{"id":2940,"date":"2020-05-15T17:27:10","date_gmt":"2020-05-15T15:27:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2940"},"modified":"2020-05-15T17:27:11","modified_gmt":"2020-05-15T15:27:11","slug":"la-mafia-non-lascia-tempo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/la-mafia-non-lascia-tempo\/","title":{"rendered":"La mafia non lascia tempo"},"content":{"rendered":"\n<p>Uomo d\u2019onore, killer, pentito: l\u2019educazione criminale dei mafiosi raccontata dal pi\u00f9 importante collaboratore di giustizia dopo Buscetta. Sono nato a Palermo il 5 febbraio 1940, nel quartiere di Pallavicino, e sono cresciuto tra i vicoli di Mondello e Partanna. Sono un collaboratore di giustizia.<br><br>Sono stato un furfantello, un ruba-macchine, prima ancora un ragazzino svogliato. Ho imparato a rubare guardando le donne del mio quartiere. Non era proprio un rubare, ma un prendere reciproco, di nascosto. Tra le case c\u2019erano dei giardinetti con alberelli di limoni, di arance, con degli orti, se c\u2019era bisogno di qualcosa per cucinare, lo si prendeva: facevano tutte cos\u00ec. A volte scoppiavano liti per questo, roba di poco conto, urla tra donne, spesso comari, parenti, che non intaccavano i rapporti di forza tra i loro uomini. A scuola andavo poco, a nessuno interessava troppo quello che facevamo noi ragazzini.<br><br>Gli adulti si sfiancavano per portare qualche soldo in casa. Mio padre aveva un posto fisso, guidava l\u2019autobus, ma in famiglia eravamo in sei: oltre me, c\u2019erano tre sorelle e un fratello, Giovanni. Mia mamma, che in giovent\u00f9 era stata una sartina, si ammal\u00f2 che avevo circa dieci anni. Cominci\u00f2 ad avere disturbi mentali, a entrare e uscire dai manicomi, e condusse questa vita fino agli ultimi anni, quando trov\u00f2 pace andando a vivere un po\u2019 con me e un po\u2019 con una delle mie sorelle, Giacomina, fino alla sua morte nel 1981.<br><br>Poco prima che compissi i diciotto anni, mio padre si rifece una famiglia ed ebbe altri figli, due maschi e quattro femmine. Con loro avevo pochi rapporti, avevo ormai iniziato la mia vita.<br><br>Vivevo per strada, in una realt\u00e0 in cui i mafiosi erano gli unici che stavano bene. Anche le forze dell\u2019ordine \u2013 a loro modo \u2013 li rispettavano, non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi se per molte famiglie disagiate poter affidare l\u2019educazione del proprio figlio a Cosa Nostra fosse considerata una fortuna.<br><br>Per molti ragazzini, l\u2019alternativa era diventare un ladro, un contrabbandiere. I pi\u00f9 fortunati, invece, i cui parenti avevano conoscenze, finivano sotto l\u2019ala protettrice dei mafiosi di quartiere. Fu cos\u00ec anche per me.<br><br>Il fratello di mia madre era un soldato di Borgovecchio e faceva riferimento al capofamiglia Leopoldo Cancelliere, un esponente della vecchia mafia palermitana. Cos\u00ec, quando compii tredici anni, fecero un favore a mio padre.<br><br>Mi misero a lavorare presso l\u2019officina di un certo Salvatore Vetrano, della famiglia di Paolino Bontade. A scuola ci andavo sempre meno, finch\u00e9 la lasciai del tutto per trascorrere le mie giornate nell\u2019officina di via Montesanto, accanto alla Standa, tra via Divisi e via Roma. Diventai un meccanico. E un ladro.<br><br>I primi furti sono sempre i pi\u00f9 semplici. Smontavo i fanalini posteriori delle auto, oppure prendevo le ruote di scorta. Era la Palermo della met\u00e0 degli anni Cinquanta, citt\u00e0 povera, ci si accontentava. Portavo gi\u00e0 qualche soldo a casa.<br><br>Durante l\u2019adolescenza e fino ai vent\u2019anni, era l\u2019inizio degli anni Sessanta, vivevo in simbiosi, si pu\u00f2 dire, con un certo Giuseppe Panzica, figlio della sorella del padrone dell\u2019officina. Abitava a Pallavicino e lo conoscevo fin dai tempi della scuola.<br><br>Giuseppe fece una brutta fine. Rimase coinvolto nell\u2019omicidio di una prostituta, una certa Maddalena, uccisa a pugnalate. L\u2019avvocato che lo difendeva credeva nella sua innocenza: non era stato lui e tutti sapevano che il vero assassino era un magnaccia di Borgovecchio, un cocchiere che, con la scusa di girare per il suo lavoro, teneva tutto sott\u2019occhio.<br><br>Fra Giuseppe e Maddalena si era creato un rapporto e il cocchiere voleva mettere fine a questa frequentazione. I due ragazzi per\u00f2 non volevano saperne di separarsi, e allora il magnaccia ricorse alla violenza.<br><br>Ammazz\u00f2 Maddalena e in questo modo incastr\u00f2 Giuseppe.<br><br>Gli dettero l\u2019ergastolo che era ancora un ragazzetto. Mor\u00ec in carcere, molti anni dopo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uomo d\u2019onore, killer, pentito: l\u2019educazione criminale dei mafiosi raccontata dal pi\u00f9 importante collaboratore di giustizia dopo Buscetta. Sono nato a Palermo il 5 febbraio 1940, nel quartiere di Pallavicino, e sono cresciuto tra i vicoli di Mondello e Partanna. Sono un collaboratore di giustizia. Sono stato un furfantello, un ruba-macchine, prima ancora un ragazzino svogliato. Ho imparato a rubare guardando le donne del mio quartiere. Non era proprio un rubare, ma un prendere reciproco, di nascosto. 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