{"id":2391,"date":"2020-05-15T14:13:01","date_gmt":"2020-05-15T12:13:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2391"},"modified":"2020-05-15T14:13:02","modified_gmt":"2020-05-15T12:13:02","slug":"25-aprile-una-data-che-dobbiamo-celebrare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/25-aprile-una-data-che-dobbiamo-celebrare\/","title":{"rendered":"25 aprile Una data che dobbiamo celebrare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Gianni Oliva del 16\/4\/2020 &#8211; Tra qualche giorno sar\u00e0 il 75^ anniversario del 25 aprile: tanti anni, il tempo di tre generazioni. Forse troppi anni. La maggior parte dei protagonisti, per ovvie ragioni anagrafiche, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il \u201cracconto\u201d, quello che suscitava emozione, passione civile, energia morale. Quando finisce la \u201cmemoria\u201d deve per\u00f2 iniziare la \u201cconoscenza\u201d, il rapporto razionale con il passato. Per questo il 25 aprile \u00e8 una data che dobbiamo continuare a celebrare, anche solo con i social come quest\u2019anno. C\u2019\u00e8 una domanda che tutti, ma in particolare i giovani, devono porsi: come \u00e8 stato possibile che tante vergogne siano accadute? Se pensiamo agli orrori pi\u00f9 inquietanti del 1940-45, ai lager, alle camere a gas, ai forni crematori, proviamo un senso di sgomento e di lontananza: si tratta di episodi cos\u00ec estranei al nostro modo di essere e di sentire da sembrare inverosimili, retaggi di un passato del tutto remoto. Domandiamoci \u201cdove\u201d sono accaduti. Non sono accaduti in un paese barbaro e sottosviluppato; sono accaduti nella Germania degli anni Quaranta, nel paese dove c\u2019era il pi\u00f9 alto tasso di alfabetizzazione al mondo; sono accaduti nell\u2019ambito di quella cultura tedesca che da due secoli insegnava al mondo i valori dell\u2019uomo (da Kant in poi i pi\u00f9 grandi filosofi, filologi, storici, artisti sono stati quasi tutti tedeschi); sono accaduti in quella Germania dove si erano formati uomini come Bertold Brectht, Thomas Mann, Albert Einstein. Eppure in quel Paese cos\u00ec evoluto, cos\u00ec istruito, un personaggio che oggi suscita orrore come il caporale Hitler \u00e8 arrivato al potere e si \u00e8 fatto seguire sino alla fine da cinquanta milioni di tedeschi (per vilt\u00e0, per indifferenza, per convinzione, per inconsapevolezza, ma comunque sino alla fine: \u201cla grande colpa collettiva del popolo tedesco &#8211; scriveva Primo Levi &#8211; \u201c\u00e8 stata il silenzio sui lager\u201d).<br>Come \u00e8 stato possibile? Rispondere significa scoprire i meccanismi inesorabili dei totalitarismi: il controllo della scuola, per plasmare giovani a immagine e somiglianza del modello d\u2019uomo che il regime vuole imporre; il controllo dell\u2019informazione, per far sapere ci\u00f2 che si vuole si sappia e tacere tutto ci\u00f2 che si vuole non si sappia; l\u2019eliminazione della dissidenza, con gli assassinii, il carcere, l\u2019intimidazione o il bavaglio della censura. Un esempio tra i mille possibili, raccontato da Anna Cherchi, classe 1924, partigiana piemontese catturata e deportata a Ravensbruck, vicino a Berlino: quando la guerra sta per terminare e vicino al lager gi\u00e0 si sentono tuonare la artiglierie dell\u2019Armata Rossa, i nazisti decidono di trasferire le deportate verso ovest, lontano dal fronte, per poterne sfruttare ancora la manodopera. Durante la marcia, allineate in fila per nove e controllate da due armati, le deportate attraversano un villaggio dove ci sono alcune persone sul marciapiede perch\u00e9 \u00e8 una bella giornata di inizio aprile: tra loro vi \u00e8 un bambino di 5 o 6 anni, bello come tutti i bimbi, a maggior ragione quelli nordici con i capelli biondi e gli occhi azzurri. La deportata pi\u00f9 vicina al marciapiede, per istinto di tenerezza, passando accarezza sul capo il bambino: questi rimane interdetto per un attimo, ci pensa su, poi rincorre la donna e con tutta la forza che ha nelle gambe le tira un calcio alla caviglia. Che cosa c\u2019\u00e8 di \u201cnaturale\u201d in un bambino di 6 anni che reagisce ad una carezza cercando di fare male a chi lo ha accarezzato? Che cosa c\u2019\u00e8 di naturale se non in un\u2019atmosfera culturale dove gi\u00e0 a quella et\u00e0 \u00e8 stato insegnato che quelle persone con la divisa a strisce, con la testa rasata, gli zoccoli ai piedi, il numero tatuato sul braccio o cucito sul risvoltino della giacca sono dei nemici, dei reietti, dei pericoli da isolare e vilipendere?<br>Questa \u00e8 la forza tremenda dei totalitarismi: plasmare le coscienze a propria immagine, trasformare un popolo di tedeschi in un popolo di nazisti, un popolo di italiani in un popolo di fascisti. Oggi, \u00e8 vero, non ci sono all\u2019orizzonte n\u00e9 lager, n\u00e9 gulag, e neppure l\u2019olio di ricino degli squadristi: ma gli strumenti che hanno reso possibile quelle derive (il controllo della formazione e il controllo dell\u2019informazione) sono strumenti che possono essere \u201cusati male\u201d anche oggi e provocare altre derive: diverse da quelle del 1940-45, certamente; ma comunque derive, chiss\u00e0 quali, chiss\u00e0 quanto profonde.<br>Ecco perch\u00e9 continua ad avere un senso celebrare il 25 aprile: bisogna ricordare ci\u00f2 che \u00e8 accaduto per comprendere ci\u00f2 che ha permesso che accadesse. C\u2019\u00e8 una Resistenza che si \u00e8 combattuta in montagna con le armi 75 anni fa, ma c\u2019\u00e8 una Resistenza che siamo chiamati a combattere ogni giorno. Il senso del \u201cresistere\u201d ispira una poesia del pastore tedesco Martin Neimoller (erroneamente attribuita a Brecht), che pi\u00f9 o meno testualmente dice. \u201channo portato via gli ebrei e non ho detto nulla perch\u00e9 non ero ebreo; \/ poi hanno portato via i comunisti e non ho detto nulla perch\u00e9 non ero comunista; \/ poi hanno portato via i sindacalisti e non ho detto nulla perch\u00e9 non ero sindacalista: \/ poi hanno portato via me, e non c\u2019era pi\u00f9 nessuno che potesse dire qualcosa\u201d. Ecco: \u201cresistenza\u201d significa fare in modo che ci sia sempre qualcuno che possa ancora dire qualcosa. E\u2019 una resistenza che non richiede le armi dei momenti eccezionali: richiede la coscienza di chi sa essere cittadino tutti i giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianni Oliva del 16\/4\/2020 &#8211; Tra qualche giorno sar\u00e0 il 75^ anniversario del 25 aprile: tanti anni, il tempo di tre generazioni. Forse troppi anni. 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