{"id":2407,"date":"2020-05-15T14:15:55","date_gmt":"2020-05-15T12:15:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2407"},"modified":"2020-05-15T14:15:56","modified_gmt":"2020-05-15T12:15:56","slug":"le-due-gorizia-e-le-nuove-barriere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/le-due-gorizia-e-le-nuove-barriere\/","title":{"rendered":"Le due Gorizia e le nuove barriere"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 1\/5\/2020 &#8211; Le due Gorizia, in ipostatica unione tra nuovo e vecchio mondo, rappresentano in un relativamente angusto territorio, le questioni fondamentali che in questo particolare momento, sembrano essere sul punto di sconquassare l\u2019assetto ordinario dell\u2019Europa e del Mondo. Come le confluenze dei fiumi congiungono le acque fondendole in un lento abbraccio, cos\u00ec le zone di confine sono speciali in quanto, fondendo senza confondere gli elementi distinti di differenti culture, sperimentano una permanente e mai del tutto realizzata tensione all\u2019obiettivo dell\u2019unione nella valorizzazione della ricchezza delle diversit\u00e0. Non soltanto il confine tra Slovenija e Italia \u00e8 stato chiuso, ma la divisione tra le persone che vivono da una parte e dall\u2019altra non \u00e8 mai stata cos\u00ec evidente da 70 anni, dai tempi cio\u00e8 della Domenica delle Scope, il 13 agosto 1950, data simbolica che aveva segnato l\u2019inizio del riavvicinamento con l\u2019allora Jugoslavija. Sono stati chiusi quasi tutti i valichi, \u00e8 stata realizzata in brevissimo tempo una rete per impedire il passaggio a chiunque, le norme dei due Stati hanno reso molto complesso il transito, compreso quello ciclo pedonale.<br>Il motivo di tutto ci\u00f2 \u00e8 molto chiaro, si tratta del contenimento del contagio del coronavirus. Meno chiara \u00e8 la misura del tempo in cui sar\u00e0 necessario continuare a vivere sullo stesso territorio con in mezzo un\u2019invalicabile barriera, ci\u00f2 vale in particolare per tutti Comuni del Carso, delle Prealpi e Alpi Giulie, delle valli dell\u2019Isonzo e del Vipacco. Per centinaia di persone che hanno contratti di lavoro transfrontalieri \u00e8 scattata l\u2019ora del blocco totale, i legami affettivi sono ridotti alle possibilit\u00e0 offerte soltanto dagli spazi virtuali, interi settori produttivi sono in ginocchio. Certo, \u00e8 solo un aspetto di una crisi molto pi\u00f9 vasta che investe l\u2019Europa e il mondo intero. Tuttavia ci\u00f2 che sta accadendo a Gorizia e Nova Gorica porta con se un valore simbolico di non poco conto.<br>La Piazza della Transalpina\/Trg Evrope \u00e8 stata, nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio del 2004 il teatro di un Avvenimento di enorme rilevanza: con l\u2019ingresso della Slovenija nell\u2019Unione Europea, celebrato dalle massime autorit\u00e0 e nobilitato da uno straordinario concerto di Goran Bregovi\u010d la grande Storia che tanto sangue aveva visto versare in queste terre, tornava finalmente protagonista con un meraviglioso evento di pace. Il 21 dicembre 2007 tutti i goriziani, della \u201cNova\u201d e della \u201cStara\u201d Gorizia, correvano felici facendo una specie di slalom tra i valichi ormai privi di sbarre, subito dopo l\u2019ingresso della stessa Slovenija tra i Paesi del Trattato di Schengen.&nbsp; Era un sogno finalmente realizzato, dopo decenni di attese e speranze, rese sempre pi\u00f9 concrete non soltanto ma anche dall\u2019intenso lavoro di tante persone, soprattutto appartenenti ai mondi goriziani del cattolicesimo sociale e della sinistra culturale.<br>Insieme alla delusione derivata dal vedere nuovamente innalzate frontiere che si ritenevano per sempre abbattute, sorgono molti interrogativi: il coronavirus giustifica il ripristino delle barriere? Se s\u00ec, quanto tempo durer\u00e0 questa situazione? E\u2019 giusto che realt\u00e0 come la Primorska slovena e il Friuli-Venezia Giulia siano cos\u00ec fortemente penalizzate, tenendo conto del relativamente contenuto numero di contagi da Covid-19 che hanno caratterizzato questo territorio?<br>Alla prima domanda, da un punto di vista politico, si pu\u00f2 rispondere senza dubbio di no. No, perch\u00e9 la logica dell\u2019Unione Europea avrebbe dovuto trovare piena manifestazione proprio in questo difficile e delicato periodo. Quella contro il virus non \u00e8 una guerra, non ci sono eserciti che si fronteggiano, ma un\u2019intera umanit\u00e0 che dovrebbe affrontare insieme un nanomicroscopico \u201cnemico\u201d che si stenta perfino ad annoverare tra gli esseri \u201cviventi\u201d. Chi lo combatte in prima linea rischia la vita non per uccidere, ma per salvare e le armi utilizzate dovrebbero essere il frutto della convergenza delle pi\u00f9 illuminate intelligenze e volont\u00e0. Per questo la \u201cnazionalizzazione\u201d del problema, con un\u2019anacronistica retorica patriottica che ha portato ogni Paese, soprattutto l\u2019Italia, a sentire gli \u201caltri\u201d come antagonisti, non \u00e8 stata e non \u00e8 soltanto grottesca, ma anche dannosa. Non si combatte un virus rinchiudendosi nei recinti dei propri Stati, ma costituendo \u2013 con gli strumenti a disposizione &#8211; comunit\u00e0 planetarie di scienziati, creando continui legami politici, economici, sociali tra le Nazioni, favorendo la conoscenza reciproca di lingue e culture. L\u2019istituzione delle barriere e dei controlli sul confine sottolinea impietosamente il fallimento della collaborazione tra due Stati appartenenti alla medesima Unione, incapaci di condividere protocolli di controllo, di contenimento e di cura della malattia.<br>La seconda questione \u00e8 quanto tempo durer\u00e0 questa situazione. Purtroppo non \u00e8 lecito farsi troppe illusioni, il confine ripristinato non sar\u00e0 smantellato in breve tempo e il passaggio da una parte all\u2019altra implicher\u00e0 controlli di ogni tipo e soprattutto l\u2019obbligo della quarantena per tutti, eccetto per chi \u00e8 soltanto in transito o per chi passa il confine per motivi di lavoro transfrontaliero. Mentre occorre insistere perch\u00e9 si creino quanto prima le condizioni non per \u201ctornare alla normalit\u00e0\u201d, ma per portare molto pi\u00f9 avanti un cammino gi\u00e0 da tempo avviato, \u00e8 lecito chiedere un trattamento speciale per un territorio che in tutto il corso dell\u2019ultimo millennio \u2013 con drammatici momenti di verifica &#8211; si \u00e8 pensato unito nelle sue diversit\u00e0? La proposta che qualcuno ha abbozzato di ripristinare la mitica \u201cpropustnica\u201d ha ovviamente un valore del tutto emblematico. In tempi di contrasto politico ben pi\u00f9 accesi di quello attuale, il \u201clasciapassare\u201d fu una risposta intelligente ed efficace alle esigenze di incontro e relazione reciproca tra le genti che vivevano a ridosso del confine italo-jugoslavo. E\u2019 chiaro che non si propone di riesumare un documento che fa parte dell\u2019archeologia sociale, ma solo evocarlo significa invitare a una riflessione costruttiva i responsabili di tutti i settori della vita sociale dei Comuni prossimi al confine.&nbsp;<br>Due sono allora le proposte da portare avanti con decisione, in una terra relativamente risparmiata dalla forza del coronavirus. La prima \u00e8 che tra i Comuni appartenenti al GECT\/EZTS (Gruppo Europeo di Collaborazione Transfrontaliera), Gorizia, Nova Gorica e \u0160empeter\/Vrtojba siano immediatamenti aperti almeno i varchi ciclo pedonali per ripristinare da subito quei continui legami umani, sociali e culturali la cui intensificazione potrebbe e dovrebbe sostenere la candidatura di Nova Gorica e zona limitrofa a \u201cCapitale Europea della Cultura 2025\u201d). La seconda \u00e8 che sia consentita da subito la \u201cripartenza\u201d dell\u2019intera area di confine, creando un \u201cpunto franco internazionale\u201d in grado di favorire l\u2019integrazione politica, economica e socio-culturale tra il Friuli-Venezia Giulia e la Primorska (Litorale sloveno, da Bovec a Koper e da Nova Gorica a Postojna), senza dimenticare l\u2019Istria croata e la Carinzia austriaca. In tutta questa zona gli abitanti dovrebbero circolare liberamente, grazie appunto a un permesso speciale al quale si potr\u00e0 dare qualsiasi nome, in attesa che l\u2019incubo del coronavirus svanisca dal cuore e dalla mente dei popoli di tutto il mondo. Un Pianeta che sarebbe bello vedere del tutto \u201cnuovo\u201d, non pi\u00f9 diviso tra pochi straricchi e moltitudini di strapoveri, non pi\u00f9 preoccupato di salvaguardare gli interessi del capitale gettando letteralmente a mare o rinchiudendo nei campi di concentramento coloro che cercano di fuggire da fame e miseria, ma divenuto ci\u00f2 che avrebbe sempre dovuto essere, la \u201ccasa comune\u201d di tutti gli umani, rispettosi di tutti gli esseri viventi e preoccupati di amare e onorare la terra madre di tutti noi.<br>Andrea Bellavite, sindaco di Aiello del Friuli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 1\/5\/2020 &#8211; Le due Gorizia, in ipostatica unione tra nuovo e vecchio mondo, rappresentano in un relativamente angusto territorio, le questioni fondamentali che in questo particolare momento, sembrano essere sul punto di sconquassare l\u2019assetto ordinario dell\u2019Europa e del Mondo. 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