{"id":2405,"date":"2020-05-15T14:15:30","date_gmt":"2020-05-15T12:15:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2405"},"modified":"2020-05-15T14:15:31","modified_gmt":"2020-05-15T12:15:31","slug":"dal-fallimento-di-una-riforma-ad-una-provincia-alla-deriva","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/dal-fallimento-di-una-riforma-ad-una-provincia-alla-deriva\/","title":{"rendered":"Dal fallimento di una riforma ad una provincia alla deriva"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Furlan del 1\/5\/2020 &#8211; Da anni ormai in Italia il tema della riforma del sistema delle autonomie locali \u00e8 al centro del dibattito politico e va a braccetto con la necessit\u00e0 di riforma costituzionale insistentemente sbandierata, ma che alla prova dei fatti non si \u00e8 mai riusciti a portare a compimento. L\u2019ultima riforma del titolo V risale al 2001 (governo D\u2019Alema) e in quell\u2019occasione venne affrontato puntualmente il tema della competenza legislativa, producendo di fatto un aumento del contenzioso tra Stato e Regioni sull\u2019interpretazione dell\u2019art. 117, commi 2 e 3 (legislazione concorrente) della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La necessit\u00e0 di fornire un assetto istituzionale moderno ed efficiente al nostro Paese, con regioni che si occupino di alta programmazione e di legislazione e non dei contributi alle bocciofile (con tutto il rispetto per i sodalizi sportivi che portano avanti la loro attivit\u00e0 con il volontariato) ed enti locali all\u2019altezza del compito al quale sono chiamati a rispondere, cio\u00e8 fornire servizi ai cittadini, \u00e8 tema rimasto ad oggi irrisolto.<br>Nello scorso mandato la giunta Serracchiani prov\u00f2 ad affrontare nella nostra regione, con molto coraggio, ma esiti altrettanto infausti, una radicale riforma degli enti locali. Riforma che, negli intenti (leggasi le linee guida licenziate dalla giunta nell\u2019ottobre 2013), avrebbe dovuto restituirci un sistema delle autonomie che poggiava su due soli pilastri: una Regione pi\u00f9 \u201cleggera\u201d, con funzioni legislative e di alta programmazione; Comuni che, attraverso le Unioni Territoriali, avrebbero dovuto fare programmazione di area vasta (attraverso i piani strategici e le \u201cintese per lo sviluppo\u201d, oggetto di trattativa con la Regione) e fornire servizi all\u2019altezza ai cittadini. Tra gli obiettivi dichiarati, perseguire la sburocratizzazione del sistema pubblico, nonch\u00e9 affrontare in modo decisivo l\u2019eccessiva frammentazione dei nostri comuni, dimensionalmente non attrezzati per offrire servizi adeguati ai cittadini. La L.R. 26\/2016 venne partorita dopo un lungo percorso di confronto con i territori, con estenuanti e non sempre proficue mediazioni, e condusse all\u2019abolizione delle province (a onor del vero al tempo gi\u00e0 bersaglio della riforma Delrio anche a livello nazionale), fatto che diventer\u00e0 un unicum in Italia, e all\u2019istituzione di diciassette Unioni Territoriali Intercomunali. Qui avrebbero dovuto confluire funzioni e risorse umane dai comuni e dalla Regione per avvicinare il pi\u00f9 vicino possibile ai cittadini il punto di erogazione dei servizi.<br>Fin qui gli intenti, lodevoli. L\u2019applicazione pratica, per\u00f2, \u00e8 stata ben lontana dagli auspici iniziali ed ha portato nei fatti ad una lievitazione del personale in forza alla Regione, che ha accentrato su di s\u00e9 ancor pi\u00f9 funzioni \u201coperative\u201d, e ad un impoverimento dei comuni. Ora, dopo l\u2019intervento della giunta Fedriga che ha smantellato la L.R. 26\/2016 senza proporre alcuna progettualit\u00e0 alternativa, ci troviamo a met\u00e0 del guado, con l\u2019acqua anche piuttosto alta, e senza alcuna prospettiva per gli enti locali di questa regione.<br>I motivi di questo fallimento sono molteplici e non tutti necessariamente ascrivibili all\u2019ansia riformatrice della Serracchiani, piuttosto che all\u2019aspra e per certi versi ideologica avversione messa in atto da parte di alcuni sindaci di centrodestra che hanno dato vita ad una protesta sfociata nella sistematica violazione delle norme contenute nella riforma stessa, fatto mai verificatosi nella storia della nostra regione.<br>A mio avviso \u00e8 mancato, com\u2019era mancato ai tempi della legge Iacop che istituiva le Associazioni Territoriali tra i comuni (anch\u2019essa peraltro immediatamente smantellata dalla giunta Tondo), il coraggio necessario a dare anima ad una legge che in tutta onest\u00e0 non ne aveva. E quest\u2019anima avrebbero dovuta darla i Sindaci. Ci si \u00e8 in pratica concentrati pi\u00f9 sul contenitore che sul contenuto. Essere chiamati a fare programmazione di area vasta e condividere l\u2019organizzazione di servizi a livello territoriale doveva essere letta come un\u2019opportunit\u00e0, tanto pi\u00f9 in una provincia piccola e marginale come la nostra.<br>Purtroppo i principali \u201cprofili istituzionali\u201d che sono stati chiamati a gestire questa situazione non si sono dimostrati all\u2019altezza, con la giunta leghista di Monfalcone che ha deliberato l\u2019uscita dall\u2019UTI Carso Isonzo Adriatico e addirittura la rinuncia a gestire le proprie scuole, ed il comune di Gorizia che non ha saputo cogliere l\u2019occasione di diventare punto di riferimento vero per tutto il territorio isontino, limitandosi a traccheggiare in attesa che la nuova amministrazione regionale intervenisse con un colpo di spugna e lo sollevasse da quello che da subito era parso un peso insostenibile per quell\u2019amministrazione.<br>Ora ci troviamo a pagare la debolezza e la mancanza di lungimiranza dei comuni riferimento dell\u2019ex provincia di Gorizia, con un territorio che si trova spaccato e che fa segnare paurosi sbandamenti anche nella gestione dei propri servizi fondamentali (rifiuti, settore idrico, disabilit\u00e0, trasporto pubblico). Il territorio isontino nei decenni era stato in grado di governare processi che in altre parti del territorio regionale sono stati affrontati e (non sempre) risolti solo molti anni dopo.<br>Questa vicenda ci insegna fondamentalmente due cose. La prima: siamo molto pi\u00f9 propensi a lamentarci delle cose che non vanno piuttosto che cercare di migliorare, con lavoro e libert\u00e0 di pensiero, la situazione data. Questo se ci pensiamo \u00e8 in sintesi anche il compito di un riformismo che guardi al futuro e non al consenso immediato, compito che lasciamo volentieri ad altri. La seconda: storicamente qualsiasi ipotesi di riforma che il centrosinistra ha tentato di proporre, \u00e8 oggetto di sistematico smantellamento da parte del centrodestra, appena assunto il potere. \u00c8 il lavoro dei conservatori, quello di mantenere le posizioni e di provvedere alla minuta amministrazione della cosa pubblica, senza provare ad incidere (in meglio) sulla vita dei cittadini: mutuando dal liberismo economico, laissez faire, laissez passer.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide Furlan, Sindaco di Romans d&#8217;Isonzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Furlan del 1\/5\/2020 &#8211; Da anni ormai in Italia il tema della riforma del sistema delle autonomie locali \u00e8 al centro del dibattito politico e va a braccetto con la necessit\u00e0 di riforma costituzionale insistentemente sbandierata, ma che alla prova dei fatti non si \u00e8 mai riusciti a portare a compimento. 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