{"id":2930,"date":"2020-05-15T17:25:15","date_gmt":"2020-05-15T15:25:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2930"},"modified":"2020-05-15T17:25:16","modified_gmt":"2020-05-15T15:25:16","slug":"lorient-express-di-dos-passos","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/lorient-express-di-dos-passos\/","title":{"rendered":"L&#8217;Orient Express di Dos Passos"},"content":{"rendered":"\n<p>Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli \u00e8 estranea una visione \u201corientalista\u201d. Tuttavia il libro &#8220;Orient Express&#8221; offre un ritratto prezioso sia degli osservati che dell\u2019osservatore attraverso l\u2019abile penna di uno dei padri della narrativa statunitense.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il 1921, quando John Dos Passos, scrittore e giornalista americano, viaggiatore nel vero senso della parola, attraversa i territori dell&#8217;Europa orientale, del Caucaso e del Medio Oriente, appena sconvolti dai rovesciamenti della storia. Ne nasce il diario di viaggio pubblicato nel 1927 sotto il titolo di Orient Express, la cui edizione italiana \u00e8 uscita quest&#8217;anno presso la casa editrice Donzelli.<br>JohnDosPassos<br><br>Sebbene Dos Passos arrivi in nave dagli Stati Uniti, il suo viaggio verso Oriente prende simbolicamente il via da Venezia. La citt\u00e0 si offre agli occhi dello scrittore americano in entrambi i suoi volti: quello di cartolina sfavillante, luna park \u2013 &#8220;la Coney Island delle Coney Island&#8221; \u2013 ma anche quello oscuro, dall&#8217;odore pesante di palude, nelle osterie dei vicoli, popolate da signorine dai capelli rossi e da marinai ubriachi.<br><br>Senza dare un giudizio in merito (sebbene abbia una sua ben determinata coscienza politica), Dos Passos lungo tutto il viaggio registrer\u00e0 i segni esteriori dei rivolgimenti dell&#8217;epoca. A Venezia &#8220;giovani spavaldi a gruppi di quattro o cinque attraversano la folla cantando Giovinezza&#8221;, &#8220;tutti i muri sono coperti dalle scritte w lenin e \u028d lenin&#8221;.<br><br>Attraversando il Regno dei serbi, croati e sloveni, la Bulgaria e la Grecia, con il mitico treno &#8220;Express&#8221; Dos Passos approda a Istanbul (ancora da lui chiamata Costantinopoli), presentata come citt\u00e0 degli intrighi, dietro ai quali si nascondono spesso brandelli di conflitti pi\u00f9 ampi.<br><br>All&#8217;interno di un bar caratterizzato dal lusso dei tempi che furono giace un uomo con la testa rotta. \u00c8 un diplomatico dell&#8217;Azerbaijan, ucciso forse da un armeno, forse da un bolscevico, forse da un assassino che avesse entrambe le caratteristiche. Sullo sfondo, la guerra tra Armenia e Azerbaijan, che infiamma la periferia del nascente impero bolscevico.<br><br>Ad assistere alla scena troviamo \u201cgendarmi francesi, greci e italiani [che] si pavoneggiano e parlano tutti insieme ognuno nella sua lingua\u201d \u2013 la Turchia, che finisce la prima guerra mondiale dalla parte sbagliata, si trova a subire nei primi anni il controllo straniero delle sue coste. L\u2019unico ad essere disperato sembra essere il cameriere perch\u00e9, approfittando del trambusto, i clienti se ne sono andati tutti senza pagare.<br><br>Giovani kemalisti, pope ortodossi, mercanti armeni, profughi russi piangono i propri morti (deceduti nella guerra civile russa o nella guerra greco-turca) e raccontano le proprie, inequivocabili ragioni. Come racconta all\u2019autore un suo sostenitore, le forze fresche starebbero ad Ankara con Kemal, mentre nella vecchia capitale sarebbero rimaste solo rovine e vecchi mendicanti, vestigia dell\u2019Impero scomparso.<br><br>Da Costantinopoli Dos Passos attraversa il Caucaso su treni sferraglianti. La guerra civile e la rivoluzione hanno portato un nuovo sistema ricco di contraddizioni, tra entusiasmi bolscevichi e terrore, un numero enorme di profughi e una miseria infinita.<br><br>L\u2019autore fa parlare i suoi interlocutori, tra fedelt\u00e0 al nuovo regime, tentazioni grandi-russe e passioni pan-islamiste. A Erevan la miseria si fa schiacciante e Dos Passos ci restituisce immagini agghiaccianti di donne, uomini e bambini che si accasciano per strada, vinti dalla fame e dalla malaria.<br><br>Rispetto alla drammaticit\u00e0 di quello che incontra in Caucaso, la Persia gli appare come \u201cun balsamo lenitivo\u201d, un mondo secolare che egli attraversa in compagnia di un iraniano ispirato della modernizzazione. Di caravanserraglio in caravanserraglio il viaggio prosegue verso Baghdad, dove Dos Passos sorseggia bevande ghiacciate insieme ad altri stranieri sulle rive del Tigri, gira per le strade polverose della citt\u00e0 e per la ferrovia (nata a controllo tedesco, chiamata Bahn) incontra uno dei capi della resistenza anti-inglese. Il libro si conclude con il racconto, giorno per giorno, del lungo viaggio intrapreso dall\u2019autore in carovana fino a Damasco.<br><br>Orient Express offre un affresco dei mondi che si aprono al di l\u00e0 dell\u2019Adriatico nel 1921, un periodo di rottura in cui imperi e sistemazioni territoriali secolari sono crollati e i nuovi stati faticano ad affermarsi. In una dimensione pre-industriale rimasta sempre immobile si introducono lentamente \u2013 ma a volte con violenza \u2013 i simboli della modernit\u00e0 e le nuove idee.<br><br>Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non \u00e8 estranea a lui una visione \u201corientalista\u201d che ritrova nella realt\u00e0 circostante un Oriente molle, immobile, decadente, languido e incapace di tenere il passo con la modernit\u00e0 europea \u2013 caratteristiche delle quali sarebbe responsabile l\u2019Islam, che secondo l\u2019autore rappresenterebbe sottomissione e abnegazione. Tuttavia, una volta contestualizzato, il volume in questione ci offre un ritratto prezioso sia degli osservati che dell\u2019osservatore attraverso l\u2019abile penna di uno dei padri della narrativa statunitense.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli \u00e8 estranea una visione \u201corientalista\u201d. 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