pagine del romanzo la voglia di pace e serena<br>coabitazione dei popoli transfrontalieri<br>che hanno subito uno tra i confini pi\u00f9<br>assurdi e decisi \u201ca tavolino\u201d della storia<br>dello scorso secolo. La narrazione della De<br>Vecchi \u00e8 sovente ironica, talvolta elegantemente<br>dissacrante, e conferisce al libro una<br>facilit\u00e0 di lettura lodevole, ma, nel contempo,<br>induce ad acute riflessioni sulla<br>vita, sui rapporti interpersonali, sul conflitto<br>generazionale e sulla voglia che<br>ognuno ha, lecitamente, di conoscere il proprio<br>passato e le proprie origini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria Pia Monteduro da Vespertilla &#8211; Inserito nell\u2019interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale \u201ci lettori possono indagare aspetti sconosciuti di citt\u00e0 notissime o di intere regioni\u201d, il romanzo di Elena De Vecchi si svolge nella zona di confine Gorizia-Nova Gorica. L\u2019ambiente, come si evince chiaramente dalle coordinate della collana editoriale, \u00e8 importante, se non addirittura decisivo. 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