{"id":2327,"date":"2020-05-15T12:56:11","date_gmt":"2020-05-15T10:56:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=2327"},"modified":"2020-05-15T12:56:12","modified_gmt":"2020-05-15T10:56:12","slug":"la-disuguaglianza-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2020\/05\/15\/la-disuguaglianza-e-politica\/","title":{"rendered":"La disuguaglianza \u00e8 politica"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alfio Mastropaolo da Sbilanciamoci del 5\/12\/2019 &#8211; Specchio della diseguaglianza economica \u00e8 quella politica, anche dall\u2019abbandono dei partiti, in particolare di sinistra, ormai dediti alla rappresentanza occasionale, dell\u2019attivit\u00e0 di fidelizzazione degli elettori, e manutenzione democratica. Alle radici del populismo, ma anche dei \u201cgilet jaunes\u201d e delle sardine. Da qualche anno a questa parte \u2013 era ora! \u2013 il tema della disuguaglianza socioeconomica \u00e8 tornato all\u2019ordine del giorno. Si \u00e8 accumulata una letteratura imponente, su cui internazionalmente spicca il contributo di Thomas Piketty, ma alla quale in Italia hanno offerto contributi di pregio Maurizio Franzini, Elena Granaglia, Mario Pianta, Michele Raitano e altri ancora. Un\u2019attivit\u00e0 di riflessione e sensibilizzazione sul tema la sta svolgendo il Forum delle disuguaglianze e delle diversit\u00e0. Ultimamente un\u2019assise del Pd ha dato la parola a Fabrizio Barca, che \u00e8 tra gli animatori del Forum, il quale a questo argomento ha dedicato la sua relazione. Per sua natura, il capitalismo produce disuguaglianze socioeconomiche, e anzi vive di esse, cos\u00ec come di sfruttamento e oppressione. Ma lo Stato e la politica hanno rinunciato ad ogni credibile azione di contrasto. Come avevano fatto con discreti risultati, ancorch\u00e9 imperfetti, nella lunga stagione del dopoguerra.<br>Se non che, quantunque ottenga assai meno attenzione, non meno rilevante \u00e8 l\u2019incremento della disuguaglianza politica, la quale, a rifletterci sopra, \u00e8 tanto effetto della disuguaglianza economica quanto suo fondamentale presupposto.<br>Mentre vi sono ceti che dispongono di molteplici possibilit\u00e0 di farsi valere nell\u2019arena politica, vi sono segmenti larghissimi di societ\u00e0 palesemente indifesi, ovvero privi di rappresentanza politica, politicamente diseguali e abbandonati alla disuguaglianza economica, che ha pure un valore politico. La responsabilit\u00e0 \u00e8 principalmente dei partiti. I quali, forse perch\u00e9 convinti della superiorit\u00e0 delle tecnologie comunicative, hanno adottato una tecnica di rappresentanza che potremmo definire \u00aboccasionale\u00bb. Puntano ad attrarre gli elettori sfruttando vuoi la capacit\u00e0 seduttiva dei loro leader, vuoi circostanze contingenti: un episodio criminale, un\u2019ondata di sbarchi, lo scandalo suscitato da qualche indagine giudiziaria e via di seguito.<br>Convertiti alla rappresentanza occasionale, i partiti hanno del tutto revocato l\u2019attivit\u00e0 di fidelizzazione degli elettori, ovvero di raggruppamento e manutenzione democratica che un tempo svolgevano capillarmente: istituendo intorno a una concezione del mondo e a un progetto di societ\u00e0 condivisi appartenenze collettive robuste e temibili, eventualmente da mobilitare. Con queste modalit\u00e0 i partiti socialisti e comunisti riducevano la disuguaglianza politica e contrastavano i potentati economici. Pure i partiti moderati e conservatori, per ragioni di concorrenza, attenuavano la disuguaglianza politica, bench\u00e9 avvalendosi di tecniche diverse, sfruttando cio\u00e8 le appartenenze religiose, quelle clientelari e quant\u2019altro. Anch\u2019essi, in maniera diversa, erano in grado di contrastare i potentati economici e di difendere i loro elettori. In buona sostanza: i partiti hanno sconfessato l\u2019impegno che si erano assunti con l\u2019istituzione del suffragio universale, che era stato introdotto appunto con la promessa di compensare le disuguaglianze istituite dal mercato.<br>\u00c8 in coerenza cambiato il significato del voto. Sempre meno \u00e8 gesto di conferma di comune appartenenza, compiuto in solido con altri, sempre pi\u00f9 \u00e8 segno di preferenza individuale per un leader e una squadra di governo, i quali potranno liberamente interpretare la somma dei consensi espressi uti singuli da chi li ha votati. Ove non bastasse, un altro colpo all\u2019uguaglianza politica l\u2019ha inferto l\u2019emarginazione dei sindacati. Frutto del declino dell\u2019occupazione e della precarizzazione del lavoro, che hanno spuntato quell\u2019arma formidabile contro la disuguaglianza politica che era lo sciopero. Ma pure del rifiuto dei partiti, inclusi quelli di sinistra, d\u2019interloquire con essi.<br>Le disuguaglianze s\u2019intrecciano e si cumulano. Le vittime della disuguaglianza politica sono oggid\u00ec inermi di fronte alla disuguaglianza economica, la quale, com\u2019\u00e8 noto, a sua volta si cumula con la disuguaglianza informativa e culturale (in qualche modo anch\u2019essa curata a suo tempo dai partiti). A trarne beneficio sono i partiti populisti. Non pi\u00f9 classe e tanto meno demos, ma semmai ridotti a plebs orfana dei suoi antichi tribuni, i cosiddetti losers, secondo una teoria molto diffusa, mostrerebbero un\u2019inquietante propensione a prestare ascolto alle grossolane semplificazioni dei paladini dell\u2019ethnos.<br>Quant\u2019\u00e8 attendibile questa teoria? Forse meno di quanto sostengano coloro che tengono a squalificare i losers. Confermata o meno che sia la teoria, in tutto o in parte, diffidenza, risentimento, rancore, dei losers e l\u2019eventuale loro adesione al populismo non sarebbero comunque prova della loro inaffidabilit\u00e0 politica e della loro inadeguatezza culturale. La loro potrebbe essere per contro una tattica di autodifesa, un modo \u2013 forse l\u2019unico possibile, insieme all\u2019astensione \u2013 per protestare per come funzionano i regimi democratici e per sanzionare i loro ceti dirigenti. Quantunque non sia da escludere la possibilit\u00e0 che il voto populista porti seco la conversione almeno di alcuni all\u2019intolleranza e al razzismo.<br>Tutto questo per dire che senza combattere la disuguaglianza politica \u00e8 piuttosto improbabile tanto combattere la disuguaglianza economica, quanto contrastare il populismo. I tre fenomeni sono legati. Ricordare il tema della disuguaglianza economica e dell\u2019ingiustizia \u00e8 altamente meritorio, specie se serve a sensibilizzare e sollevare le vittime, che molti sintomi danno per assuefatte e rassegnate. Ma la lotta alla disuguaglianza politica richiede anche altre armi. Diverse da quelle improvvisate ultimamente dai partiti. I quali saranno forse vittime di processi che non controllano, ma nulla hanno fatto per sottrarvisi. Salvo opportunisticamente introdurre nuovi dispositivi di partecipazione fittizi come le primarie o assai complessi come le procedure deliberative, onde lenire gli effetti della loro trasformazione. Solo che le primarie non sono un rimedio all\u2019individualizzazione del voto e semmai un\u2019aggravante. Mentre dispositivi quali la deliberazione in partenza sono fuori misura per i ceti meno scolarizzati e meno informati e non sembrano nemmeno soddisfare granch\u00e9 i ceti istruiti. Visti i limiti opposti dalla politica alle pratiche deliberative, se questi ceti dapprincipio potevano nutrire qualche aspettativa e profittare dell\u2019occasione loro offerta per farsi sentire, alla fine ne hanno tratto unicamente motivi di delusione.<br>Anche per chi potrebbe giovarsene maggiormente, i partiti di sinistra, la disuguaglianza politica \u00e8 divenuto un concetto incomprensibile. Quand\u2019\u00e8 forse il tema preminente di vasti movimenti popolari quali gli indignados, i gilets jaunes, le sardine e altri ancora. Grazie ai quali chi non trova rappresentanza emette segnali di sofferenza. Sono segnali e come tali vanno apprezzati e sarebbe un grave errore pretendere da essi altro da quel che sono. Ma intanto la disuguaglianza politica \u00e8 un\u2019enorme montagna tutta da scalare e c\u2019\u00e8 da scoprire in che modo sia possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alfio Mastropaolo da Sbilanciamoci del 5\/12\/2019 &#8211; Specchio della diseguaglianza economica \u00e8 quella politica, anche dall\u2019abbandono dei partiti, in particolare di sinistra, ormai dediti alla rappresentanza occasionale, dell\u2019attivit\u00e0 di fidelizzazione degli elettori, e manutenzione democratica. Alle radici del populismo, ma anche dei \u201cgilet jaunes\u201d e delle sardine. Da qualche anno a questa parte \u2013 era ora! \u2013 il tema della disuguaglianza socioeconomica \u00e8 tornato all\u2019ordine del giorno. 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