Apertamente

di Maurizio Ambrosini da LaVoce.info del 19/6/2018 - La politica del governo sugli immigrati sembra orientata a colpire i bersagli deboli. Ma al di là degli slogan, un rapporto positivo tra immigrazione e sicurezza si costruisce solo promuovendo il lavoro dei migranti nell’economia legale del nostro paese. Così si colpiscono i più deboli. In queste settimane la questione dell’immigrazione continua ad avere un ruolo di primo piano. Appena prima della vicenda della nave Aquarius, c’era stata quella della tragica morte di Sacko Soumali, il giovane maliano sindacalista dei braccianti di San Calogero. Le due questioni sono legate fra loro.

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News - Economia

di Federico Tulli da Left del 18/6/2018 - Predrag Matvejevic ci rilasciò questa intervista nel 2008. Si era ai tempi della schedatura dei Rom voluta dal ministro dell’Interno leghista Maroni e già allora il grande saggista, migrante forzato dalla ex-Jugoslavia, scomparso nel febbraio del 2017, metteva in guardia dai rischi per la democrazia e la tenuta del tessuto sociale provocati da azioni come quella che oggi intende mettere in atto Salvini nel solco del suo collega di partito e di qualcosa di sinistramente simile accaduto qualche decennio fa in Italia.

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News - Italia

di Barbara Ciolli da Lettera43 del 1/6/2018 - Il primo istituto tedesco di fatto commissariato dalla banca centrale Usa. Per Wall Street è «più pericoloso dell'Italia». Titoli in Borsa al minimo storico. E rating declassato a BBB+ di Standard & Poor's. Negli Usa gli esperti di finanza raccontano in tivù che «per i mercati Deutsche Bank è un rischio più grosso dell'Italia». Parole che non aiutano, nelle ore del declassamento, anche da parte dell'agenzia di rating Standards & Poors ( S&P), del primo istituto bancario tedesco da A- BBB+, come già fatto da Fitch a settembre 2017. Nonché della rivelazione del quotidiano finanziario Wall Street Journal che la Federal reserve (Fed), ossia la banca centrale americana, da un anno considera il distaccamento americano di Deutsche Bank «in condizione problematica».

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News - Europa

di Alfio Mastropaolo a Sbilanciamoci.info del 28/5/2018 - In una società sempre più frammentata, impoverita, incattivita – causa il suo abbandono da parte della politica – e in cui il potenziale d’intimidazione della classe operaia sembra esaurito, la democrazia è a rischio.
Non si governa contro i metalmeccanici. Lo ebbe a dire quasi mezzo secolo fa un uomo politico d’indiscutibile intelligenza come Giulio Andreotti. Coglieva nel segno: nel paesaggio sociale e politico di quell’epoca i metalmeccanici, radunati nelle fabbriche e organizzati dai sindacati, costituivano un accumulo di potere temibile come pochi. Il loro potenziale d’intimidazione, e il traino che esercitavano sulla classe operaia in genere, erano una sorta di equivalente del monopolio della coercizione detenuto dallo Stato.

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News - Economia

di Edoardo Montolli da Left del 23/5/2018 - Nuovi scenari sulla strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, come si legge nel libro di Edoardo Montolli  I diari di Falcone (Chiarelettere) uscito il 17 maggio e di cui pubblichiamo alcuni estratti. Le agende dimenticate. Giovanni Falcone annotava tutti i suoi impegni su due databank, due agende elettroniche tascabili. Apparecchi che restarono in voga per qualche anno, fin quando la loro funzione non fu sostituita dai cellulari. Quelle di Falcone vennero recuperate poco dopo la strage di Capaci. Una memoria esterna, su cui il giudice riversava i suoi appunti, scomparve per sempre. Ma nei processi, nonostante alcuni punti oscuri rilevati dai due consulenti che le analizzarono, le agende furono liquidate in fretta. Ne fu sminuita la portata. E vennero smentiti alcuni impegni che lui si era segnato e che apparivano su una di esse, risultata misteriosamente cancellata solo dopo il sequestro.

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News - Notizie

di Claudio Mezzanzanica da Sbilanciamoci.info del 18/6/2018 - Con la tassa piatta ci guadagna chi ha redditi sopra i 55.000 euro e di più sopra i 100 mila ma questi ricchi probabilmente non spenderanno in consumi i soldi risparmiati. E sono quasi tutti al Nord. Al Sud i 730 sotto i 26.000 euro, più penalizzati, sono il 73%. L’analisi dell’andamento dei redditi degli ultimi cinque anni, utilizzando i dati del ministero delle Finanze, apre una seria obiezione alla proposta della Flat Tax. Tanto nelle situazioni in cui il reddito complessivo è cresciuto di poco, come nel caso delle città del Sud, dove l’incremento è inferiore a quello dell’inflazione, calcolato al 3,9% dall’Istat, quanto nel caso di alcune città del Nord, gli aumenti vengono assorbiti in larga parte dai redditi sopra i 55.000 euro. Andiamo da un minimo del 49% a Bari fino all’83% di Torino.

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News - Economia

di Michele Ciliberto da Striscia Rossa del 3/6/2018 - Bisogna cercare di capire cosa è successo nel nostro paese con le elezioni del 4 marzo e poi con la costituzione di questo governo, presieduto da un Carneade, affiancato ai due lati dal capo della Lega e dal capo dei Cinque stelle, oltre ad essere assistito nel lavoro quotidiano da un politico esperto che sarà, penso, il vero punto di equilibrio di questa alleanza. Un cambiamento era certo necessario in Italia, ma quello che si sta producendo con questo governo è il peggiore che si potesse immaginare. E dicendo questo non faccio un ragionamento di parte. Mi sono formato in una cultura politica dalla quale ho imparato che bisogna intrecciare il proprio interesse con quello del paese, se si vuole diventare una funzione della nazione.

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News - Cultura

di Stefano Boscolo e Giovanni Gallo da LaVoce.info del 1/6/2018 - Nel 2014-2015 i redditi delle famiglie italiane sono risaliti, ma povertà e disuguaglianza aumentano. La spiegazione va cercata in una crescita diseguale e nel crollo delle risorse disponibili registrato dal 5 per cento più povero della popolazione. Povertà e disuguaglianza aumentano. I redditi delle famiglie italiane sono cresciuti nel biennio 2014-2015, ma povertà e disuguaglianza continuano ad aumentare. La spiegazione va ricercata in una crescita diseguale lungo la distribuzione dei redditi e nel crollo delle risorse disponibili registrato dal 5 per cento più povero della popolazione.

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di Michele Prospero da Striscia Rossa del 2/6/2018 - Non ci saranno dunque le elezioni, che Salvini invocava come referendum “tra chi vuole un’Italia libera e chi vuole un’Italia serva”. Nasce il governo gialloverde, che può contare anche sulla benevola attenzione di una fiamma tricolore che si sente tradita nella sua vocazione entrista. Nel grigiore assoluto della sua composizione, e nella pochezza imbarazzante della sua leadership, l’esecutivo segna comunque una svolta culturale nella storia repubblicana.  La crisi sociale nel sud Europa ha visto risposte di sinistra (Grecia, Portogallo, ora Spagna), soluzioni moderate pilotate dalle élite finanziarie (Francia) e cadute reazionarie negli orientamenti delle classi dirigenti e del sentire della massa (Italia).

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News - Italia

di Ahmed Burić da Balcani Caucaso.org del 23/05/2018 - A prescindere da come la storia ricorderà - se lo ricorderà - il comizio elettorale tenuto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan a Sarajevo domenica 20 maggio, una cosa è certa: ci sono (almeno) due Europe. La prima è quella che comprende il territorio dell’Unione europea. L’altra Europa, non appartenente all’Unione, è tutt’oggi un territorio conteso. Pescando nel torbido e giocando la carta del populismo, Erdoğan è riuscito a trarre il massimo vantaggio dal fatto che in Bosnia si intrecciano i due “imperi”. L’Unione europea non vuole né può risolvere i problemi della Bosnia Erzegovina, e quest’ultima non può uscire da sola dalla trappola in cui è finita a causa del malgoverno e del perdurare di un sistema insostenibile.

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News - Europa

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