{"id":2353,"date":"2020-05-15T14:06:11","date_gmt":"2020-05-15T12:06:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2353"},"modified":"2020-05-15T14:06:12","modified_gmt":"2020-05-15T12:06:12","slug":"caro-pd-il-nodo-da-sciogliere-e-sempre-lo-stesso-lidentita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/caro-pd-il-nodo-da-sciogliere-e-sempre-lo-stesso-lidentita\/","title":{"rendered":"Caro Pd, il nodo da sciogliere \u00e8 sempre lo stesso: l&#8217;identit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alfredo D&#8217;Attore da Striscia Rossa del 6\/2\/20202 &#8211; La vittoria del centrosinistra in Emilia-Romagna e l\u2019annuncio di Zingaretti di voler costruire un nuovo soggetto politico oltre l\u2019attuale Pd sono due notizie incoraggianti. Aprono l\u2019opportunit\u00e0 di una nuova fase della politica italiana, in cui un\u2019egemonia di lungo periodo della destra non sia pi\u00f9 un destino segnato. Allo stesso tempo, non sono esenti da insidie, che rischiano invece di prolungare e consolidare gli attuali rapporti di forza politici nella societ\u00e0 italiana.&nbsp; Il voto emiliano-romagnolo ha indubbiamente punito l\u2019arroganza di Salvini (il quale non ha imparato la lezione che trasformare un\u2019elezione in un referendum su di s\u00e9 \u00e8 il modo migliore per esserne travolti) e ha premiato la concretezza e la buona amministrazione di Bonaccini. Si sono manifestati anticorpi profondi ancora presenti in quella regione, riattivati anche dagli eccessi sconcertanti del leader leghista e rivelatisi in grado di arginare un\u2019onda di destra che a un certo punto della campagna elettorale \u00e8 sembrata inarrestabile. Ma quell\u2019onda non si \u00e8 ritirata, n\u00e9 in Emilia-Romagna, n\u00e9 tantomeno nel resto del Paese. A livello nazionale, come conferma anche il voto della Calabria, i consensi che la Lega perde rispetto ai suoi picchi di qualche mese fa vengono recuperati quasi integralmente dalla Meloni, che oggi i sondaggi segnalano a un livello praticamente doppio rispetto alle europee di fine maggio 2019. Inoltre, la geografia sociale e territoriale anche del voto emiliano-romagnolo conferma una difficolt\u00e0 ormai strutturale del centrosinistra, quella nelle aree interne e nei centri pi\u00f9 piccoli, segnati da livelli pi\u00f9 bassi di reddito e pi\u00f9 alti di disoccupazione.<br>La vittoria in Emila-Romagna rischia perci\u00f2 di trasformarsi in una pericolosa illusione ottica se convince il centrosinistra di poter andare avanti senza affrontare cambiamenti profondi. Fortunatamente, le voci pi\u00f9 sagge del Pd hanno almeno sedato subito il riemergere di pulsioni autolesioniste sulla legge elettorale. Dopo l\u2019esito del voto emiliano, i vedovi inconsolabili del maggioritario all\u2019italiana, non contenti dei guasti degli ultimi 25 anni, hanno ripreso l\u2019offensiva perch\u00e9 il centrosinistra faccia naufragare la positiva intesa maturata con il M5S su un sistema proporzionale con un robusto sbarramento anti-frammentazione. A loro giudizio, siccome in una regione delle nove che hanno votato dopo le ultime elezioni politiche il centrosinistra \u00e8 riuscito a sconfiggere la Lega senza l\u2019apporto del M5S, bisognerebbe virare sul sistema elettorale che chiedono Salvini e la Meloni: una genialata che avrebbe l\u2019effetto di minare ulteriormente le basi politiche dell\u2019attuale governo per andare a elezioni con un sistema che presumibilmente consegnerebbe alla destra una maggioranza sufficiente per cambiare da sola la Costituzione a suo piacimento. Al contrario, sarebbe ora una scelta intelligente quella di provare ad approvare la nuova legge elettorale proporzionale, almeno in un ramo del Parlamento, prima del referendum costituzionale fissato per il 29 marzo. In questo modo, i cittadini potrebbero pronunciarsi avendo presente il quadro istituzionale complessivo che si profila e la presumibile vittoria dei S\u00ec diventerebbe anche una sorta di legittimazione popolare del nuovo sistema elettorale.<br>Anche il coraggioso annuncio di Zingaretti di voler impegnare il Pd nella costruzione di un\u201dpartito nuovo\u201d pu\u00f2 essere soggetto a svolgimenti molto diversi. \u00c8 senz\u2019altro positivo che si riconosca la necessit\u00e0 di una svolta e di una novit\u00e0 politica a tutto tondo. Ma quale deve essere la natura di questa novit\u00e0? Il Pd \u00e8 stato costruito fin dal principio sulla base del mito dell\u2019apertura e della \u201ccontendibilit\u00e0\u201d. Il punto \u00e8 che l\u2019apertura ha dimostrato di non poter essere il surrogato di un\u2019identit\u00e0 culturale e di una visione della societ\u00e0. Se non si affronta finalmente questo nodo, il rischio \u00e8 quello di mettere in moto (come in parte avvenne dopo lo scioglimento del PCI) una carovana confusa ed esposta a ogni condizionamento esterno. Un\u2019avventura che partirebbe all\u2019insegna del \u201ccambiare tutto\u201d, ma che poi rischierebbe di lasciare irrisolte le due questioni principali che hanno progressivamente minato l\u2019autonomia politico-culturale della sinistra negli ultimi decenni: da un lato, lo scivolamento verso un \u201cprogressismo neo-liberale\u201d di impronta liberista sul terreno economico-sociale, dall\u2019altro la permeabilit\u00e0 all\u2019eterodirezione da parte di testate e gruppi editoriali in grado di imporre la loro agenda e le loro priorit\u00e0. Un serio congresso ri-costituente dovrebbe anzitutto affrontare questi due problemi cruciali, con tutto ci\u00f2 che ne consegue in termini di ripensamento della cultura politica e del modello organizzativo.<br>Romano Prodi ha invocato un cambiamento rispetto a un partito in cui decidono \u00abdieci persone\u00bb, riproponendo l\u2019idea di un soggetto politico senza tessere. Prodi, per\u00f2, e con lui Parisi e i teorici della legittimazione diretta del segretario tramite primarie aperte dovrebbero ricordare che l\u2019estremizzazione di questo modello ha aperto la strada a leadership che hanno deciso tutto non in dieci, ma in uno. Senza contare poi che, dal punto di vista dei cittadini italiani e non solo degli addetti ai lavori, il vero problema del Pd e del centrosinistra \u00e8 stato che cosa \u00e8 stato deciso, prima ancora che chi lo ha deciso\u2026<br>\u00c8 senz\u2019altro giusto lanciare un congresso costituente aperto, in grado di attrarre la partecipazione non solo dei militanti che si sono allontanati dal Pd negli ultimi anni, ma anche di energie nuove provenienti dall\u2019associazionismo, dal mondo del lavoro, dalle amministrazioni locali. Il problema \u00e8 come costruire un processo reale di coinvolgimento e di partecipazione consapevole, funzionale alla costruzione di una nuova identit\u00e0 politico-culturale. Ad esempio, le piazze delle Sardine hanno dato voce alla reazione civile di un pezzo reale della societ\u00e0 italiana e, nel contempo, hanno espresso il bisogno di una politica diversa a sinistra. Sarebbe miope non provare a capire questo fenomeno, ma davvero si pu\u00f2 chiedere ai giovani che lo hanno innescato di offrire loro da soli una risposta culturale e programmatica compiuta alle domande che quelle piazze hanno espresso? O ancora: gli amministratori locali sono ormai ci\u00f2 che resta dell\u2019antico insediamento territoriale della sinistra e, in quanto tali, un riferimento ancora pi\u00f9 prezioso. Ma possiamo pensare di affrontare uno spiazzamento ideologico e sociale della sinistra, che ha una dimensione quasi \u2018planetaria\u2019 ed \u2018epocale\u2019, riproponendo 25 anni dopo la formula del \u201cpartito dei sindaci\u201d?<br>Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di scorciatoie o di furbizie. E non basteranno stavolta neppure semplici operazioni di restyling organizzativo o comunicativo. Diversi, ad esempio, sia nel Pd sia fuori dal Pd, considerano dirimente il cambio del nome del principale soggetto del centrosinistra, affinch\u00e9 il suo congresso possa svolgere una funzione riaggregante. Ma un cambio del nome, per avere senso e non ridursi a una pura operazione di marketing, \u00e8 pi\u00f9 la conseguenza che la premessa di un processo politico reale. Il vero punto decisivo, quello in grado anche di imprimere una direzione chiara al governo e alla legislatura, \u00e8 se nel corso del 2020 ci sar\u00e0 un appuntamento democratico serio nei contenuti e capace di attrarre una parte significativa della sinistra oggi dispersa. E, soprattutto, se questo appuntamento scioglier\u00e0 finalmente il nodo dell\u2019identit\u00e0 politico-culturale di fondo: continuit\u00e0 su una linea di progressismo neo-liberale oppure svolta in chiave modernamente socialdemocratica ed ecosocialista?<br>Peraltro, se ci si libera delle caricature e si provano a comprendere le spinte storiche reali che stanno dietro fenomeni politici impensabili fino a qualche anno fa, come i movimenti giovanili a sostegno di Corbyn e di Sanders, una prospettiva ecosocialista non \u00e8 del tutto incompatibile con l\u2019idea di un nuovo \u201criformismo comunitario\u201d, su cui esponenti del cattolicesimo democratico e sociale, ma non solo, stanno iniziando a riflettere in maniera innovativa. E lo stanno facendo a partire dalla consapevolezza che il mondo post-crisi, la rivoluzione digitale e l\u2019emergenza ambientale rendono anacronistiche le ricette liberal-liberiste del trentennio precedente. Questo dialogo fra un\u2019ispirazione neo-socialdemocratica ed ecosocialista e un nuovo \u201criformismo comunitario\u201d anti-liberista pu\u00f2 davvero costruire il baricentro culturale del \u201cpartito nuovo\u201d e far rivivere in modo pi\u00f9 credibile quella in fondo che era l\u2019idea pi\u00f9 valida alla base della nascita del Pd oltre 10 anni fa, ossia il venir meno di uno steccato fra laici e cattolici. E l\u2019apporto di un cattolicesimo sociale rinnovato pu\u00f2 essere prezioso anche per evitare che una visione economica neo-socialdemocratica assuma solo l\u2019intonazione di uno statalismo dall\u2019alto, sottovalutando il ruolo essenziale delle comunit\u00e0, della cooperazione , dell\u2019auto-organizzazione sociale.<br>Il \u201cpartito nuovo\u201d deve poi trovare il modo di far partecipare e \u201csentire a casa\u201d le persone, come ha scritto efficacemente Goffredo Bettini. C\u2019\u00e8 qui qualcosa che va al di l\u00e0 delle formule organizzative e del dibattito ormai stantio tra partito leggero o pesante. \u00c8 qualcosa che ha a che fare con un sentimento di comunit\u00e0, di appartenenza a una cultura e a una visione condivisa delle cose, di radici profonde da riscoprire e, naturalmente, anche di essere riconosciuti e di contare, di sentirsi parte di un movimento reale che si \u00e8 contribuito a determinare. Una comunit\u00e0 in grado di dare una risposta sia all\u2019enorme accrescimento delle potenzialit\u00e0 di discussione e partecipazione legate alla rivoluzione digitale, sia al senso di isolamento e smarrimento che le trasformazioni contemporanee producono. Non certo, quindi, un partito senza iscritti e senza legami tra di loro, ma nemmeno un corpo chiuso e autoreferenziale, incapace di interrogare e coinvolgere saperi ed energie esterne o di costruire luoghi aperti in cui formarsi un\u2019idea su tanti aspetti di una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 mutevole e sfaccettata. Un partito che recupera un \u201cnucleo ideologico\u201d condiviso, che sa qual \u00e8 la sua direzione di marcia fondamentale, pu\u00f2 diventare anche molto pi\u00f9 pragmatico sul piano delle singole soluzioni concrete e molto pi\u00f9 duttile sul terreno della tattica politica, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019ultima scelta contingente o l\u2019ultimo editoriale di Repubblica a decidere quale sia la sua \u201canima\u201d.<br>Un \u201cpartito nuovo\u201d con un asse politico-culturale chiaro \u00e8 anche la condizione per incidere al meglio sulla crisi ed evoluzione del M5S, ormai gi\u00e0 prosciugato della sua componente pi\u00f9 conservatrice. La parte di elettorato che resta o che si \u00e8 rifugiata nell\u2019astensione difficilmente voter\u00e0 quel nuovo campo democratico, che oggi si teorizza, se questo assomiglier\u00e0 al vecchio Pd e al vecchio centrosinistra da cui essa \u00e8 scappata. Si tratta allora di contrastare i residui di antipolitica e di giustizialismo che permangono nel Movimento, ma di non puntare in maniera miope o arrogante sulla sua umiliazione o deflagrazione. Questa pu\u00f2 essere magari una strada per piegare parlamentari interessati a che la legislatura vada avanti comunque, ma non per convincere quegli elettori che hanno riconosciuto ai grillini il merito di aver sollevato una questione sociale che la sinistra sembrava aver dimenticato. E se l\u2019indebolimento politico dei 5S significher\u00e0 la loro \u2018normalizzazione\u2019 e l\u2019abbandono di istanze giuste che essi, sia pure talora con forme discutibili, avevano sollevato (dalla critica della governance economica europea alla revisione delle concessioni autostradali, dal tema dell\u2019acqua pubblica a nuovi strumenti di intervento pubblico nell\u2019economia, per fare alcuni esempi), ci\u00f2 non render\u00e0 il governo pi\u00f9 forte nel Paese, ma rischier\u00e0 di rinchiudere il livello di consenso delle forze di maggioranza nei confini del vecchio centrosinistra. Si tratta, invece, di impadronirsi di questi temi, di depurarli di ogni coloritura demagogica e di dar loro una credibile declinazione di governo. Solo cos\u00ec il nuovo campo democratico non sar\u00e0 la somma di due debolezze che si sono asserragliate nel Palazzo, ma una sintesi nuova e competitiva nel Paese.<br>Insomma, tra la svolta politica dell\u2019agosto scorso e il voto emiliano-romagnolo si \u00e8 aperta una finestra di opportunit\u00e0 per cambiare davvero e mettersi nelle condizioni di sfidare l\u2019egemonia della destra. Ma, dentro e fuori il Pd, per provare a farcela servono umilt\u00e0 e coraggio, rinunciando a grandi e piccole rendite di posizione e ragionando con la lungimiranza richiesta da questa complicata epoca di transizione che stiamo vivendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alfredo D&#8217;Attore da Striscia Rossa del 6\/2\/20202 &#8211; La vittoria del centrosinistra in Emilia-Romagna e l\u2019annuncio di Zingaretti di voler costruire un nuovo soggetto politico oltre l\u2019attuale Pd sono due notizie incoraggianti. 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