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Il prezzo della manovra è alto. I più deboli, le famiglie, i ceti medi rischiano di pagare un conto molto salato. E la società nel suo insieme di essere sospinta sulla via della recessione. Anche sul piano politico c’è il rischio che, dopo la fallimentare stagione berlusconiana, l’ondata di sfiducia non risparmi nessuno. Certo, nessuno può tirarsi indietro perché non resisterebbe l’euro, e forse neppure l’Italia. Ma ci auguriamo di cuore che in queste ultime ore il presidente del Consiglio riesca a correggere le misure nel senso dell’equità e dello stimolo alla crescita.

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La parabola della sinistra dallo scontro nell'XI congresso al Sessantotto, al compromesso storico di Enrico Berlinguer, quando il maggior partito della classe operaia chiude gli occhi sulla società italiana, aprendo così la strada al suo scioglimento. «Il sarto di Ulm» di Lucio Magri, diario di una crisi tra passato e presente. Il sarto di Ulm di Lucio Magri (Saggiatore, pp. 442, euro 18) è una riflessione seria e serrata, forse la prima, sulle scelte che hanno guidato il Pci dalla seconda guerra mondiale sino alla fine. Volontaria. Altro sarebbe stato imporsi nell'89 una riflessione di fondo su di sé, altro dichiarare la liquidazione. Magri ne cerca le cause nella problematica che si apriva negli anni Sessanta e nelle divisioni del gruppo dirigente davanti ad essa.

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Nei giorni scorsi un documento dei “liberal” del Pd ha chiesto le dimissioni del responsabile economia e lavoro del partito Stefano Fassina, reo di aver criticato le ricette imposte dalla Bce all’Italia. Dietro a questo scontro c’è la divaricazione profonda fra gli epigoni del blairismo e chi, all’interno delle socialdemocrazie europee, sta cercando di proporre una fuoriuscita “a sinistra” dalla crisi. Riproponiamo il dialogo fra Pietro Ichino, Stefano Fassina e Piergiovanni Alleva pubblicato su MicroMega 4/2011.

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di EUGENIO SCALFARI - La crisi dei debiti sovrani dell'Europa - di tutta l'Europa, Germania compresa - ha provocato una reazione in Inghilterra e in Usa: le banche di quei due Paesi hanno dichiarato che si stanno preparando alla scomparsa dell'euro dal sistema monetario mondiale. Non è certo un aiuto a resistere, quella dichiarazione, e non è comunque un utile campanello d'allarme, ma piuttosto una campana a martello, di quelle che si suonavano un tempo quando un intero paese andava a fuoco e la popolazione accorreva con le pompe e i secchi d'acqua per spegnere l'incendio.

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di Stefano Rodotà - Avevano un suono diverso le parole pronunciate dal presidente del Consiglio e dai ministri del nuovo governo nel momento in cui giuravano di osservare “lealmente” Costituzione e leggi e di esercitare le loro funzioni nell´interesse “esclusivo” della Nazione. La formula apparentemente burocratica del giuramento rivelava un´assenza: la mancanza negli ultimi anni d´ogni lealtà governativa verso una Costituzione continuamente dileggiata e aggredita, l´abbandono dall´interesse esclusivo della Nazione a vantaggio di una folla di interessi privati e persino inconfessabili. Quelle parole scomparse e tradite sono ritornate nel momento in cui davanti al nuovo governo non è soltanto il compito assai difficile di affrontare i temi dell´economia riprendendo pure il cammino dell´equità e dell´eguaglianza, senza le quali la coesione sociale è perduta. L´insistita sottolineatura del nuovo stile di Mario Monti all´insegna di “sobrietà” e “serietà” non riguarda, infatti, segni esteriori. Ricorda un altro compito, forse persino più difficile e certamente bisognoso di molto impegno e di molto tempo, quello di far uscire il nostro Paese dalla regressione culturale e civile nella quale è sprofondato.

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di EUGENIO SCALFARI - Oggi, probabilmente conosceremo i primi provvedimenti del governo per raddrizzare i conti pubblici e compensare i sacrifici che graveranno su tutti i cittadini con interventi destinati alla crescita. Mario Monti non ha usato mezzi termini, i sacrifici li ha annunciati senza ipocrisia né diplomazie, ma anche ha profuso nelle sue dichiarazioni il concetto di equità. Ebbene, c'è un solo modo di intendere la parola equità in una situazione come quella che stiamo vivendo: ingaggiare la lotta contro la recessione.

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di Stefano Rodotà - Nonostante la Costituzione affermi chiaramente il diritto di tutti i cittadini all’eguaglianza e alla dignità sociale, in Italia il riconoscimento delle coppie omosessuali stenta ad affermarsi. È tempo di superare pregiudizi ideologici e fondamentalismi: per quanto imperfetta, la sentenza 138/10 della Corte costituzionale rappresenta un buon punto di partenza per ripensare la questione delle unioni civili.
Consideriamo il tema delle unioni non coniugali dal loro orizzonte estremo, quello delle coppie costituite da persone dello stesso sesso. Estremo, perché qui più che altrove si addensano preclusioni e pregiudizi, pretese etiche e indicazioni costituzionali. E lo spettro delle unioni omosessuali inquina la discussione, nega ogni possibilità di affrontare qualsiasi disciplina che si allontani da quella matrimoniale. Lascia così l’Italia in un limbo incivile dal quale, da anni, non riesce a uscire. Sciogliere questo nodo significherebbe avviare in via generale la soluzione del problema. È possibile, anzi obbligatorio, farlo, perché la linea costituzionale è ormai nitidamente tracciata.

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di ILVO DIAMANTI - Chi pensa che la costruzione del consenso e il culto del leader attraverso i media siano un'invenzione recente, brevettata da Silvio Berlusconi, per ricredersi deve guardare Il sorriso del Capo. Un film di Marco Bechis e Gigi Riva, presentato in anteprima al Festival di Torino. È una catena di documenti d'epoca dell'Istituto Luce in gran parte inediti.

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di BARBARA SPINELLI - IL MODO in cui la Germania sta guidando la Ue ha una fisionomia sempre più inquietante, e anche molto singolare. È inquietante perché tutte le strategie per far fronte all'attacco contro i paesi più deboli dell'euro sono frutto di filosofie economiche che hanno Berlino come protagonista.

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di Paolo Flores d’Arcais, da El País, 21 novembre 2011 - Berlusconi si è dimesso, il governo Monti ha preso il suo posto, ma il dopo-Berlusconi non è ancora cominciato. E non sembra neppure vicino. Infatti, lo strapotere di cui ha goduto Berlusconi, incompatibile con i principi elementari di ogni democrazia liberale, e ovviamente in conflitto con la Costituzione italiana nata dalla Resistenza antifascista, consisteva solo in parte nel suo controllo del governo. Il suo “nocciolo duro” risiedeva (e risiede) nel dominio monopolistico (e sempre più orwelliano) del sistema televisivo, nella rete di leggi “ad personam” che gli hanno garantito l’impunità giudiziaria (malgrado in tribunale sia stato riconosciuto colpevole dei fatti addebitati almeno una decina di volte), nell’intreccio di poteri eversivi, criminali, deviati (pezzi di servizi segreti, magistrati corrotti, manager di grandi gruppi parastatali con giganteschi interessi nel petrolio e negli armamenti, ambienti mafiosi, despoti di paesi stranieri...) con cui ha sempre più impastato il proprio potere patrimoniale e politico, realizzando un vero e proprio Stato parallelo privato.

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