{"id":2928,"date":"2020-05-15T17:24:52","date_gmt":"2020-05-15T15:24:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2928"},"modified":"2020-05-15T17:24:53","modified_gmt":"2020-05-15T15:24:53","slug":"la-via-dei-conventi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/la-via-dei-conventi\/","title":{"rendered":"La via dei conventi"},"content":{"rendered":"\n<p>Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici e d&#8217;archivio di numerosi Paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ustascismo, nelle intenzioni di Paveli e dei suoi, avrebbe dovuto restituire alla Croazia quell&#8217;antica grandezza che avrebbe avuto &#8211; a suo avviso &#8211; nel leggendario regno fondato nel decimo secolo sul lato occidentale dei Balcani. Curiosamente la stessa Croazia produsse, nell\u00e2\u20ac\u2122Ottocento, due ideologie completamente diverse. La prima, quella illirista, tendeva allo jugoslavismo (ne era leader il vescovo zagabrese Josip Strossmayer), ci\u00f2 all\u00e2\u20ac\u2122unione \u00e2\u20ac\u201c in chiave antiasburgica ed antiottomana &#8211; degli Slavi meridionali, cattolici ed ortodossi che fossero. L\u00e2\u20ac\u2122altra invece, mescolando nazionalismo, clericalismo e razzismo, puntava non solo ad una grande Croazia statualmente autonoma (e quindi di fatto irriducibilmente antiserba) ma anche etnicamente pura.<br>Protezione italiana<br>Paveli\u00c4\u2021 parte ovviamente da quest\u00e2\u20ac\u2122ultimo pensiero e lo organizza con il terrorismo negli anni Trenta con l\u00e2\u20ac\u2122obiettivo di smantellare la prima Jugoslavia, cio\u00c3\u00a8 il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (SHS) in cui la Croazia era \u00e2\u20ac\u0153prigioniera\u00e2\u20ac\u009d. Non solo il re Alessandro venne ucciso a Marsiglia nel 1934 da mano ustascia, ma per tutti gli anni seguenti prosegu\u00c3\u00ac l\u00e2\u20ac\u2122opera di destabilizzazione del Regno jugoslavo. Opera francamente facilitata da un lato dall\u00e2\u20ac\u2122oggettiva fragilit\u00c3&nbsp; e rissosit\u00c3&nbsp; del giovane Stato, dall\u00e2\u20ac\u2122altro da chi, come l\u00e2\u20ac\u2122Italia fascista, aveva mire egemoniche sul vicino Regno.<br>Non meraviglia dunque che Paveli\u00c4\u2021 ed i suoi ustascia vengano generosamente accolti e protetti in Italia in attesa del momento propizio. Momento che arriver\u00c3&nbsp; presto con l\u00e2\u20ac\u2122invasione italotedesca della Jugoslavia, la sua frantumazione e la nascita, nell\u00e2\u20ac\u2122aprile 1941, dello Stato indipendente croato (NDH) guidato dal poglavnik (duce, capo) Paveli\u00c4\u2021.<br>Uno Stato che si presentava non solo filofascista ed ultracattolico, ma anche violentemente razzista. Obiettivo: spazzar via i serbi, gli ebrei ed i rom; i massacri e la pulizia etnica ebbero la scientificit\u00c3&nbsp; massima nel famigerato campo di Jasenovac, un vero e proprio lager (con tanto di forno crematorio) guidato anche da un frate, detto efficacemente fr\u00c3&nbsp; Satana.<br>Dopoguerra<br>Con la sconfitta tedesca e la vittoria partigiana, gli ustascia in fuga dimostrarono una grande abilit\u00c3&nbsp; nel nascondersi approfittando di una rete vasta di appoggi e di coperture fornite soprattutto da influenti sacerdoti e frati croati nonch\u00c3\u00a9 da chi vedeva negli ustascia una forza anticomunista comunque utile nel momento in cui il mondo si spaccava nella guerra fredda. Dopo l\u00e2\u20ac\u2122Austria e l\u00e2\u20ac\u2122Italia fu l\u00e2\u20ac\u2122Argentina peronista la meta \u00e2\u20ac\u0153naturale\u00e2\u20ac\u009d di tanti dignitari ustascia, Paveli\u00c4\u2021 compreso.<br>Il poglavnik mor\u00c3\u00ac nel 1959, quando ormai la Jugoslavia, avendo rotto con l\u00e2\u20ac\u2122URSS, era ritenuta geostrategicamente \u00e2\u20ac\u0153utile\u00e2\u20ac\u009d all\u00e2\u20ac\u2122Occidente. L\u00e2\u20ac\u2122ustascismo si era ormai ridotto alle azioni terroristiche, che ebbero il picco in quella \u00e2\u20ac\u0153Primavera croata\u00e2\u20ac\u009d del 1970-71 che fece esplodere ampie rivendicazioni nazionalistiche poi represse dallo stesso Tito.<br>Il libro finisce qui. Ma sappiamo che, come vampiri, gli ustascia (insieme con i cetnici serbi) riapparvero lugubremente negli anni delle violente convulsioni che smembrarono la Jugoslavia federale. Lo stesso presidente Franjo Tu\u00c4\u2018man ed il suo partito HDZ ebbero il sostegno di una robusta diaspora anticomunista dalla tinta decisamente filoustascia. E bisogner\u00c3&nbsp; aspettare nel 2002 il centrosinistra di Ivica Ra\u00c4\u008dan (ex Lega dei comunisti) perch\u00c3\u00a9 si cominci a pensare di vietare in Croazia il proliferare della simbologia ustascia, cui si erano aggiunte le foto di Ante Gotovina. Ma, come un fiume carsico, non \u00c3\u00a8 detto che l\u00e2\u20ac\u2122ustascismo non possa trovare nuovo consensi dalla destra radical-populista, magari rifiutando quell\u00e2\u20ac\u2122Europa che tra due anni dovrebbe accogliere la Croazia.<br>Perch\u00c3\u00a9 quel che \u00c3\u00a8 certo \u00e2\u20ac\u201c ed il lavoro di Adriano e Cingolani ben lo dimostra \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 che l\u00e2\u20ac\u2122ustascismo si innerva incontestabilmente sulla storia croata, o perlomeno di una certa Croazia, e quindi anche sulle dinamiche sempre piuttosto aggrovigliate dei Balcani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici e d&#8217;archivio di numerosi Paesi. 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