{"id":2345,"date":"2020-05-15T14:04:05","date_gmt":"2020-05-15T12:04:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2345"},"modified":"2020-05-15T14:04:06","modified_gmt":"2020-05-15T12:04:06","slug":"resistere-pensare-parlare-scrivere-una-vita-un-uomo-antonio-gramsci","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/resistere-pensare-parlare-scrivere-una-vita-un-uomo-antonio-gramsci\/","title":{"rendered":"Resistere, pensare, parlare, scrivere. Una vita, un uomo: Antonio Gramsci"},"content":{"rendered":"\n<p>di Fulvio Iannacco da Left del 6\/12\/2019 &#8211; del Pensare a Gramsci nella Roma e nell\u2019Italia di oggi, in mezzo al frastuono televisivo che continuamente fanno i \u201cprincipi\u201d di oggi, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 della mente che per me, o per alcuni, o forse per molti di noi, oggi si connette a un dolore che in verit\u00e0 non \u00e8 immediatamente comprensibile. Quasi lo vorresti schivare, ti accorgi che vorresti pensare ad altro. Si sono fidati di te chiedendoti di parlare, e a te sembra di avere la testa del tutto vuota. Vorresti aver declinato l\u2019invito: tentare di evitare il dolore sembra infatti che sia una naturale propensione della mente. La cosa ti coglie di sorpresa, sull\u2019inizio non sai di cosa si possa trattare. Eppure ricordi facilmente altre vivaci e non dolorose occasioni di studio e di discussione, negli anni, intorno al lascito teorico e morale del fondatore del Partito comunista d\u2019Italia, alla sua ricerca, alle sue intuizioni e proposte. Ricordi l\u2019entusiasmo dell\u2019accalorarsi in scontri verbali accesi di allora, le appassionate lealt\u00e0 che si riconoscono reciprocamente, i biechi tradimenti che si svelano, l\u2019ira nello scoprire, e poi nel documentare, l\u2019inganno mostruoso che intorno a questa grande figura, e in danno di tutti noi \u2013 che speravamo in una trasformazione dell\u2019Italia nella quale ci proponevamo di aver parte \u2013 alcuni piccoli uomini, fattisi grossi solo perch\u00e9 gonfiati dall\u2019alienazione religiosa che allora, dopo il 1956, cominciavamo a chiamare \u201cculto della personalit\u00e0\u201d, tessevano e avevano cominciato a tessere fin da quando Antonio, solo, troppo stanco, troppo malato, in lotta personale continua contro la depressione in agguato, era ristretto nelle galere fasciste.<br><br>Eppure, lui, aveva continuato a resistere. A pensare, a parlare, a scrivere. Non c\u2019era questo dolore di oggi, allora. C\u2019era, e c\u2019\u00e8 ancora certamente oggi, il dolore per lui, per questo nostro geniale compagno e fratello, stroncato a soli 46 anni \u2013 e noi ne abbiamo parecchi di pi\u00f9 di cos\u00ec adesso. Trasaliamo nel constatare che quel martire ci potrebbe essere figlio, ormai. Il dolore, come fresco di oggi, per la vita impossibile che, allora, il tempo e maledettamente i suoi stessi compagni gli avevano apparecchiato e alla quale non si pot\u00e9 mai sottrarre.<br><br>Per gli amori che non pot\u00e9 vivere, per i figli che non pot\u00e9 aiutare a crescere, per le gioie che gli uomini pur incontrano nel corso della propria vita e che lui non pot\u00e9 provare, per la grande bellezza del mondo che a lui fu sempre negata. Ma non \u201cquesto\u201d dolore, di cui sto cercando di dire. Un\u2019altra cosa. Allora, quando per le prime volte parlavamo di lui, e scoprivamo la sua vita coraggiosa, e ci entusiasmavamo per il suo pensiero, erano tempi che, quando un compagno cadeva, ci dicevamo che adesso avremmo raccolto noi, noi ancora vivi, la sua bandiera, la sua testimonianza, il suo lascito: che l\u2019avremmo fatto germogliare e fruttare nella vita pulsante del movimento ampio della Sinistra, senza impazienze infertili e nei tempi che sarebbero stati quelli reali, certo, ma indubitabilmente!<br><br>Era quello che chiamavamo ampliamento della conoscenza, capacit\u00e0 di progetto, intelligenza collettiva. E lealt\u00e0. Ammaestrati da esperienze drammatiche ormai alle nostre spalle, avremmo portato noi avanti, anche grazie a lui, il cammino che in lui \u2013 come in tante altre compagne e compagni \u2013 era stato cos\u00ec brutalmente stroncato da una violenza inumana di cui gli uomini \u2013 unici tra tutte le specie viventi \u2013 sono capaci. Perch\u00e9 allora, e ne eravamo proprio certi, la Sinistra, diamine, c\u2019era. Magari non sapevamo bene dove esattamente stesse. magari capivamo gi\u00e0 che in realt\u00e0 era ancora tutta da costruire o da ricostruire, ma nelle piazze che ancora si riempivano di popolo, i nostri occhi si incontravano ancora facilmente in occhi del tutto simili ai nostri!<br><br>I nostri sorrisi di allora. E ce l\u2019avremmo certamente fatta. Per lunghissimi anni, in realt\u00e0, di Gramsci si era parlato molto di pi\u00f9 all\u2019estero che in Italia, da un po\u2019 d\u2019anni anche da noi \u2013 e forse proprio in dipendenza dalla (o in reazione alla) sempre pi\u00f9 innegabile presenza nella societ\u00e0 italiana ed europea di una ricerca teorica nuovissima \u2013 si sono susseguite le pubblicazioni su di lui, e il dibattito \u00e8 sembrato molto pi\u00f9 vivo di prima. \u00c8 sembrato. Ma bisogna \u2013 \u00e8 vitale! \u2013 saper distinguere! Ci sono stati tanti lavori e opere su Gramsci che a ben vedere hanno preso voce solo dal bisogno di confondere, per giustificare e confermare la bont\u00e0 e gloria e necessit\u00e0 storica del percorso perverso che, di tradimento in tradimento, da Togliatti ci ha portati a Matteo Renzi, di sostenere e confermare l\u2019egemonia (che evidentemente si era temuto potesse vacillare di fronte a quelle nuove proposte, e a un loro possibile incontro con la prassi politica della Sinistra d\u2019allora), in quello che un tempo era il campo della Sinistra, di quelli stessi \u2013 e degli eredi di quelli stessi \u2013 che prima l\u2019avevano voluto rinchiuso in galera, che poi avevano certamente respirato di sollievo quando, davvero e definitivamente, quella mente aveva cessato di pensare, che ancora solo un momento dopo quella morte, come disgustosi avvoltoi, si erano precipitati a fare a brani il suo pensiero per piegarlo, stuprandolo, ai propri scopi politici in vista dei quali \u2013 forse per una debolezza intellettuale, ma noi diremmo piuttosto umana \u2013 quel fondamentale concetto gramsciano di egemonia \u2013 privato criminalmente di ogni contenuto di rapporto interumano \u2013 veniva inteso e deformato brutalmente in quelli non umani, e antropologicamente elementari e materiali, di \u201cpotere\u201d e di \u201cdominio\u201d.<br><br>Quelli che hanno scritto quei libri, questo dolore che dicevo prima, non lo conoscono di certo. Non sanno proprio di che cosa si possa trattare. Tanto \u00e8 vero che spesso ci sghignazzano, anzi. Ma ci sono stati altri, pochi libri, che sono stati onesti e hanno detto le verit\u00e0 che gli altri hanno continuato a celare. Nel passato ci siamo trovati a presentare quello di Mauro Canali (\u201cIl tradimento: Gramsci, Togliatti e la verit\u00e0 negata\u201d, ed. Marsilio) stasera presentiamo quello di Noemi Ghetti: Gramsci nel cieco carcere degli eretici (L\u2019Asino d\u2019oro edizioni). Che, con una sensibilit\u00e0 \u2013 non temiamo di dire \u2013 certamente ancora pi\u00f9 profonda e intelligente, ha colto altri nessi e significati finora occultati. Quel nostro dolore, nel pensare a Gramsci, ci sembra allora davvero sano e inevitabile.<br><br>Perch\u00e9 oggi una Sinistra politica, dove spendere i possibili frutti contemporanei di una riflessione e di un approfondimento del suo pensiero rivoluzionario, e all\u2019interno della quale riprendere proseguire e realizzare la sua prassi rivoluzionaria allora stroncata, oggi davvero in Italia non c\u2019\u00e8. Hai paura allora di poter arrivare a pensare che quell\u2019eroe sia morto per niente. Una Sinistra politica oggi in Italia non c\u2019\u00e8. Certo, se non c\u2019\u00e8 non potr\u00e0 che esserci, un domani: perch\u00e9 le contraddizioni \u2013 anche se un\u2019epoca tenta di annullarle o (meglio) di negarle \u2013 in realt\u00e0 non possono semplicemente e magicamente sparire! Dunque ci vogliamo fidare \u2013 sperando di non sbagliarci un\u2019altra volta \u2013 del lavorio sempre a lungo invisibile di quella \u201cvecchia talpa\u201d che dai tempi di Shakespeare era riemersa in quelli di Hegel, ma che \u2013 fortunatamente \u2013 aveva trovato poi una figura, a noi certamente \u2013 lo confessiamo volentieri \u2013 parecchio pi\u00f9 simpatica, nel \u201c18 Brumaio\u201d di Karl Marx.<br><br>La vecchia talpa della rivoluzione. Ma intanto, se ora non c\u2019\u00e8 \u2013 e prima sembrava esserci \u2013 significa per forza che c\u2019\u00e8 stato un fallimento e una sconfitta. Quando una prassi fallisce, in politica proprio come nel metodo scientifico, si dimostra conseguentemente errata anche la teoria sulla quale essa aveva fatto base. E d\u2019altra parte una prassi priva di teoria, ha sempre prodotto e sempre potr\u00e0 produrre soltanto conferma della scissione e ripetizione del fallimento. Occorre allora rimettersi al lavoro, come si disse tanto tempo fa, \u201cprovando e riprovando\u201d. Dopo la sconfitta drammatica della rivoluzione del 1848, Karl Marx, costretto dal governo francese e dalla persecuzione di tutte le polizie d\u2019Europa, si trasfer\u00ec a Londra e inizi\u00f2 l\u00ec una lunga stagione di costruzione teorica. Nel novembre del 1926 Antonio Gramsci, dopo la sconfitta del Biennio rosso, la presa del potere di Mussolini nell\u2019arco di tempo che va dal 1922 all\u2019assassinio Matteotti, all\u2019attentato Zamboni e alle leggi \u201cfascistissime\u201d del 1925, una volta costretto \u2013 e sarebbe stato fino alla morte \u2013 nelle carceri fasciste, si mise a studiare e a scrivere.<br><br>Noi oggi, dopo una lunga storia di sconfitte che fa data almeno dalla togliattiana svolta di Salerno, attraverso la morte del Sessantotto e poi il crollo dei sistemi del comunismo reale, da molto tempo ormai studiamo e facciamo ricerca teorica. Era accaduto \u201cche un giorno un uomo qualsiasi avesse scritto di una nascita umana alienata ma non perversa. Era stata spazzata via una teoria millenaria che sosteneva la natura originariamente corrotta e perversa degli esseri umani, la necessit\u00e0 dell\u2019educazione degli uomini, la rassegnazione alla nevrosi e al dolore per il naturale conflitto degli istinti umani con la societ\u00e0\u201d. Ci mettemmo al lavoro.<br><br>Era accaduto che una scoperta scientifica, la scoperta di Massimo Fagioli della nascita umana, avesse dimostrato che quell\u2019eguaglianza che la Sinistra, da quando ha preso voce, aveva nominato e sognato come \u201cChimera\u201d da perseguire, ma per un futuro imprecisato e imprecisabile, \u00e8 piuttosto la condizione ontologica di base della nostra comune specie umana, in virt\u00f9 delle dinamiche della stessa nascita biologica degli esseri umani, di una capacit\u00e0 di reagire e di una capacit\u00e0 di fantasia ad essa connesse che ci caratterizzano. Di tutti gli esseri umani, donne e uomini \u2013 prima di tutto: l\u2019unica vera differenza che nella specie c\u2019\u00e8 \u2013 ma poi e per esempio di \u201cpalestinesi\u201d e \u201cisraeliani\u201d, per restare nell\u2019attualit\u00e0 di questi giorni, o magari di \u201canglosassoni\u201d e di \u201ccinesi\u201d, di \u201cmigranti\u201d e di cos\u00ec detti \u201cautoctoni\u201d, o di \u201cproletari\u201d e di \u201cborghesi\u201d. A noi dunque adesso tocca una lontananza paradossalmente \u201caristocratica\u201d, persino fisica, radicale e intollerante, da proprio TUTTA quella \u201csoi-disant\u201d Sinistra di oggi o che ancora pretenderebbe di dirsi tale (mentre spesso dice anche \u2013 non proprio coerentemente! \u2013 che oggi non ci sarebbe pi\u00f9 una vera differenza tra \u201csinistra\u201d e \u201cdestra\u201d).<br><br>Quando qualcosa che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 dice pertinacemente di esserci \u2013 e qualcuno ci casca sempre \u2013 dice il falso, e la situazione \u00e8 certamente persino peggiore. Quella *soi-disant* Sinistra politica italiana di oggi in realt\u00e0 si prostra tutti i giorni servilmente e vergognosamente davanti a papi vescovi e preti, i pi\u00f9 feroci nemici dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 come scriveva Antonio Gramsci -, propone continuamente immagini deformate e terribili dell\u2019umano reso disumano, e si alimenta nel frattempo sempre volentieri degli avanzi rimasticati e ripugnanti delle mense di capitalisti, faccendieri, finanzieri e criminali vari. Ogni epoca ha il suo compito da svolgere per il progresso umano, e questo oggi \u00e8 senza dubbio il nostro. Un tempo avremmo detto \u2013 ma lo diciamo ancora \u2013 a noi spetta \u201caffilare le armi della critica\u201d. A noi oggi spetta un indispensabile e necessarissimo lavoro culturale e teorico, che infatti facciamo e stiamo facendo.<br><br>Per la verit\u00e0 con davvero inattesi \u2013 da noi stessi.! \u2013 grandi risultati e successi. Fra pochi giorni celebreremo i nostri quaranta anni di ricerca al Castello Sforzesco di Milano, e all\u2019Aula Magna della Sapienza di Roma, il pi\u00f9 grande Ateneo d\u2019Europa. Questa ricerca non poteva riuscire \u2013 ce lo dicevano tutti \u2013 e invece \u00e8 riuscita! Di Gramsci allora, per continuare questa ricerca, ci serve quasi tutto: la intransigente laicit\u00e0, di fronte al servile prostrarsi davanti al Vaticano di tanti oggi, la capacit\u00e0 di studio e di fatica personale, di fronte alla stupidit\u00e0 e all\u2019ignoranza abissale dominante, l\u2019intelligenza e la profondit\u00e0 di pensiero, di fronte alla totale fatuit\u00e0 autoreferenziale e alla assoluta vacuit\u00e0 di quelli che ci parlano dagli schermi televisivi, la coerenza e la seriet\u00e0 di una proposta di costruzione di una egemonia culturale della Sinistra sullo stato delle cose presenti che faccia base sulla partecipazione dell\u2019altro, sulla ricerca di un consenso attivo dei propri simili e non sul decisionismo autistico e neo-fascista dei nostri governanti di oggi, la capacit\u00e0 di emozione e di riferimento costante a quanto nella realt\u00e0 umana non \u00e8 riconducibile all\u2019utile e al conveniente, ma sa legarsi a immagini femminili e irrazionali che sono la nostra pi\u00f9 intima e vera realt\u00e0 umana.<br><br>Viviamo in tempi abbastanza terribili, l\u2019inumano, \u201ctranquillamente\u201d e dovunque, pare avere la meglio sull\u2019umano. Chi ci dice che questo \u00e8 il migliore dei mondi possibile, ci \u00e8 nemico e odioso. Talvolta, francamente anche noi, serenamente ridiamo di fronte alle pagliacciate del potere che i media ci impongono quotidianamente, ma, non affatto convinti che basti una risata a seppellire quei mostri, perseveriamo nella nostra ricerca intransigente, memori dell\u2019ammonimento di Altan quando ci ha detto \u201cAttenzione ai pagliacci: possono diventare feroci\u201d. E memori per\u00f2 anche dell\u2019unica frase di Lenin che ancora ci piace, senza riserve: \u201cChe la pazienza e l\u2019ironia sono le doti migliori di un rivoluzionario\u201d. Il libro di Noemi Ghetti, del tutto all\u2019interno di questo percorso, \u00e8 dunque davvero importante per noi. E le vogliamo bene per averlo scritto. E sostenuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fulvio Iannacco da Left del 6\/12\/2019 &#8211; del Pensare a Gramsci nella Roma e nell\u2019Italia di oggi, in mezzo al frastuono televisivo che continuamente fanno i \u201cprincipi\u201d di oggi, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 della mente che per me, o per alcuni, o forse per molti di noi, oggi si connette a un dolore che in verit\u00e0 non \u00e8 immediatamente comprensibile. Quasi lo vorresti schivare, ti accorgi che vorresti pensare ad altro. 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