{"id":2329,"date":"2020-05-15T12:56:42","date_gmt":"2020-05-15T10:56:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2329"},"modified":"2020-05-15T12:56:43","modified_gmt":"2020-05-15T10:56:43","slug":"la-crisi-italiana-e-il-golpe-in-cile-quando-in-segreto-berlinguer-incontrava-moro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/la-crisi-italiana-e-il-golpe-in-cile-quando-in-segreto-berlinguer-incontrava-moro\/","title":{"rendered":"La crisi italiana e il golpe in Cile, quando in segreto Berlinguer incontrava Moro"},"content":{"rendered":"\n<p>di Miguel Gotor da StrisciaRossa del 2\/12\/2019 &#8211; \u00abChi sar\u00e0 l\u2019Allende italiano?\u00bb. Il dialogo tra Berlinguer e Moro. Sempre in ambito internazionale, l\u2019assassinio in Cile, l\u201911 settembre 1973 del presidente socialista della Repubblica Salvador Allende e la presa del potere da parte del generale Augusto Pinochet, con un colpo di Stato sostenuto dall\u2019amministrazione statunitense repubblicana, scossero l\u2019opinione pubblica nazionale. In molti erano persuasi che una simile sorte autoritaria sarebbe toccata anche all\u2019Italia e i principali quotidiani cominciarono a chiedersi \u00abChi sar\u00e0 l\u2019Allende italiano?\u00bb. Tra i possibili candidati allo scomodo ruolo, il nome pi\u00f9 gettonato era quello del comunista Berlinguer o, in alternativa, del democristiano Moro. Il segretario del Pci nell\u2019ottobre 1973, sull\u2019onda della crisi cilena e della sua soluzione golpista, scrisse tre articoli per la rivista \u00abRinascita\u00bb, in cui lanci\u00f2 la strategia del compromesso storico, ossia di un\u2019alleanza con la Dc, in grado di provare a risolvere la crisi italiana. Ad aumentare il carattere prudenziale del compromesso storico vi era il dato di fatto che Berlinguer era rientrato da pochi giorni da un viaggio in Bulgaria, ove egli era persuaso di avere sofferto un attentato, organizzato dai servizi segreti locali, e mascherato da incidente automobilistico, nel quale era morto l\u2019interprete. Per ragioni di opportunit\u00e0 il segretario del Pci, il quale mentre scriveva i suoi articoli per \u00abRinascita\u00bb era ancora convalescente a causa dei postumi dell\u2019attentato, lasci\u00f2 che si accreditasse l\u2019idea di un incidente fortuito, una versione ufficiale che resistette fino al 1991. Ma Berlinguer sapeva bene che l\u2019Unione sovietica non vedeva di buon occhio la politica europeista del suo Pci, incentrata su un graduale allentamento dei legami con Mosca in nome della ricerca di una via italiana al socialismo che potesse dimostrare agli altri Paesi del Patto di Varsavia che un Partito comunista poteva prendere il potere a suon di voti popolari, per via democratico-parlamentare.<br>Come abbiamo visto, l\u2019elaborazione di questo disegno avveniva in un contesto interno segnato dagli attentati in serie della strategia della tensione e dal radicalizzarsi delle azioni sovversive dell\u2019antifascismo militante della sinistra extraparlamentare, in una situazione cio\u00e8 ove il fronte reazionario come quello rivoluzionario \u2013 per ragioni opposte ma convergenti \u2013 si rivelavano comunemente interessati a schiacciare ogni tentativo di politica gradualistica e riformatrice in Italia. Senza dimenticare che questi fatti accadevano mentre in Europa continuavano a convivere tre dittature fasciste, dalla Spagna, al Portogallo, alla Grecia: la fragile Italia era l\u2019unico Paese mediterraneo a mancare all\u2019appello, come se ai popoli latini si addicesse di pi\u00f9 la sferza dell\u2019autoritarismo che non il libero gioco democratico.<br>Berlinguer era divenuto segretario del Pci nel 1972 e, nel corso dell\u2019anno successivo, aveva rivolto il suo sguardo in particolare all\u2019indirizzo del mondo giovanile, coinvolto nella sinistra extraparlamentare, sempre pi\u00f9 incerto, e persino ambiguo, davanti alla scelta di compiere il salto decisivo nel baratro della lotta armata. La sua proposta di realismo e di militanza per molti di loro segn\u00f2 il momento dell\u2019ultima chiamata (\u00abentrate e cambiateci\u00bb disse Berlinguer), ossia la scelta di impegnarsi seriamente nell\u2019agire politico in un partito popolare e di massa. A condizione, per\u00f2, di abbandonare il movimentismo studentesco e operaio, praticato dal 1968 in poi, che stava imboccando una strada sovversiva, in cui avrebbe avuto piena cittadinanza la violenza difensiva e d\u2019attacco fino alla pratica dell\u2019omicidio politico. Berlinguer si pose l\u2019obiettivo strategico di separare la destra dai moderati e di fare uscire il Pci dal lungo isolamento cui l\u2019esperienza del centrosinistra lo aveva relegato.<br>Nello stesso giro di anni proprio Moro elabor\u00f2 una strategia autonoma ma dialogante con quella del compromesso storico: pur nella notevole differenza di valori e di prospettive, davanti alla drammatica evoluzione della crisi italiana, era giunto per entrambi il tempo di costruire ponti, non di continuare a scavare fossati tra le due forze politiche pi\u00f9 popolari del Paese. L\u2019obiettivo comune era quello di portare gradualmente l\u2019Italia oltre le colonne d\u2019Ercole della Guerra fredda.<br>Intendiamoci: Moro e Berlinguer avevano in prospettiva un\u2019idea agli antipodi sullo sviluppo che avrebbe dovuto assumere il sistema politico nazionale e forse il tragico incrocio dei loro destini li ha fatti sembrare, a posteriori, pi\u00f9 affini di quanto lo siano stati in realt\u00e0. Entrambi guardavano lontano, ma in direzioni diverse. Per Moro il periodo di collaborazione con Berlinguer era funzionale a far respirare la Dc, a costringere la presunta diversit\u00e0 del Pci a confrontarsi con la concreta pratica di governo e a costruire un nuovo assetto politico in cui, dopo una fase, anche breve, di coabitazione alla guida del Paese, i democristiani e i comunisti sarebbero tornati a essere alternativi. Per Berlinguer, invece, influenzato dal pensiero dell\u2019intellettuale cattolico e comunista Franco Rodano e dallo storicismo di Gramsci e dalla sua teoria del \u00abblocco storico\u00bb, il compromesso non avrebbe dovuto rappresentare una mera operazione di governo, ma assumere i caratteri di una svolta epocale, stabilendo la base di un nuovo assetto non soltanto politico, bens\u00ec anche sociale in cui, grazie al contributo dinamico dei cattolici e dei comunisti, l\u2019Italia superasse la crisi in cui si era avvitata. Inoltre, per Berlinguer la scelta del compromesso storico non significava rinunciare alla ricerca di una via italiana al socialismo, anzi esso avrebbe dovuto costituire una fase di quel percorso che passava anche attraverso la messa in discussione della logica dei blocchi contrapposti determinata dalla Guerra fredda. Questa lettura distensiva del processo politico e diplomatico internazionale costitu\u00ec l\u2019autentico terreno di incontro tra le due personalit\u00e0, un punto di vista che per entrambi si trasform\u00f2 in una rivendicazione tenace e orgogliosa, si direbbe patriottica, dell\u2019autonomia della sovranit\u00e0 italiana e delle sue classi dirigenti.<br>Berlinguer e Moro, secondo la testimonianza del dirigente comunista Luciano Barca, iniziarono a incontrarsi riservatamente con una certa regolarit\u00e0 dal dicembre 1971 in poi . Di l\u00e0 dalle diversit\u00e0 politiche e di temperamento, i due leader erano accomunati dal fatto di avere dei figli impegnati nei movimenti di contestazione del periodo e, perci\u00f2, erano giocoforza attenti ai cambiamenti in atto nella sensibilit\u00e0 del mondo giovanile.<br>Il cuore del compromesso storico era di evitare \u00abuna saldatura stabile e organica tra il centro e la destra\u00bb e in questo gli obiettivi di Berlinguer erano convergenti con quelli di Moro, il quale nel 1978, riflettendo sulla propria esperienza durante la prigionia brigatista, avrebbe scritto che l\u2019unico scopo della sua azione politica era stato di \u00abimpedire l\u2019involuzione moderata della Dc e mantenere aperto il suo rapporto con le grandi masse popolari\u00bb .<br>In quest\u2019ottica, dal giugno 1973, dopo il fallimento del governo centrista di Andreotti con i liberali, Moro, che stava sempre pi\u00f9 assumendo le vesti di un autentico demiurgo della politica italiana (sino a esserne definito \u00abl\u2019orologiaio\u00bb), rientr\u00f2 in campo e scelse il segretario del Pci come interlocutore privilegiato per realizzare il suo disegno della solidariet\u00e0 nazionale. Il nuovo governo, guidato da Rumor, segn\u00f2 il ritorno dei socialisti in maggioranza e dur\u00f2 fino al novembre 1974, ma si limit\u00f2 ad avere un valore transitorio, funzionale a prospettare nuovi equilibri.<br>Negli stessi mesi, in reazione al dispiegarsi del progetto che andava stagliandosi all\u2019orizzonte, l\u2019offensiva degli avversari, a destra come a sinistra, sub\u00ec il salto di qualit\u00e0 decisivo.<br>1 G Fasanella e C. Incerti, Sofia 1973: Berlinguer deve morire, Fazi, Roma, 2005, pp. 11 e segg.G .<br>2 L. Barca, Cronache dall\u2019interno del vertice del Pci, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, vol. II, pp. 489, 503, 523-26 sgg.<br>3 Il memoriale di Aldo Moro (1978). Edizione critica, a cura di F. Biscione, M. Di Sivo, S. Flamigni, M. Gotor, I. Moroni, A. Padova e S. Twardzik, coordinamento di M. Di Sivo, Direzione generale degli archivi- De Luca editori d\u2019arte, Roma, 2019, p. 236.<br>Da L\u2019Italia nel Novecento. Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon di Miguel Gotor (Einaudi, 2019)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Miguel Gotor da StrisciaRossa del 2\/12\/2019 &#8211; \u00abChi sar\u00e0 l\u2019Allende italiano?\u00bb. Il dialogo tra Berlinguer e Moro. Sempre in ambito internazionale, l\u2019assassinio in Cile, l\u201911 settembre 1973 del presidente socialista della Repubblica Salvador Allende e la presa del potere da parte del generale Augusto Pinochet, con un colpo di Stato sostenuto dall\u2019amministrazione statunitense repubblicana, scossero l\u2019opinione pubblica nazionale. 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