{"id":2389,"date":"2020-05-15T14:12:40","date_gmt":"2020-05-15T12:12:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2389"},"modified":"2020-05-15T14:12:41","modified_gmt":"2020-05-15T12:12:41","slug":"la-liberazione-della-bisiacaria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/la-liberazione-della-bisiacaria\/","title":{"rendered":"La liberazione della Bisiacaria"},"content":{"rendered":"\n<p>di Enrico Cernigoi del 16\/4\/2020 &#8211; Ricorre quest\u2019anno il 75\u00b0 anniversario della liberazione, quel 25 aprile 1945 che segn\u00f2 la fine della guerra e la liberazione dell\u2019Italia dal fascismo. Finivano cos\u00ec vent\u2019anni di dittatura, immani sofferenze del popolo e un conflitto che aveva visto morire migliaia di nostri soldati. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la celebrazione di questa ricorrenza continua a non essere riconosciuta da tutti gli italiani e ad esserne sminuita l\u2019importanza in quanto, soprattutto in questa nostra martoriata terra di confine, fu accompagnata da episodi tragici e importanti che altro non furono per\u00f2 che un corollario al vero problema, la guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritengo, pertanto, sia utile, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno vissuto tale dramma, fare un breve excursus storico di quella che fu la situazione in essere nella Venezia Giulia dall\u20198 settembre 1943.<br>Con l\u2019ordine del giorno Grandi, il Gran Consiglio del Fascismo aveva rimesso al re, Vittorio Emanuele III, la direzione politica e militare dello Stato.&nbsp; L\u2019esercito gli era rimasto fedele. Dopo tre anni di guerra il Regno d\u2019Italia era allo stremo; il lungo conflitto ne aveva messo in luce tutte le debolezze. Gli anni della dittatura non erano stati in grado di creare una base economica solida. La macchina bellica, cos\u00ec orgogliosamente propagandata, non aveva retto ad una guerra moderna e, fatto ancor pi\u00f9 importante, il consenso popolare era andato via via scemando.<br>L\u2019 otto settembre 1943 il re fugg\u00ec e il maresciallo Badoglio, nominato capo del governo, annunzi\u00f2, ad un popolo incredulo e stremato la capitolazione e l\u2019armistizio prima di seguire, a sua volta, l\u2019esempio del sovrano. I soldati italiani, in quel momento ancora alleati dei tedeschi, erano sparsi tra la Grecia, la Francia, l\u2019Unione Sovietica, la Yugoslavia e le varie basi militari disseminate lungo tutta la penisola italiana, convinti, in assenza di istruzioni certe, di lottare per la patria. Il proclama di Badoglio, infatti, lasciava alla popolazione e all\u2019esercito la liber\u00e0 di decidere quale credo seguire, in un panorama che vedeva la patria occupata dall\u2019esercito tedesco, gli alleati (inglesi e americani) che la stavano conquistando, il regime fascista che si stava ricostituendo.<br>La fine della guerra suscit\u00f2 ovunque nel Paese una spontanea esultanza che, per\u00f2, non dur\u00f2 che un attimo: l\u2019Italia, e in particolare il centro nord, era entrata nel periodo pi\u00f9 nero della sua giovane storia.<br>In tale situazione, i confini del nord-est (Venezia Giulia), si trovarono al centro di una situazione esplosiva.<br>Il territorio, vista la sua importanza strategica connessa all\u2019accesso diretto alla Germania, fu scorporato dai tedeschi dalla neonata Repubblica Sociale e annesso al Terzo Reich. Fu nominato un Gauleiter e istituita la legge teutonica. Vi furono inviati reparti di SS che affiancarono la Wermacht nell\u2019azione di pulizia e di controllo della zona. Reparti della RSI (Repubblica Sociale Italiana), reparti di fascisti sloveni (Belogardisti), Ustascia, Cetnici e ultima, l\u2019armata Cosacca, alla quale fu affidata la Carnia, collaborarono con i tedeschi nella lotta contro le formazioni partigiane che si erano andate costituendo.<br>Le formazioni combattenti di elementi sloveni, presenti sul Carso nella zona che va sotto il nome di Bisiacaria fin dal 1941 e da sempre supportate dalla popolazione locale, aumentarono con l\u2019adesione di quelle italiane. La lotta partigiana era la reazione a vent\u2019 anni di soprusi ed a una assimilazione mal concepita e male attuata oltre che la volont\u00e0 di concretizzare quell\u2019 uguaglianza sociale che era il fulcro degli ideali socialisti che animavano la maggior parte della popolazione.<br>Fu forse anche per quest\u2019ultimo motivo che, durante il ventennio, nella Venezia Giulia il regime non riusc\u00ec mai a soffocare il movimento antifascista e, in particolare, il partito comunista che mantenne vive ed attive le sue cellule nei centri pi\u00f9 vitali della classe operaia.<br>Il cantiere navale di Monfalcone rappresent\u00f2 il fulcro e l&#8217;irradiazione degli ideali di uguaglianza e di libert\u00e0.<br>Gli ultimi anni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale vi era stato un costante aumento del numero delle maestranze. Si era passati dai 3200 operai del 1938\/39, ai 9000 del 1940 per raggiungere, gi\u00e0 nel 1941, quota 14000. Questo fatto aveva causato un inevitabile allentamento della sorveglianza e una contemporanea circolazione di idee contrarie al regime che crescevano di pari passo con il protrarsi della guerra.<br>Che non fosse mai cessata l&#8217;attivit\u00e0 e la lotta contro il regime \u00e8 dimostrato dalla reazione dello stesso. Su 5.619 imputati del tribunale speciale dal 1927 al 1943, 922 erano della Venezia Giulia, su 4.595 condannati, 822 erano della zona, su 42 condannati a morte, 30 erano giuliani. Nella Venezia Giulia si colpiva sempre con il massimo rigore e nel modo pi\u00f9 spietato.<br>E furono ancora queste terre a fornire un cospicuo numero di volontari alla guerra di Spagna.&nbsp; Degli 3.354 antifascisti italiani che vi aderirono, 355 erano volontari di questa zona, cio\u00e8 pi\u00f9 del 10% del totale. In combattimento ne caddero 168.&nbsp;<br>L&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia aveva comportato che queste zone, a causa della loro pericolosit\u00e0 e della vicinanza con l&#8217;ex Yugoslavia, venissero considerate zona d&#8217;operazione e sottoposte alla legge marziale fin dall\u2019inizio. Conseguentemente, i fatti dell\u20198 settembre, inasprirono la situazione oltre misura e gli ultimi due anni di guerra furono drammatici.<br>Queste terre furono al centro di una serie infinita di complotti, rivendicazioni e vendette. Da una parte i tedeschi, truppe di occupazione, che continuavano la guerra per la guerra e vedevano la zona come strategicamente importante per i loro collegamenti tanto da affidarne una parte al controllo dei cosacchi, uomini ormai senza patria che avevano nella lotta la loro unica possibilit\u00e0 di salvezza; dall\u2019altra gli italiani rimasti fedeli al Duce che difendevano un lembo di patria che ormai non esisteva pi\u00f9 nemmeno sulla carta. Nel campo avverso, italiani che avevano sposato l\u2019ideale internazionalista e non volevano pi\u00f9 un ritorno tout court allo stato di prima, ed altri italiani che vedevano nell\u2019attendismo la possibilit\u00e0 di un ritorno non al fascismo ma allo stato borghese, cattolico e, in definitiva, anticomunista.<br>La lotta tra le parti fu violentissima e nel calderone interagirono tutte le parti interessate nel conflitto. Fonte di preoccupazione erano anche le conseguenze politiche che la questione giuliana poneva all\u2019interno della decisione pianificata dalle conferenze alleate che ormai aveva diviso il modo in due blocchi. Anche per la parte italiana \u2018ufficiale\u2019, termine che raggruppava la Repubblica Sociale e il Regno d\u2019Italia, la Venezia Giulia era vista come una questione aperta dove si sarebbero ancora potute giocare delle carte per una riconciliazione \u2018nazionale\u2019. L\u2019arrivo, nell\u2019inverno 1944-45, della X Mas di Valerio Borghese in queste zone ne \u00e8 infatti un segnale. Continuando a tenere i contatti con l\u2019esercito regio fedele al re, Borghese cercava una catarsi della propria unit\u00e0 militare nella liberazione della Venezia Giulia dagli Slavi(1). Dall\u2019altro versante chiunque professasse ideali di sinistra veniva tacciato di essere slavocomunista.&nbsp; La Yugoslavia, infine, voleva l\u2019annessione di queste terre come risarcimento all\u2019occupazione italiana del 1941. Le sinergie liberate con queste premesse furono deflagranti e non avrebbero potuto essere altrimenti. Il 1944\/45 fu contrassegnato da una lotta feroce che non risparmi\u00f2 nessuno e coinvolse civili e militari in ugual misura.<br>Il 25 aprile 1945 fu un giorno di festa per la nazione: l\u2019esercito tedesco era stato scacciato, Mussolini penzolava a testa in gi\u00f9 a Piazzale Loreto, l\u2019avvenire si presentava roseo.<br>La regione Giulia fu liberata dai partigiani italiani e dalle truppe dell\u2019esercito di liberazione della Yugoslavia alcuni giorni dopo, il 1 maggio 1945.<br>Ma con la cacciata dei tedeschi non se ne and\u00f2 anche il malessere tra la popolazione che continu\u00f2 a serpeggiare. Intellettuali, maestri, impiegati, piccoli commercianti e, in minor misura gli intellettuali, si preoccupavano della questione nazionale (per loro la lingua era una questione di pane).&nbsp; Fra la grande massa, invece, prevaleva la questione sociale con la speranza dell\u2019instaurazione di un regime di sinistra; l\u2019URSS e Tito erano visti come esempi da seguire. Il nervosismo dei ceti medi rendeva gli stessi massa di manovra per interessi pi\u00f9 grossi.<br>In questo clima si apr\u00ec il periodo dei quaranta giorni dell\u2019occupazione Titina. I nodi della questione nazionale e delle frontiere vennero al pettine. Iniziarono i primi screzi fra sloveni e italiani che, soprattutto per quanto concerneva i ceti non operai, erano su posizioni ideologiche non conciliabili con i primi. Peraltro, gli sloveni non riuscivano a comprendere neanche quello che l\u2019operaio comunista italiano considerava la sua f\u00ecnalit\u00e0 primaria, ossia unificare tutti gli strati della popolazione lavorativa e laboriosa; per loro l\u2019attivit\u00e0 militare aveva in quel momento la priorit\u00e0 in considerazione che nell\u2019OF (Osvobodilne Fronte) aderivano anche elementi nazionalistici con ambizioni espansionistiche. I comunisti italiani (giuliani) erano in una posizione strana: non accolti, di fatto, n\u00e8 dalle altre forze italiane n\u00e8 dai comunisti sloveni: gli uni volevano una esplicita affermazione di italianit\u00e0, gli altri una maggior adesione alla federazione di Tito. Le divergenze non impedirono ai due contrapposti nuclei comunisti di trovare, nell\u2019aprile del 1945, un accordo e nella zona si costitu\u00ec un comitato misto di coordinamento. Il 1 maggio vi fu l\u2019occupazione yugoslava di Gorizia; lo spontaneismo lasci\u00f2 il posto alla costrizione effettuata con metodi di \u201crastrellamento\u201d. Furono attuati i primi arresti, molti, tra cui anche coloro che avevano lottato con i partigiani, fuggirono. Quel giorno, ricorda un vecchio militante, rovin\u00f2 anni e anni a venire.<br>Il sistema attuato dagli yugoslavi a Gorizia dilag\u00f2 e raggiunse Monfalcone e l\u2019isontino. Vi fu allora una separazione all\u2019interno della classe dirigente comunista in quanto una parte di questa parl\u00f2 apertamente di nazionalismo slavo. Il plebiscito che il 1 maggio sarebbe stato un trionfo per la Yugoslavia anche oltre l\u2019Isonzo, pochi giorni dopo sarebbe stato una disfatta.<br>In virt\u00f9 degli accordi intercorsi, alla fine di maggio all\u2019occupazione yugoslava subentr\u00f2 quella inglese. Si era ormai al cambio della storia.&nbsp; Alle truppe di occupazione inglesi, che rimasero nella zona fino al 1947, non sfugg\u00ec la realt\u00e0 della situazione che vedeva la gente sempre divisa tra credi politici e sentimenti internazionali. L\u2019occupazione inglese fin\u00ec il 15 settembre 1947: le truppe italiane presero possesso di Monfalcone e il tricolore sventol\u00f2 sulla Rocca.<br><br><br>Note all\u2019articolo<br><br>1)&nbsp; Franco Bandini, Perch\u00e8 Borghese fu consegnato agli alleati, in Storia Illustrata, Arnaldo Mondadori Editore n. 206, Milano gennaio 1975.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enrico Cernigoi del 16\/4\/2020 &#8211; Ricorre quest\u2019anno il 75\u00b0 anniversario della liberazione, quel 25 aprile 1945 che segn\u00f2 la fine della guerra e la liberazione dell\u2019Italia dal fascismo. Finivano cos\u00ec vent\u2019anni di dittatura, immani sofferenze del popolo e un conflitto che aveva visto morire migliaia di nostri soldati. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la celebrazione di questa ricorrenza continua a non essere riconosciuta da tutti gli italiani e ad esserne sminuita l\u2019importanza in quanto, soprattutto in questa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2389"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2389"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2389\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2390,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2389\/revisions\/2390"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2389"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2389"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2389"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}