{"id":2355,"date":"2020-05-15T14:06:40","date_gmt":"2020-05-15T12:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2355"},"modified":"2020-05-15T14:06:41","modified_gmt":"2020-05-15T12:06:41","slug":"vademecum-dellistituto-per-la-storia-del-movimento-di-liberazione-per-il-giorno-del-ricordo-un-commento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/vademecum-dellistituto-per-la-storia-del-movimento-di-liberazione-per-il-giorno-del-ricordo-un-commento\/","title":{"rendered":"Vademecum dell\u2019Istituto per la storia del movimento di liberazione per il giorno del ricordo, un commento."},"content":{"rendered":"\n<p>di Marco Puppini da Storia Storie PN del 2\/2\/2020 &#8211; Avevo scritto nei mesi scorsi alcuni spunti di riflessione sul Vademecum su foibe ed esodo pubblicato dall\u2019Istituto Regionale per la Storia del movimento di Liberazione in occasione della Giornata del Ricordo 2019. In rapporto ai tanti orrori storiografici e speculazioni politiche uscite in passato e che continuano ad uscire sui media su questo tema, il Vademecum mi era sembrato un\u2019opera che cercava di fondare un discorso su basi scientifiche e verificabili su un tema ormai oggetto di strumentalizzazioni politiche e campagne mediatiche che di scientifico non hanno nulla. D\u2019altro canto, per\u00f2, avevo delle perplessit\u00e0 nel merito di molte questioni. Una quindicina di giorni fa \u00e8 uscita una nuova edizione del Vademecum aggiornata, ed alcune perplessit\u00e0 sono state chiarite. Altre invece sono rimaste. Espongo qui solo alcuni punti su cui sono in disaccordo o non riesco a comprendere, con lo spirito di chi vuole portare un contributo ad una eventuale discussione o riflessione.<br><br>Parto subito dalla mia contrariet\u00e0 alla presenza anche nell\u2019edizione aggiornata di una voce dedicata ai cosiddetti \u201cnegazionisti\u201d (delle foibe e dell\u2019esodo), cui vanno aggiunti \u201criduzionisti\u201d e \u201cgiustificazionisti\u201d, sebbene gli autori integrino questa voce con alcune considerazioni a mio parere doverose che andavano fatte prima. Sono aggettivi coniati in passato per quanto riguarda foibe ed esodo da uno degli autori del Vademecum (R. Pupo e R. Spazzali, Foibe, Bruno Mondadori, Milano, 2003, pp.126-128). Gli autori definiscono negazioniste le posizioni che partono: \u201cdall\u2019individuazione di errori puntuali effettivamente presenti nelle testimonianze, per inficiarne la validit\u00e0 complessiva; ovvero, muove dalla denuncia di esagerazioni, deformazioni, manipolazioni e strumentalizzazioni compiute nella presentazione dei fatti, per giungere a smentire l\u2019esistenza degli avvenimenti stessi\u201d (p.19). L\u2019uso dello stesso aggettivo che viene usato per definire chi nega la Shoah&nbsp; \u00e8 senz\u2019altro offensivo, anche perch\u00e9 gli stessi autori annotano giustamente come non vi siano stati in regione durante la guerra fenomeni di genocidio: \u201cunica comparsa di logiche genocidarie \u00e8 costituita dagli aspetti locali della Shoah\u201d (p.19, p.68,&nbsp; p.72), e quindi \u00e8 pure storicamente falso.<br><br>Da anni ormai l\u2019aggettivo negazionista (o riduzionista ecc.) riferito a foibe ed esodo viene usato da politici e relative tifoserie su decine di siti web e sulla stampa per denigrare, insultare, minacciare un gruppo bene individuato di storiche e storici, contro i quali si invocano misure punitive di vario tipo. Storiche e storici che non vedo citati nella bibliografia in calce al Vademecum anche se hanno scritto lavori a mio avviso importanti sul tema. Quella dei \u201cnegazionisti\u201d \u00e8 inoltre l\u2019unica categoria esplicitamente indicata; gli autori non si impegnano (per fortuna) a definire eventuali \u201cesagerazionisti\u201d, \u201cdeformazionisti\u201d ecc. Certo, gli autori aggiungono nella nuova edizione alcune importanti considerazioni. \u201cGrande attenzione peraltro \u2013 si legge a p.20 \u2013 va posta a non considerare semplicisticamente come negazionismo\/ riduzionismo\/ giustificazionismo, tutti gli atteggiamenti di critica nei confronti di interpretazioni consolidate (\u2026) perch\u00e9 la messa in discussione delle precedenti letture del passato rientra nella normale pratica della ricerca, cos\u00ec come la presa di distanza dalle semplificazioni diffuse nell\u2019uso pubblico della storia\u201d. In altre parole, \u00e8 possibile scrivere, ovviamente documentandole e argomentandole, anche tesi ed interpretazioni differenti da quanto scritto sul Vademecum senza vedersi affibbiare etichette. In realt\u00e0 era forse meglio che gli autori avessero evitato di proporre categorie dai connotati negativi (in cui altri poi hanno tentato di infilare lo stesso Istituto) riaffermando invece la libert\u00e0 di ricerca fuori da pressioni e intromissioni politiche come requisito ineliminabile della democrazia, valido per tutte le parti in causa.<br><br>Riguardo il merito di alcune tesi contenute nel Vademecum, tocco solo alcuni punti. La prima obiezione riguarda la parte relativa alla \u201citalianit\u00e0 adriatica\u201d. Il Vademecum punta molto sulla distinzione tra nazionalit\u00e0 ed etnia. \u201cPer nazione intendiamo una comunit\u00e0 immaginata (cio\u00e8 i cui membri non si conoscono tutti) \u2013 si legge a p.10 \u2013 in base ad un numero assai variabile di parametri che non sempre si danno assieme ed in alcuni casi sono fra loro contraddittori (lingua, cultura, insediamento storico, ereditariet\u00e0, religione, storia comune, valori condivisi, ecc.)\u201d. Non \u00e9 chiarito cosa si intenda per etnia, forse gruppo risultato di antico insediamento ma chiuso, cui si appartiene per via ereditaria, definibile in base ad una lingua ed una cultura comune, ma senza uno stato o un progetto di stato, cui fare riferimento? Nel Vademecum si afferma che il gruppo nazionale italiano nell\u2019area adriatica aveva adottato il modello di nazione francese, basato: \u201csulla decisione individuale di appartenenza, a prescindere dai fattori naturalistici (ereditariet\u00e0, madre-lingua). \u00c9 un modello fortemente inclusivo, che favorisce l\u2019integrazione (\u2026) che risponde perfettamente alle esigenze di comunit\u00e0 socialmente e culturalmente sviluppate, dotate di un forte potere di attrazione\u201d (p.10). A p.13 si scrive che il processo di nazionalizzazione dell\u2019italianit\u00e0 adriatica nei secoli XIX e XX \u00e8 stato caratterizzato dalla inclusivit\u00e0, dal popolamento urbano, dalla egemonia sociale, culturale e politica. Il gruppo sloveno aveva di contro adottato un modello nazionale \u201csangue e terra\u201d di tipo tedesco \u201cetnicista\u201d (p.10). Non \u00e8 per\u00f2 chiaro come si arrivi, nella prima met\u00e0 del XX secolo, da questo supposto \u201cnazionalismo inclusivo\u201d alla politica di snazionalizzazione ed assimilazione forzata fascista.<br><br>Probabilmente la nuova edizione intende rispondere a questa domanda con l\u2019ampia parte dedicata ai vari irredentismi, sia italiano che sloveno e croato, che mancava in precedenza lasciando al lettore della prima versione l\u2019ambigua sensazione di un nazionalismo italiano superiore, democratico, culturalmente egemone contrapposto ad uno slavo chiuso, basato sul sangue e meno sviluppato, che ricorre a concezioni \u201cetniciste\u201d per difendersi dall\u2019assimilazione nella nazionalit\u00e0 egemone. Per\u00f2: fino a quando l\u2019italianit\u00e0 adriatica ha conservato una sua egemonia da \u201ccomunit\u00e0 socialmente e culturalmente sviluppata\u201d? Andrebbe bene spiegato che ai primi del Novecento sia il gruppo nazionale italiano che quello sloveno avevano alle spalle una struttura sociale e culturale complessa, una propria borghesia, una propria influenza economica, una cultura letteraria certo nel caso sloveno di origine pi\u00f9 recente. E tendevano anche ad entrare in conflitto proprio perch\u00e9 condividevano le stesse caratteristiche (la \u201cnazionalizzazione parallela competitiva \u2013 p.14). Nella nuova versione, per gli autori i due movimenti nazionali erano: \u201cdiversi per ispirazione (\u2026) ma condividevano alcuni orientamenti di fondo, come la tendenza all\u2019intolleranza e la concezione secondo la quale il territorio appartiene alla nazione che lo abita. Naturalmente, quando nel medesimo territorio abitano pi\u00f9 gruppi nazionali, ne segue il conflitto (\u2026)\u201d (p.14). Ben prima del fascismo, pertanto, la capacit\u00e0 attrattiva della cultura e della lingua italiana si era indebolita e il modello inclusivo di nazionalizzazione che gli autori avevano evocato comincia a mostrare delle crepe evolvendo in senso autoritario. Negli anni del regime, poi, lo \u201cinclusivo\u201d nazionalismo italiano impedir\u00e0 ad altre nazionalit\u00e0 ed etnie l\u2019espressione nella propria lingua madre e ne chiuder\u00e0 con la forza le associazioni. Segno, mi pare, della perdita dell\u2019egemonia culturale italiana in parte del Litorale e del tentativo di imporla con la forza. Ci sono per\u00f2 ancora a mio parere dubbi non chiariti. Esistevano anche italiani che volevano vivere in uno stato multinazionale, austriaco prima e jugoslavo poi, in una contea e\/o repubblica a maggioranza italiana: come rientrano nello schema della \u201cnazionalizzazione parallela competitiva\u201d&nbsp; proposto dal Vademecum?<br><br>Venendo al tema degli infoibamenti, o meglio delle deportazioni jugoslave, il Vademecum chiarisce giustamente che la maggior parte delle vittime del maggio 1945 morirono nei campi di prigionia jugoslavi generalmente tra la met\u00e0 del 1945 e la fine del 1947, e solo qualche centinaio fin\u00ec nelle foibe. \u201cIn primo luogo \u2013 scrivono a p.39 \u2013 va precisato che l\u2019infoibamento non era una modalit\u00e0 di uccisione, ma di occultamento delle salme, legato in genere alla difficolt\u00e0 nello scavo di fosse comuni. Risultano pochissimi casi in cui nell\u2019abisso furono gettate persone ancora vive, specie per errori nella fucilazione. In secondo luogo, non tutte le vittime delle stragi conclusero la loro vita nelle foibe. Molti, forse la maggior parte, trovarono la morte in prigionia\u201d. L\u2019uso improprio del termine infoibato crea per\u00f2 nell\u2019immaginario la visione di un Carso insanguinato dove in pochi giorni vengono fatte sparire migliaia di persone. Stando agli autori del Vademecum le foibe (o meglio le deportazioni) furono violenza di stato (sul modello delle \u201cstragi di stato\u201d degli anni Sessanta e Settanta in Italia?) fatto che renderebbe le uccisioni a guerra finita avvenute in Venezia Giulia diverse dalle \u201crese dei conti\u201d del resto d\u00ec Europa perch\u00e9 una parte di queste violenze aveva a monte un progetto politico. \u201cSi trattava chiaramente di violenza di stato, programmata dai vertici del potere politico jugoslavo fin dall\u2019autunno del 1944 \u2013 si legge a p.35 del Vademecum \u2013 organizzata e gestita da organi dello stato (in particolare dall\u2019Ozna, la polizia politica). Sta in questo la sua differenza sostanziale con l\u2019ondata di violenza politica del dopoguerra nell\u2019Italia settentrionale (\u2026) nella Venezia Giulia come nel resto della Jugoslavia, quella violenza era strumento fondamentale per il successo della rivoluzione ed il consolidamento del nuovo regime\u201d.<br><br>Va chiarito il contesto, di che stato stiamo parlando e di che data di fine guerra stiamo parlando. Uno stato, quello che si reggeva in quel momento sull\u2019attivit\u00e0 delle formazioni partigiane, che nel maggio 1945 quando avviene l\u2019ondata di arresti e deportazioni da Trieste e Gorizia era ancora in guerra. L\u2019ultimo reparto tedesco in armi, 2.700 uomini, presente a Trieste si arrende il 3 maggio a Opicina, Fiume \u00e8 liberata il 7 maggio, Zagabria il 9 maggio, la guerra termina ufficialmente in Jugoslavia il 15 maggio con la resa del generale tedesco L\u014dhs. Ma in realt\u00e0 continua perch\u00e9 in giro continuavano ad esserci i cetnici che ancora non si erano arresi e stava iniziando la guerriglia anticomunista dei cosiddetti kri\u017eani (crociati). Poco pi\u00f9 a nord, in Friuli, il 5 maggio i tedeschi uccidono parroco e sagrestano a Venzone, gli ultimi reparti escono l\u20198 maggio. Accadono episodi inquietanti: il 25 maggio 1945 una bomba scoppia nei locali occupati dai partigiani della Divisione Garibaldi Natisone in attesa di sfilare a Trieste, uccidendone quattro e ferendone altri. Stato inoltre dai confini incerti: il 5 maggio il generale americano Morgan aveva mostrato a Tito la linea di demarcazione, che implicava il ritiro anche con la forza delle armate jugoslave da Trieste e da Gorizia.<br><br>Questo ovviamente non vuol dire che gli arresti del maggio 9145 siano \u201catti di guerra\u201d ma \u00e8 difficile anche ritenerli crimini \u201cin tempo di pace\u201d, sono atti che avvengono in una situazione confusa, nella coda di una guerra non ancora finita e nel momento della presa del potere. Atti che vedevano&nbsp; istituzioni di una repubblica federativa che non esisteva ancora in contrasto fra loro proprio sul tema del comportamento da tenere&nbsp; in quella fase. Da anni ormai sono stati pubblicati documenti che dimostrano un conflitto tra la dirigenza del partito comunista sloveno, nella persona di Boris Kraigher, che cercava di limitare gli arresti indiscriminati, e l\u2019Ozna che invece li stava attuando. Basta leggere a questo proposito G. Oliva, Foibe, Milano, Mondadori, 2002, p. 161. A questo proposito Pupo e Spazzali parlano di \u201cuna tardiva presa di coscienza\u201d (p.83), ma la lettera di Kraigher \u00e8 del 6 maggio mentre la risposta del presidente del governo sloveno, Boris Kidric, ugualmente critica verso l\u2019Ozna, \u00e8 del 10 maggio. Di quale intervento tardivo stiamo parlando? Oppure, a cura di E. Apih: Carlo Schiffrer, Antifascista a Trieste. Scritti editi e inediti 1944 \u2013 1955, Del Bianco. Vago di Lavagno (VR), 1995, pp.52\u201354 che documenta l\u2019intervento di Kraigher a favore di un gruppo di antifascisti non comunisti di Trieste tra cui lo stesso Schiffrer. Jo\u017ee Pirjevec scrive dei tentativi di Franc Beuk di intercedere per il gruppo di Guardie di Finanza internate a Borovnica, in questo caso forse inutilmente (J. Pirjevec, Foibe. Una storia d\u2019Italia, Torino, Einaudi, 2009, p.291). In altre parole mi pare che funzionari di primo piano del partito comunista non ritenessero arresti indiscriminati e violenze lo strumento fondamentale per imporre una loro rivoluzione, anche se alla fine quegli arresti ci furono. Mi pare che la formuletta \u201cviolenza di stato\u201d riferita alle deportazioni jugoslave semplifichi all\u2019eccesso una situazione complessa.<br><br>Nelle FAQ gli autori affermano che fecero pi\u00f9 vittime nel secondo dopoguerra i comunisti slavi dei fascisti italiani nel primo, slavi che in tal modo passarono \u201cdalla strategia squadrista fascista a quella stragista\u201d (p.70). Cos\u00ec facendo per\u00f2 si comparano due realt\u00e0 non comparabili se non altro perch\u00e9 le deportazioni jugoslave, come ricorda lo stesso Vademecum, avvennero nei momenti finali di una guerra totale che aveva fatto nel Litorale decine di migliaia di vittime. Le squadre fasciste invece nacquero nel 1919 ma iniziarono ad agire in regione dal 1920, quasi due anni dopo la fine della prima guerra. Colpirono il \u201cnemico interno\u201d (allogeni ed italiani antifascisti) nel contesto di un clima politico teso, ma non nella \u201ccoda\u201d di una guerra non ancora completamente finita. Anche contrapporre il termine squadrista a stragista \u00e8 sbagliato. Anche le squadre possono commettere stragi (dicembre 1922 strage di Torino). Eventualmente squadre andrebbero contrapposte a formazioni militari partigiane, fatto che dimostra&nbsp; che si parla di realt\u00e0 e contesti diversi.<br><br>Va inoltre ricordato che arresti ed uccisioni a guerra finita non furono una peculiarit\u00e0 della Venezia Giulia, in alcune nazioni come la Francia, dove la Resistenza ebbe una corposa componente gollista, di destra, i collaborazionisti furono colpiti molto duramente. Certo, \u00e8 vero che dalla Venezia Giulia furono deportati anche antifascisti contrari all\u2019annessione alla Jugoslavia non senza conflitti, come visto prima, in seno alla dirigenza jugoslava e creando una ferita che ha dato l\u2019occasione per strumentalizzazioni e denigrazioni dell\u2019intero movimento resistenziale. Uccisioni a fine guerra per consolidare regimi e\/o sancire la propria posizione dominante nel mondo non sono per\u00f2 state certamente opera solo degli jugoslavi o degli stati comunisti e rivoluzionari. Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessero vinto i nazionalisti e monarchici jugoslavi, che durante la guerra avevano criticato i partigiani comunisti ritenendoli troppo condiscendenti verso gli italiani in nome dell\u2019internazionalismo. Nell\u2019Italia liberata come possiamo definire le uccisioni di sindacalisti di sinistra in Sicilia a partire gi\u00e0 dal 1944 per arrivare tre anni dopo a Portella della Ginestra?&nbsp; Sul piano internazionale ricordo il dibattito avviato ormai parecchi anni fa sull\u2019uso da parte statunitense di due bombe atomiche sulla popolazione giapponese nell\u2019agosto 1945: \u00e8 stato un modo per accelerare la fine della guerra contro un avversario che era ormai gi\u00e0 isolato e sconfitto o una dimostrazione della propria potenza e superiorit\u00e0 rivolta al futuro e soprattutto all\u2019Urss?<br><br>Giustamente il Vademecum nega che deportazioni ed esodo siano stati fenomeni di pulizia etnica, per\u00f2 i motivi sono spiegati in modo che mi pare poco comprensibile rievocando nuovamente la differenza tra nazionalit\u00e0 ed etnia. \u201cPertanto \u2013 si pu\u00f2 infatti leggere \u2013 (il termine pulizia etnica) non pu\u00f2 venir applicato a comunit\u00e0 nazionali che si definiscono su basi non etniche, come gli italiani della Venezia Giulia e Dalmazia\u201d (p.13). Per gli autori dovremmo parlare di \u201csemplificazione nazionale\u201d. In altre parole gli jugoslavi non volevano estirpare l\u2019etnia italiana ma la nazionalit\u00e0? Va ricordato che gli italiani in Jugoslavia nel quadro della politica di \u201cfratellanza\u201d ebbero riconosciuta la possibilit\u00e0 di esprimersi in italiano, ebbero il loro organismo rappresentativo, l\u2019Unione degli Italiani, loro associazioni culturali come il Teatro Italiano di Fiume e loro periodici, una bella differenza rispetto alla politica di snazionalizzazione fascista. Certamente per gli autori del Vademecum la politica di \u201cfratellanza\u201d era \u201cuna politica di integrazione selettiva. In primo luogo, non si rivolgeva a tutti quelli che si consideravano italiani, ma solo agli italiani etnici, considerati minoranza nazionale legittima (\u2026) In secondo luogo, si rivolgeva solo agli italiani \u00abonesti e buoni\u00bb, cio\u00e8 quelli disposti a mobilitarsi per l\u2019annessione alla Jugoslavia e la costruzione del socialismo (\u2026) In terzo luogo, aveva per interlocutore le \u00abmasse popolari\u00bb, proletarie e contadine e non i \u00abborghesi\u00bb, per i quali non vi era posto in uno stato socialista\u201d (pp.37\u201338). In altre parole gli italiani rimasti dovevano dimostrarsi fedeli alla politica sociale e nazionale delle autorit\u00e0 jugoslave, come le associazioni jugoslave dovevano muoversi in accordo con la politica del governo italiano sul territorio della Repubblica Italiana. Certo, la \u201cfratellanza\u201d non evitava persecuzioni e rappresaglie contro gli italiani a livello di singola comunit\u00e0 da parte di alcuni funzionari comunisti, in presenza talvolta di indicazioni pi\u00f9 generali oscillanti e non chiare. Una parte dei comunisti italiani presenti dopo la guerra in Jugoslavia furono sfavorevolmente colpiti dal nazionalismo manifestato dalle autorit\u00e0 jugoslave. Ma che la politica di \u201cfratellanza\u201d mirasse ad eliminare la nazionalit\u00e0 italiana mantenendone l\u2019etnia mi pare affermazione forzata e contorta.<br><br>Non entro in merito all\u2019esodo; mi pare comunque che gli autori liquidino troppo sbrigativamente la secondo loro mai dimostrata attivit\u00e0 propagandistica dello stato italiano nel promuoverlo. L\u2019esodo del 1946 \u2013 47 avvenne grazie all\u2019intervento della nave \u201cTuscania\u201d ed altre imbarcazioni messe a disposizione del governo italiano, grazie al materiale fornito dal prefetto Micali, responsabile per la Venezia Giulia dell\u2019Ufficio per le zone di confine e grazie ai soldi (tanti) messi a disposizione da quest\u2019ultimo Ufficio. Mi pare ovvio che molti esuli ritenessero che il governo italiano appoggiava e favoriva la loro scelta, che non avesse dovuto accettare per qualche motivo decisioni non sue, prese dal CLN dell\u2019Istria o da qualcuno in seno al suddetto CLN. Neppure mi risultano posizioni governative volte a contrastarla.<br><br>In conclusione la scelta di pubblicare una seconda edizione del Vademecum \u00e8 stata buona, le integrazioni sono state efficaci, ma restano a mio parere dubbi e perplessit\u00e0 che richiederebbero chiarimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Puppini da Storia Storie PN del 2\/2\/2020 &#8211; Avevo scritto nei mesi scorsi alcuni spunti di riflessione sul Vademecum su foibe ed esodo pubblicato dall\u2019Istituto Regionale per la Storia del movimento di Liberazione in occasione della Giornata del Ricordo 2019. In rapporto ai tanti orrori storiografici e speculazioni politiche uscite in passato e che continuano ad uscire sui media su questo tema, il Vademecum mi era sembrato un\u2019opera che cercava di fondare un discorso su basi scientifiche e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2355"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2355"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2356,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2355\/revisions\/2356"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}