{"id":2331,"date":"2020-05-15T12:57:35","date_gmt":"2020-05-15T10:57:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2331"},"modified":"2020-05-15T12:57:36","modified_gmt":"2020-05-15T10:57:36","slug":"bosnia-erzegovina-migranti-intrappolati-senza-via-duscita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/bosnia-erzegovina-migranti-intrappolati-senza-via-duscita\/","title":{"rendered":"Bosnia Erzegovina: migranti intrappolati senza via d\u2019uscita"},"content":{"rendered":"\n<p>di Jean-Arnault D\u00e9rens, Simon Rico da BalcaniCaucaso del 05\/12\/2019 &#8211; La denuncia, fortissima, \u00e8 arrivata ieri da parte della Commissaria per i diritti umani del Coe Dunja Mijatovi\u0107: &#8220;Va chiuso. Qui della gente morir\u00e0&#8221;. Un reportage dal campo migranti di Vu\u010djak, Bosnia Erzegovina. Ognuno si \u00e8 coperto come meglio ha potuto. Alcuni si sono messi una coperta sulle spalle, un uomo tiene in mano uno strano ombrello verde. Tutti portano uno zaino sulle spalle e un piumino a tracolla. Si congedano brevemente dai loro compagni che restano nel campo di Vu\u010djak. Sono 25 i migranti che questo pomeriggio nebbioso partiranno verso il confine croato, raggiungibile in meno di un\u2019ora di cammino, per tentare \u201cthe game\u201d, ovvero l\u2019attraversamento, molto rischioso, del confine con la Croazia, ed entrare nell\u2019UE. \u201cHo gi\u00e0 provato ad attraversare [il confine] sei volte\u201d, racconta un giovane pakistano di nome Muhammad. \u201cOgni volta che ci fermano, i poliziotti croati ci ordinano di tirare fuori i nostri cellulari e poi li rompono. Inoltre, dobbiamo dare loro tutti i soldi che abbiamo. Poi bruciano le nostre borse, i nostri vestiti caldi e le nostre scarpe. Dopodich\u00e9 ci portano alla frontiera con la Bosnia Erzegovina\u201d.<br>Chiudetelo!<br>&#8220;Questo campo dovrebbe essere chiuso senza indugio&#8221;, ha ieri dichiarato il commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa Dunja Mijatovi\u0107 durante una sua visita a Vu\u010djak. Anche le ONG denunciano un &#8220;incubo&#8221;, mentre migranti e rifugiati hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro le catastrofiche condizioni di vita a cui sono obbligati. &#8220;Morir\u00e0 della gente &#8211; ha affermato la Mijatovi\u0107 &#8211; non \u00e8 un luogo dove possano vivere degli esseri umani&#8221;.<br>Nonostante i ripetuti maltrattamenti da parte della polizia croata, Muhammad tenter\u00e0 di nuovo \u201cthe game\u201d non appena avr\u00e0 messo insieme un po\u2019 di soldi. Stando alle sue parole, ci vogliono 300 euro per un viaggio di dieci giorni a piedi, per raggiungere la Slovenia, soldi che non vanno usati per pagare i trafficanti, bens\u00ec per comprare il nuovo cellulare, i nuovi vestiti e il cibo.<br>Vu\u010djak, viaggio al termine dell\u2019inferno<br>Il campo di Vu\u010djak \u00e8 stato aperto il 16 giugno scorso sul sito di una vecchia discarica, molto inquinato (soprattutto a causa delle emissioni di metano), situato a una decina di chilometri da Biha\u0107, nel nord-ovest della Bosnia Erzegovina. Il confine con la Croazia \u00e8 situato a un\u2019ora di cammino, in mezzo alle montagne. Durante la guerra degli anni Novanta, questi territori furono aspramente contesi e l\u2019area intorno al campo \u00e8 tuttora disseminata di mine. Durante l\u2019estate l\u2019intera zona era infestata da serpenti. Con l\u2019arrivo dell\u2019autunno sono comparsi i cinghiali che ogni notte arrivano, in cerca di cibo, fino alle tende dei migranti fornite dalla Mezzaluna Rossa turca. Attualmente tra 800 e 1000 migranti dormono in questo letamaio, in mezzo all\u2019immondizia. Tutti maschi, che sono stati lasciati fuori dai campi sovraffollati di Biha\u0107 e Velika Kladu\u0161a, gestiti dall\u2019Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che attualmente ospitano solo i minori e le famiglie.<br>Secondo Nihal Osman, coordinatrice di Medici Senza Frontiere in Bosnia Erzegovina, attualmente nel cantone Una-Sana sono presenti circa 7000-8000 migranti: 3200 migranti sono accolti nei centri di accoglienza di Bira, Miral, Sedra e Bori\u0107i, mentre pi\u00f9 di 4000 vivono nelle case o nelle fabbriche abbandonate, oppure nelle tende del campo di Vu\u010djak. Il bagno all\u2019interno del campo \u00e8 terrificante.<br>Dopo il fallito tentativo di attraversare il confine bosniaco-croato, molti rifugiati ritornano nel campo di Vu\u010djak con ferite, causate da maltrattamenti da parte della polizia croata. Quasi tutti i migranti presenti nel campo soffrono di diarrea e di malattie della pelle, compresa la scabbia. Ogni giorno il comune di Biha\u0107 distribuisce 10.000 litri di acqua al campo, ma le docce all\u2019aperto sono piene di immondizia. Gli ospiti del campo devono fare i loro bisogni all\u2019aperto: i bagni sono fuori uso ormai da molto tempo. A causa delle umide nebbie autunnali, di notte la temperatura gi\u00e0 scende sotto lo zero. Molti migranti hanno l\u2019influenza, mentre MSF ha registrato numerosi casi di tubercolosi e di AIDS. \u201cSe queste persone dovessero rimanere all\u2019aperto, come oggi, alcune di loro moriranno quest\u2019inverno\u201d, avverte Nihal Osman, aggiungendo: \u201cQui le temperature possono scendere sotto i -20\u00b0C e i fuochi accesi con rami non basteranno\u201d.<br>MSF non interviene all\u2019interno del campo, per non legittimarne l\u2019esistenza. Per assicurare il proseguimento della sua missione umanitaria, il personale di MSF opera in una piccola clinica allestita in un villaggio nei pressi del campo, nonostante l\u2019ostilit\u00e0 dei residenti.<br>\u201cDobbiamo essere discreti. Finiamo alle 15, prima che la gente torni dal lavoro\u201d, spiega Nihal Osman. Solo la Croce Rossa di Biha\u0107 distribuisce un pasto al giorno ai rifugiati nel campo di Vu\u010djak: il giorno in cui abbiamo visitato il campo il pasto era composto da un mestolo di riso, un po\u2019 di rag\u00f9 di carne, qualche magra fetta di pane e un litro di acqua gassata. Gi\u00e0 a partire dall\u2019estate, alcune organizzazioni internazionali hanno iniziato a fare pressione sulle autorit\u00e0 bosniache affinch\u00e9 trovassero un\u2019altra sistemazione per i migranti, ma le autorit\u00e0 sono rimaste sorde agli appelli. \u201cTutti si sono focalizzati sullo scandalo umanitario a Vu\u010djak\u201d afferma Osman, \u201cma questo \u00e8 un problema europeo. Sempre pi\u00f9 persone percorrono la rotta balcanica e il cantone di Biha\u0107 ne \u00e8 lo sbocco naturale\u201d. La citt\u00e0 di Biha\u0107, situata all\u2019estremo nord-ovest della Bosnia Erzegovina, \u00e8 infatti la citt\u00e0 bosniaca pi\u00f9 vicina alla Slovenia e all\u2019Italia, paesi che tutti i migranti ammassati nel cantone Una-Sana aspirano di raggiungere, per chiedere asilo e poi proseguire il loro viaggio in paesi dell\u2019Europa occidentale e settentrionale. Nel 2019 in Bosnia Erzegovina sono stati registrati 28.327 arrivi, quasi 5000 in pi\u00f9 rispetto al 2018 e quasi 30 volte di pi\u00f9 rispetto al 2017. In Europa, solo in Grecia \u00e8 stato registrato un numero maggiore di arrivi. La Bosnia Erzegovina ha ormai superato l\u2019Italia e la Spagna per numero di arrivi di migranti.<br>Migranti vittime dei calcoli politici<br>Ricordando la loro esperienza personale durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995, gli abitanti del cantone Una-Sana per molto tempo hanno dimostrato ospitalit\u00e0 e solidariet\u00e0 nei confronti dei rifugiati bloccati in questo vicolo cieco lungo la rotta balcanica. Oggi, tuttavia, prevalgono i sentimenti di sconforto e disperazione. Nelle ultime settimane a Biha\u0107 si sono svolte diverse manifestazioni contro i migranti, mentre le autorit\u00e0 locali continuano ad ostacolare l\u2019attivit\u00e0 delle poche organizzazioni umanitarie presenti sul campo, come Medici Senza Frontiere. E sono i rifugiati a pagare il prezzo pi\u00f9 alto per gli scontri politici tra le autorit\u00e0 locali e quelle di Sarajevo.<br>Il controllo delle frontiere e la gestione delle migrazioni rientrano formalmente sotto la competenza delle istituzioni centrali della Bosnia Erzegovina, in particolare del ministero della Sicurezza, ma il cantone Una-Sana, che ha il suo ministero dell\u2019Interno, ricade nel territorio della Federazione BiH, una delle due entit\u00e0 che costituiscono la Bosnia Erzegovina. Le autorit\u00e0 del cantone Una-Sana sostengono di essere state abbandonate dalle autorit\u00e0 federali e lasciate sole ad affrontare la crisi dei migranti. La loro politica mira a rendere ancora pi\u00f9 difficili le condizioni di vita dei migranti al fine di scoraggiarli dal restare nella zona. Due settimane fa, le autorit\u00e0 cantonali hanno impedito la libera circolazione dei rifugiati. I rifugiati fermati in strada dalla polizia vengono immediatamente portati nel campo di Vu\u010djak.<br>Anche l\u2019Organizzazione internazionale per le migrazioni, che gestisce i campi ufficiali di accoglienza in Bosnia Erzegovina, cerca di ricollocare i migranti bloccati nel cantone Una-Sana, chiedendo che vengano aperti altri campi ufficiali nella Bosnia centrale, nei dintorni di Tuzla o Sarajevo. \u00c8 poco probabile che questa strategia porti a risultati concreti, e nel frattempo Biha\u0107 resta \u201cla porta d\u2019ingresso\u201d in Croazia. Pochi migranti osano avventurarsi verso nord, nel territorio della Republika Srpska, le cui autorit\u00e0 perseguono una politica di fermezza assoluta nei confronti dei rifugiati, rifiutandosi di allestire i centri di accoglienza.<br>Nei campi ufficiali, l\u2019OIM promuove programmi di rimpatrio volontario. Molti operatori umanitari sostengono che l\u2019OIM non si sia impegnata nel fornire una risposta umanitaria alla crisi dei migranti, ma piuttosto nel contribuire alla \u201cgestione delle migrazioni\u201d, ovvero alle politiche finalizzate a scoraggiare i rifugiati dal tentare di raggiungere l\u2019Unione europea. Gli operatori umanitari sono inoltre stupiti dal silenzio quasi totale dell\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), che sembra aver trasferito le sue competenze all\u2019OIM. Nemmeno il Comitato internazionale della Croce Rossa \u00e8 presente sul territorio del cantone Una-Sana, solo alcune sezioni nazionali hanno inviato le loro \u00e9quipe.<br>\u201cLe autorit\u00e0 locali vogliono che queste persone se ne vadano altrove, affermando che ci sono troppi migranti da gestire sul loro territorio\u201d, sottolinea Hannu Pekka Laiho, membro della missione di osservazione della Croce Rossa finlandese. \u201cIl problema \u00e8 che tutti gli attori coinvolti in questa crisi giocano a scaricabarile, sia i bosniaci che l\u2019OIM e l\u2019Unione europea&#8221;.<br>Appoggiandosi al suo bastone, un vecchio uomo si commuove per la sorte dei rifugiati bloccati a Vu\u010djak. \u201cTutti vogliono sbarazzarsi di Vu\u010djak. Nel frattempo, queste persone sono semplicemente lasciate a se stesse. C\u2019\u00e8 una tensione palpabile, ma mi stupisce che la situazione non sia ancora peggiore, viste le condizioni in cui vivono questi uomini. Ogni giorno per chiedono se verranno aperti nuovi campi in Bosnia o in Croazia, e io non possono dare loro alcuna risposta concreta\u201d.<br>Una lunga odissea attraverso i Balcani<br>Nel campo di Vu\u010djak dominano due nazionalit\u00e0, gli afghani e i pakistani. Non si parlano tra loro e ogni gruppo occupa la sua zona. I magrebini, malvisti, non osano restare nel campo e si rifugiano nelle case abbandonate. Quest\u2019estate un palestinese \u00e8 stato ucciso a colpi di coltello. Nel campo ci sono anche alcuni migranti provenienti dall\u2019India e tre senegalesi. Djallo, 33 anni, \u00e8 originario di K\u00e9dougou, una citt\u00e0 situata nel sud-est del Senegal vicino al confine con la Guinea e con il Mali. Djallo \u00e8 prima arrivato in Turchia, per poi raggiungere la Grecia, dove \u00e8 rimasto due anni lavorando nelle fattorie. Dopo aver messo da parte i soldi sufficienti, ha intrapreso la rotta balcanica, sperando di raggiungere l\u2019Unione europea.<br>Djallo racconta dettagliatamente le tappe della sua lunga odissea balcanica. Ha attraversato illegalmente le frontiere della Macedonia del Nord, e poi quelle della Serbia, pagando ogni volta diverse centinaia di euro ai trafficanti. A Pre\u0161evo, nel sud della Serbia, alcuni pakistani gli hanno venduto per dieci euro una falsa ricevuta della richiesta di asilo presentata in Serbia, mentre la richiesta di asilo \u00e8 gratuita. Poi ha pagato 150 euro per attraversa il fiume Drina, che separa la Serbia e la Bosnia Erzegovina, per poi arrivare a Biha\u0107 con l\u2019autobus e ormai da pi\u00f9 di un mese si trova nel campo di Vu\u010djak.<br>\u201cNel nord della Macedonia sono rimasto bloccato in un villaggio dove tengono i rifugiati finch\u00e9 le loro famiglie non mandano i soldi\u201d, racconta Djallo, tremante nel suo cappotto logoro, con ciabatte di plastica in piedi. Due giorni prima della nostra conversazione, Djallo \u00e8 stato riportato nel campo di Vu\u010djak, dopo essere stato forzatamente respinto dalla Croazia. \u201cAbbiamo camminato dieci giorni con un gruppo di pakistani e afghani. Ci hanno fermati vicino alla Slovenia e ci hanno riportati qui. Non ho opposto alcuna resistenza, ma i poliziotti mi hanno preso tutto. Disperato, senza un soldo, Djallo pensa di tornare indietro. Almeno fino alla Grecia perch\u00e9 \u201cl\u00ec almeno \u00e8 possibile lavorare e guadagnare un po\u2019 di soldi\u201d. La polizia croata cerca di scoraggiare i migranti dal proseguire il loro viaggio. Zagabria ha ricevuto i complimenti dai suoi partner europei per la \u201cbuona gestione\u201d delle frontiere e a breve potrebbe entrare nell&#8217;area Schengen.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Jean-Arnault D\u00e9rens, Simon Rico da BalcaniCaucaso del 05\/12\/2019 &#8211; La denuncia, fortissima, \u00e8 arrivata ieri da parte della Commissaria per i diritti umani del Coe Dunja Mijatovi\u0107: &#8220;Va chiuso. Qui della gente morir\u00e0&#8221;. Un reportage dal campo migranti di Vu\u010djak, Bosnia Erzegovina. Ognuno si \u00e8 coperto come meglio ha potuto. Alcuni si sono messi una coperta sulle spalle, un uomo tiene in mano uno strano ombrello verde. Tutti portano uno zaino sulle spalle e un piumino a tracolla. 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