{"id":2932,"date":"2020-05-15T17:25:43","date_gmt":"2020-05-15T15:25:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2932"},"modified":"2020-05-15T17:25:45","modified_gmt":"2020-05-15T15:25:45","slug":"il-rumore-dei-morti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/il-rumore-dei-morti\/","title":{"rendered":"Il rumore dei morti"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abNel silenzio profondo, il rumore dei morti \u2013 a saperlo ascoltare \u2013 diventa musica. I morti hanno fretta pi\u00f9 dei vivi che giustizia sia fatta e di andare\u2026 dove devono andare\u00bb. La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo romanzo sui generis, esprime appieno le intenzioni degli autori: descrivere uno spaccato nascosto del crimine, in cui un tema della morte \u00e8 trattato con \u00abrispetto, delicatezza, attenzione, silenzio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia ruota intorno a tre fatti di cronaca nera realmente accaduti e rivisitati: la morte del piccolo Jerry, un indifeso bambino cingalese, della prostituta Alba, innamorata di un camorrista e, infine, di un uomo bonario che dovr\u00e0 fare i conti con la sua opaca vita parallela. Il patologo forense contribuir\u00e0 con le sue autopsie a capire le dinamiche che hanno causato tanta sofferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>_____________<\/p>\n\n\n\n<p>Giancarlo Umani Ronchi \u00e8 medico legale, professore emerito all\u2019Universit\u00e0 la Sapienza di Roma. Per decenni ha partecipato all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019obitorio comunale di Roma anche come responsabile. Occupandosi dei pi\u00f9 significativi fatti di cronaca nazionale e internazionale, ha pubblicato numerosi testi scientifici e, nel 2008, Non avere paura di uccidere per Edizioni Libreria Cortina. \u00c8 membro del Comitato Nazionale di Bioetica.<br><br>Anna Vinci, scrittrice e giornalista, ha lavorato come autrice, regista e conduttrice a Radio Due, RaiSatExtra e Rai Educational. Per Chiare Lettere ha pubblicato La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi e, tra i suoi romanzi, Marta dei vocabolari, per Voland.<\/p>\n\n\n\n<p>_____________<\/p>\n\n\n\n<p>Erano gi\u00e0 trascorse pi\u00f9 di due ore da quando si erano salutati e una certa apprensione era cresciuta. Federico restava convinto della sua scelta, tuttavia non poteva non considerare che, quando gli aveva affidato il caso, il dottorino, pur accettando con un moto di orgoglio e una certa baldanza, non era riuscito a controllare la propria agitazione. Con eccessiva disinvoltura gli aveva detto che prima di andare a casa sarebbe ripassato in obitorio e, nel caso il professore si fosse trovato ancora l\u00ec, gli avrebbe raccontato come si erano svolti i fatti. Gerace aveva convenuto che, se il lavoro l\u2019avesse trattenuto, sarebbe stato utile scambiare qualche informazione. Non voleva dargli l\u2019impressione che il suo interessamento era pi\u00f9 paterno che professionale.<br><br>Santi rientr\u00f2 che erano passate le nove. Gerace, appena lo vide, dopo che aveva bussato alla porta con tocchi ancora pi\u00f9 lievi del solito, si rese subito conto che era affranto e l\u2019impatto con la realt\u00e0 era stato peggiore di quanto avesse potuto immaginare.<br>\u00abCom\u2019\u00e8 andato l\u2019incontro?\u00bb.<br>\u00abLo vuole sapere?\u00bb.<br>\u00abPietro, certo ti ho\u2026 ti ho pensato. Ho pensato al caso\u00bb.<br>\u00abIl convivente \u00e8 rimasto tutto il tempo in silenzio\u00bb.<br>\u00abDovrebbe parlare italiano\u00bb.<br>\u00abInfatti, ma sembrava che fosse capitato per caso in quella storia. La madre, lei, continuava a discolparsi, dicendo che amava il figlio tanto da riportarlo in Italia, che lavorava per i figli. Davanti alla richiesta di una spiegazione delle lesioni riscontrare sul corpo di Jerry, ha avuto un sussulto. Ho sperato che mostrasse dolore, disperazione, invece lo sguardo era\u2026 era cupo e con voce stridula ha solo ripetuto: \u201cChe altro potevo fare? Che altro?\u201d. Piangeva tanto. Piangeva sempre. Il sostituto procuratore ha insistito, le ha detto che il bastone da passeggio trovato accanto al materasso \u2013 neanche si era presa cura di nasconderlo \u2013 era quello che presumibilmente aveva lasciato i segni sul corpo del figlio, poi ha proseguito acquisendo il fatto come certo e le ha chiesto perch\u00e9 lo avesse colpito, se l\u2019avesse colpito solo lei. E quella, niente, lo guardava come fosse cieca, annuendo leggermente\u00bb.<br>\u00abTacendo, ha ammesso le botte. Ci\u00f2 facilita il compito dell\u2019accusa. Le cicatrici lineari allungate che abbiamo riscontrato sul corpo rispondono alla dinamica dei fatti. Siete riusciti a sapere se fosse solo lei a infierire sul figlio?\u00bb.<br>\u00abHo quasi paura di pensare che addirittura picchiasse il figlio per far stare in pace il suo uomo, o forse temeva, essendo lui spesso ubriaco, che succedesse qualcosa di peggiore: peggio della morte del ragazzino, forse era per lei la perdita dell\u2019uomo. In ogni modo non si rendeva conto della gravit\u00e0 del fatto. Da non credere. Di fronte poi alle insistenze del sostituto procuratore per capire quanto \u00e8 andato avanti quel massacro, lo ha guardato a lungo. Giuro, professore, sembrava cieca. Infine ha esclamato esasperata: \u201cEro stanca e lui non smetteva, non smetteva\u201d\u00bb.<br>\u00abSiete riusciti a capire esattamente perch\u00e9 lei non l\u2019ha curato, il perch\u00e9 delle sole pomate? I dolori e il pianto del bambino avrebbero potuto essere evitati con la giusta cura\u00bb.<br>\u00abSul discorso cura non rispondeva, sembrava ipnotizzata, insisteva su questa idea del pianto; ma perch\u00e9 avrebbe dovuto smettere, quel povero bambino? Perch\u00e9, perch\u00e9?\u00bb.<br>E Santi sembrava rivolgere la domanda a qualche divinit\u00e0 che per\u00f2 era rimasta lontana, anche dai Dogon dell\u2019Africa e dai loro canti compassionevoli.<br><br><br><br><br>La borsa-valigia della giornalista aveva riportato il professore indietro negli anni. Era impreparato a quel fuori programma, cos\u00ec come lo era ai ricordi che spingevano per venire in superficie; lui li portava in s\u00e9, confusi nel fluire della vita. Anche dopo la morte della moglie, il suo atteggiamento non era mutato. Quando venivano a galla, involontariamente o affettuosamente stimolati dagli amici, gli comunicavano un senso di impotenza: erano l\u00ec presenti, ma sempre in loro mancava qualcosa che non si riusciva a ricostruire e poi potevano essere talmente fallaci. Quanto spesso aveva visto crollare rovinosamente i ricordi ai quali si aggrappavano i parenti delle vittime.<br>Soltanto del primo morto da lui sezionato, quando era ancora specializzando, Federico avrebbe ricordato tutto senza omissioni e lo avrebbe custodito dentro di s\u00e9 chiaro e vivo, insieme all\u2019attraversamento del corridoio che l\u2019aveva condotto alla sala incisoria.<br><br>Stava percorrendo il corridoio grigio, un cunicolo stretto tra pareti stinte. Procedeva spedito, gettando un rapido sguardo alle barelle poste ai lati. Ma l\u2019ultima barella, prima della seconda sala incisoria, cattur\u00f2 la sua attenzione: un foglietto con poche righe usciva dalla giacca di una salma. Federico avrebbe voluto avvicinarsi e leggere il messaggio. Ma gli sembr\u00f2 di invadere un territorio privato: privato? C\u2019era di che sorridere: presto quel corpo, come tutti quelli che giungevano all\u2019obitorio, sarebbe stato adagiato nudo, supino e senza difese sull\u2019acciaio del tavolo anatomico.<br>Entr\u00f2 infine e fu accolto da un brusio sordo: \u00abQuanto \u00e8 bella, \u00e8 bella\u2026\u00bb, si ferm\u00f2, si volt\u00f2 indietro e ascolt\u00f2 meglio. Ebbe l\u2019impressione, per un attimo che gli parve lunghissimo, che anche dal corridoio provenissero le voci. Si avvicin\u00f2 al tavolo, dove giaceva una ragazza bellissima, nonostante il corpo fosse sporco di sangue e imbrattasse vistosamente gli abiti lacerati da numerosi squarci e la morte gli apparve irreale. Bisognava tagliare gli abiti, pulire il corpo della giovane, descrivere le lesioni da punta e taglio che interessavano il torace e l\u2019addome, fotografarle, analizzare, invadere, tagliare ancora e ancora tagliare.<br>Si ritrov\u00f2 a immaginare il viaggio della salma su una barella senza copertura, stretta tra altre barelle nel furgone della polizia giudiziaria mentre attraversava la citt\u00e0, nel traffico; il via vai frettoloso dei passanti, lo strombazzare dei clacson, la vita della donna ridotta a poche note sulla modalit\u00e0 del ritrovamento del corpo. Il resto era niente: una tedesca ventenne, ammazzata sul pianerottolo della casa dove abitava una sua amica. Uccisa in piena notte mentre chi sa quanti pensieri aveva, quante attese, chi sa perch\u00e9 si stava dirigendo a casa dell\u2019amica. Forse per confidare un segreto? Forse spaventata, inseguita da chi le avrebbe inferto i colpi mortali? Domande senza risposte.<br>L\u2019amica, durante l\u2019interrogatorio, disse che non aveva sentito nulla, che Erika \u2013 cos\u00ec si chiamava la vittima \u2013 non aveva nemici, era piena di vita, sembrava non avere problemi. Era proprio quando le vittime avevano apparentemente una vita lineare che era pi\u00f9 difficile trovare l\u2019assassino. Cos\u00ec come \u2013 vera beffa del destino \u2013 era raro che un innocente accusato poi fosse scagionato. Gli assassini che hanno premeditato il fatto sono, il pi\u00f9 delle volte, forniti di alibi \u2013 anche se destinati a crollare \u2013 e attenti a liberarsi di tracce e indizi, mentre gli innocenti si ritrovano in un vortice di sospetti dai quali faticano a liberarsi. Federico preferiva non pensare al numero di crimini rimasti impuniti, le cui cifre erano sempre un attentato alla fiducia nella giustizia che, per il suo mestiere, doveva continuare ad avere.<br>Anche nel caso di Erika, la fede di Federico fu messa a dura prova. Solo a distanza di anni identificarono l\u2019uomo distinto, il misterioso \u00absignore in blu\u00bb, incrociato da alcuni inquilini mentre scendeva le scale dal pianerottolo dove era stato commesso il delitto: era diventato un accattone. Non serv\u00ec, ai fini della condanna, il ritrovamento nel vagone ferroviario (che era la sua \u00ababitazione\u00bb) del diario dalle pagine ingiallite che descriveva un delitto dagli straordinari punti di coincidenza con la dinamica dell\u2019uccisione della ragazza. Fu arrestato e processato pi\u00f9 volte fino alla cassazione, ma nei vari gradi di giudizio la sentenza fu sempre la stessa: prosciolto per incapacit\u00e0 di intendere e di volere. La giustizia era arrivata troppo tardi. Gerace, misurandosi nel corso degli anni con i crimini rimasti impuniti, avrebbe sempre ricordato la frase del procuratore generale che si era occupato dell\u2019omicidio di Erika, riferendosi all\u2019imputato: \u00ab\u00c8 stato molto sfortunato, andando incontro a una serie di elementi che lo inchiodano, oppure \u00e8 stato lui l\u2019autore dell\u2019omicidio\u00bb.<br><br>Federico Gerace avrebbe bevuto un\u2019altra tazzina di caff\u00e8, per una volta sarebbe arrivato in ritardo a un appuntamento: che il dottor Manfredo aspettasse.<br>Mentre preparava la macchinetta, ripens\u00f2 alla giovane giornalista: doveva sicuramente avere paura dei morti, anche se non l\u2019ammetteva. Era qualcosa che Federico non aveva mai provato. Quando entrava in sala incisoria, gli bastavano pochi secondi per approdare in un\u2019altra dimensione. L\u2019immobilit\u00e0 dei corpi indifesi, le luci forti, il silenzio dell\u2019inizio del lavoro erano un anestetico alle emozioni.<br>Tuttavia, davanti a certe donne che conservavano intatta la loro bellezza e la loro seduzione femminile, provava ritegno e imbarazzo. Quando gli occhi erano chiusi, si poteva avere l\u2019impressione che esse dormissero e aspettassero una carezza per risvegliarsi. La cosa pi\u00f9 difficile in quei casi era tagliare gli abiti, toccarli, stringerli tra le mani, misurarne la consistenza; le stoffe, le forme delle vesti anche imbrattate di sangue racchiudevano il senso prepotente della vita e dell\u2019eros. In quei casi non sopportava barzellette, commenti scurrili ai quali si lasciavano andare tecnici e medici, bench\u00e9 sapesse quanto le parole lontane da ogni piet\u00e0 fossero il modo per prendere una distanza cautelare dall\u2019emotivit\u00e0, la peggiore delle consigliere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNel silenzio profondo, il rumore dei morti \u2013 a saperlo ascoltare \u2013 diventa musica. I morti hanno fretta pi\u00f9 dei vivi che giustizia sia fatta e di andare\u2026 dove devono andare\u00bb. La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo romanzo sui generis, esprime appieno le intenzioni degli autori: descrivere uno spaccato nascosto del crimine, in cui un tema della morte \u00e8 trattato con \u00abrispetto, delicatezza, attenzione, silenzio\u00bb. 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