{"id":2385,"date":"2020-05-15T14:12:00","date_gmt":"2020-05-15T12:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2385"},"modified":"2020-05-15T14:12:01","modified_gmt":"2020-05-15T12:12:01","slug":"riflessioni-sul-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/riflessioni-sul-coronavirus\/","title":{"rendered":"Riflessioni sul Coronavirus"},"content":{"rendered":"\n<p>di Carlo Pegorer e Salvatore Spitaleri del 16\/4\/2020 &#8211; I contagi finora registrati nelle case di riposo della regione sono stati resi noti anche all\u2019opinione pubblica e questo consente alcune valutazioni. C\u2019\u00e8 un dato su cui vale la pena di riflettere e che forse era stato poco evidenziato o sottovalutato, prima di ogni considerazione sui decessi, la loro causa, la loro relazione con i dovuti, e forse mancati, presidi necessari a protezione di ospiti e personale di assistenza: su tutto questo, ci sar\u00e0 senz\u2019altro tempo e spazio per una approfondita e autonoma indagine su quanto accaduto. Si tratta del numero e qualit\u00e0 dei posti&nbsp; presenti in Fvg&nbsp; nelle strutture residenziali per anziani, sia pubbliche che private. Sono, infatti, circa 11.000 i posti di ricovero per anziani a fronte di una popolazione di poco superiore a un milione e duecentomila abitanti.<br>E\u2019 un numero significativo, pur in considerazione del dato demografico: per dare dei raffronti, in Emilia Romagna, regione con circa 4 milioni e mezzo di residenti, i posti per simili strutture ammontano a circa 20.000, anche se va considerato che in quella realt\u00e0 esistono anche circa 505 case famiglia con un massimo di sei persone per nucleo abitativo. La Lombardia, con circa 10 milioni di abitanti, presenta un dato di circa 60 mila posti. Si tratta di realt\u00e0 certo diverse, anche per modelli, dalla nostra. Certo, per\u00f2, il modello lombardo, da qualche parte politica cos\u00ec sostenuto e vagheggiato per una sua superiore efficienza, in questa epidemia, sta mostrando segni di difficolt\u00e0 palesi.<br>Non \u00e8 certo tempo di diatribe spesso di parte, ma alcuni punti fermi vanno fissati: \u00e8 indubbio che in questa emergenza sanitaria, \u00e8 risultata centrale e fondamentale l\u2019esistenza, nel nostro Paese, di una sanit\u00e0 pubblica, a garanzia di un servizio universalistico che prescinda dalle condizioni sociale ed economica dei cittadini.<br>Il tema dell\u2019assistenza alle persone anziane e spesso prive di legami familiari e parentali, allora, non pu\u00f2 essere lasciato certo n\u00e9 a \u201cbenevole esperienze imprenditoriali\u201d n\u00e9 a organizzazioni di vario genere che impiegano personale alle volte senza dovuta preparazione, con direzioni aziendali spesso indirizzate pi\u00f9 al profitto che alla cura o a realt\u00e0 in cui prevalgono modelli di sfruttamento del lavoro di fatica.<br>L\u2019epidemia, peraltro, ha fatto emergere in maniera alle volte dirompente tutto il sommerso delle decine e decine di badanti, spesso cittadine non italiane, che hanno ripreso, ai primi allarmi, la via di casa, provocando, di rimando, una nuova esigenza di posti residenziali.<br>La Fase 2&nbsp;&nbsp; quando partir\u00e0 non potr\u00e0 riguardare esclusivamente l\u2019economia, come sostengono alcuni imprenditori locali, ma porre al centro necessariamente gli interventi&nbsp;&nbsp; in materia socio assistenziale, che dovranno sapersi caratterizzare non in una visione ideologica delle scelte da compiere n\u00e9 tantomeno dal colore delle casacche&nbsp;&nbsp; che di volta in volta si trovano al governo della Regione. C\u2019\u00e8 un dato etico, di cultura sociale, di doverosa attenzione alle generazioni, che va assunto in maniera collettiva.<br>Sar\u00e0 certo necessario strutturare l\u2019azione socio sanitaria a partire dal territorio, rafforzando quell\u2019intervento con l\u2019assunzione e l\u2019impiego di nuovo personale a ci\u00f2 dedicato e formato, dalla diffusione e utilizzo di nuova strumentazione diagnostica e medicale domiciliare, impegnando i medici di base in uno sforzo finalmente integrato al servizio sanitario nazionale. Ma anche fare qualcosa di pi\u00f9, perch\u00e9 la medicalizzazione del tema anziani e grandi anziani (ed in regione sono molti) non pu\u00f2 essere una risposta sufficiente, anche rispetto al diritto dell\u2019anziano a non sentirsi parcheggiato.<br>Certo, negli anni, molto \u00e8 stato fatto per l\u2019autonomia possibile e l\u2019invecchiamo attivo, ma ad un certo punto, \u00e8 necessario pensare anche a modelli alternativi o per lo meno integrativi con il sistema delle case di riposo che, purtroppo spesso, fanno perdere ogni elemento di socialit\u00e0 ancora possibile.<br>Anche qui, allora, dovremo sperimentare un di pi\u00f9 di intervento sociale con modelli di residenze pi\u00f9 a dimensione di comunit\u00e0 e con un sostegno familiare anche diverso rispetto a quello di carattere economico. Si tratta di un percorso che coinvolge tutti, istituzioni e cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Pegorer e Salvatore Spitaleri del 16\/4\/2020 &#8211; I contagi finora registrati nelle case di riposo della regione sono stati resi noti anche all\u2019opinione pubblica e questo consente alcune valutazioni. 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