Apertamente

di Liana Novelli da MicroMega del 2/1/2018 - Il libro di Carlo Scognamiglio ”Insegnare la catastrofe” è un grande contributo di sistematizzazione per tutti coloro che si occupano dello sterminio degli ebrei europei come oggetto di studio. È uno strumento prezioso per gli insegnanti che intendono trattarne il tema con lo stesso obiettivo dell’autore: far riflettere gli alunni ed accompagnarli nella ricerca di valori umani universali. L’autore ha avuto un’esperienza didattica fallimentare rispetto a questo fine. In una scuola secondaria romana gli alunni, commossi fino alle lacrime di fronte alla storia della Shoah, portati in un secondo tempo a parlare della situazione attuale del loro quartiere, finiscono col dire che i nomadi dovrebbero essere “bruciati vivi”.

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News - Mondo

di Aldo Bonomi da Italiani Europei del 19/12/2017 - Nel passaggio dal modello fordista e dal capitalismo dei distretti alla globalizzazione selettiva, che impone a città e territori una profonda metamorfosi, si ridisegnano punti di vista e prospettive che impongono di abbandonare lo sguardo verticale che da Torino e Milano si rivolgeva al Sud della questione meridionale per appropriarsi di una prospettiva orizzontale, con tutte le implicazioni di territorialità che comporta. È alla luce di questi grandi cambiamenti e della conseguente rimessa in discussione delle relazioni tra aree, città, distretti, Regioni e del rapporto di queste ultime con lo Stato centrale che va reinterpretata la questione territoriale.

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News - Economia

di Marco Macciantelli da articolo1mdp.it del 22/12/2017 - Da qualche tempo, con sempre maggiore insistenza, si parla d’un’economia della cultura. Si guarda, cioè, alla cultura come a un comparto produttivo che non manca di determinare effetti tangibili sulla crescita (intesa soprattutto in senso qualitativo) e l’occupazione. Nondimeno occorre stare attenti: perché nelle cose della cultura, il mercato – a chi qualcosa è diretto – può avere un rilievo, purché non si perda di vista il concreto lavoro di chi effettivamente fa cultura. Più dell’impresa contano le audaci imprese. Diversamente c’è il rischio di una visione strumentale, utilitaristica della cultura. O di una subalternità a logiche aziendalistiche. Mentre il modello dell’opera culturale è molto più consonante con quello dell’artigiano, dell’artefice del lavoro ben fatto.

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News - Cultura

di Giacomo Gabbuti da Sbilanciamoci.info del 4/12/2017 - Dall’Unità in poi l’Italia ha compiuto un percorso “subottimale” ed è sempre cresciuta meno di quanto avrebbe potuto. Una recensione al volume curato da Vasta e Di Martino. Il volume curato da Di Martino e Vasta rappresenta probabilmente una svolta nella crescente pubblicistica storico-economica. Il lavoro, frutto di un collettivo di accademici (oltre agli autori, in ordine di apparizione, E. Felice, G. Cappelli, A. Nuvolari, A. Colli e A. Rinaldi), nasce da uno speciale di Enterprise & Society, intitolato Wealthy by accident? Il punto interrogativo era forse più in linea con l’interpretazione; ma più che in questa, la principale novità del volume sta nel modo in cui si concepisce il ruolo della disciplina nel più generale dibattito pubblico.

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News - Economia

di Michele Nardelli da Balcani Caucaso.org del 5/12/2017 - Dopo la condanna di Mladić e il suicidio di Praljak una riflessione su quando criminali e crimini della dissoluzione jugoslava tengano ancora in ostaggio il futuro dell'Europa. Spenti i riflettori sulla condanna all'ergastolo di Ratko Mladić tutto sembrava riprendere a scorrere nella “normale” indifferenza con cui si guarda a questa parte d'Europa che ci ostiniamo a non considerare tale. E a non capire, alternando reazioni all'emergenza e superficialità. Non è stato infatti diverso nemmeno in larga parte dei commenti sulla condanna di quello che un tempo era il capo militare dei serbo-bosniaci, immortalato sul banco degli imputati all'Aja nei panni di un vecchio livido di rancore che – giustamente – finirà i suoi anni dietro le sbarre.

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News - Mondo

di Azra Nuhefendić da BalcaniCaucaso.org del 29/12/2017 - Le autorità locali di Sarajevo hanno dato al nuovo palazzetto dello sport, nel quartiere di Grbavica, il nome banale di “Novo Sarajevo” (Sarajevo Nuova) per evitare di intitolarlo a Goran Čengić. Ma è proprio così che la città muore. Goran Čengić era un ragazzo del posto, un raja come si direbbe tra amici a Sarajevo, e un eccellente sportivo ai tempi della Jugoslavia. Giocava a pallamano e faceva parte della squadra nazionale. Ma non era questo a contraddistinguerlo. Era il coraggio che Goran, durante la guerra, aveva mostrato per difendere un vicino e che gli costò la vita.

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News - Mondo

di Michele Ciliberto da Italiani Europei del 19/12/2017 - Di fronte ai grandi cambiamenti che stanno avvenendo su tutti i piani – demografico, religioso, dei rapporti personali, della politica e dello Stato –, invece di mostrare capacità di visione e di elaborazione di soluzioni, le società europee si chiudono in se stesse, formano barriere, elaborano in termini integralmente negativi la categoria del “diverso”, vedendo in esso solo il nemico da abbattere e da cui difendersi. Ne scaturisce una sorta di feudalizzazione della società, che spezza il principio dell’unità, affermando il primato del particolare, del locale, dell’individualismo nella forma più gretta ed egoistica. È su questo piano, culturale prima che politico, che la destra vince.

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News - Cultura

di Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio da LaVoce.info del 12/12/2017 - Nel Regno Unito le grandi aziende sono obbligate a pubblicare i dati sul differenziale di genere nei salari e nei bonus dei loro dipendenti. Una legge simile potrebbe essere utile anche in Italia, per evidenziare un problema persistente nel tempo. Cosa prevede la legge inglese. Il gender pay gap, la differenza tra i salari percepiti da uomini e donne, rappresenta una dimensione critica delle differenze di genere nel mercato del lavoro. I dati Eurostat segnalano che, nella media dei paesi europei, il differenziale è superiore al 15 per cento. Quali strumenti potrebbero portare a una sua diminuzione?

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News - Europa

di Cristina Cecchi da MicroMega del 5/12/2017 - «Infatti è facile vedere come tra le differenze che distinguono gli uomini ve ne siano parecchie che passano per naturali, mentre sono solo il prodotto dell’abitudine e dei diversi generi di vita che gli uomini adottano in società.» «Può esservi un uomo tanto depravato, pigro e feroce, da costringermi a provvedergli i mezzi di vita mentre se ne sta in ozio?» «Ignorate che una moltitudine di vostri fratelli, muore, o soffre nel bisogno di ciò che voi avete di troppo, e che vi ci sarebbe voluto un consenso espresso ed unanime di tutto il genere umano per poter prelevare sui mezzi di sussistenza comune tutto quel che andava al di là del vostro bisogno?»

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News - Economia

di Alessia Amighini da LAVoce.info del 6/12/2017 - Italia e Cina sono ora collegate da una linea ferroviaria diretta per il trasporto merci. In futuro le merci viaggeranno sempre più per via multimodale. Perché il nostro paese ne benefici va superata la frammentazione e la competizione tra diversi poli. Da Mortara a Chengdu. È partito il 28 novembre scorso dal terminal intermodale di Mortara (Timo) il primo treno merci diretto Italia-Cina. Lo aspettano con trepidazione a Chengdu – capoluogo del Sichuan – in un giorno non ben precisato intorno a metà dicembre. È il terzo collegamento diretto con la Cina dall’Europa, dopo quelli da Germania e Belgio, e dovrebbe diventare una delle rotte terrestri più importanti nell’iniziativa promossa nel 2014 dal presidente Xi con il nome di Belt and Road, comunemente tradotta come Nuove vie della Seta.

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