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di Guido Viale - Misurarsi con il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l'Europa, ma la finanza internazionale che decide per entrambi. Le misure adottate - "salvaitalia" e "crescitalia" - non avranno alcun effetto di stabilità, come non lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavoro cucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di quei decreti (Pil +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18) ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compagine governativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembra placarsi è perché Monti le ha dato un altro po' di succo da spremere, esattamente come era successo in Grecia, fino a nuovo ordine.

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di EUGENIO SCALFARI  - Riforma del lavoro, ecco il piano Fornero contratto unico, più soldi se lavori a termine. Quando il sindacato mette al primo posto del suo programma la disoccupazione vuol dire che si è reso conto che il problema è angoscioso e tragico e che ad esso debbono essere sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello, peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale, di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliono esser coerenti con l'obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati passa in seconda linea.

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di Michele Smargiassi - Dagli indignati ai grillini, da Celentano a Grillo, proclamare la fuga sprezzante o snob o furbesca dalla geografia dell'agorà è una strategia d'immagine che paga sempre. Ma è davvero possibili sottrarsi alle categorie che hanno scolpito la geografia politica della modernità? “Sopra”, “oltre”, “avanti”, “altrove”: deve convocare un'intera famiglia di avverbi di luogo chi vuole evadere la topografia politica del Novecento, disposta su una linea che corre da destra a sinistra. Affermare “non sono né di destra né di sinistra” rientra, è vero, nel diritto d'opinione del singolo cittadino, ma che succede quando il verbo viene coniugato al plurale collettivo, “non siamo né di destra né di sinistra”, quando è un movimento politico che rifiuta di collocarsi sugli assi cartesiani della democrazia occidentale? Succede che qualcuno gli ritorce addosso la furbizia: «Ci sono due modi di non essere né di destra né di sinistra: un modo di destra e uno di sinistra…».

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di Luigi Manconi - I diritti degli stranieri, proclamati solennemente dal diritto internazionale e dalle Costituzioni, sono oggi quotidianamente violati. Ciò vale ancor più per l’ordinamento italiano, connotato dalla limitazione dei diritti e delle garanzie e dal ricorso, anche simbolico, alla sanzione penale, in particolare a partire dalla legge 189/02, la cosiddetta Bossi-Fini.
1. Ci sono i diritti e ci sono le violazioni dei diritti. E c’è un dato ineludibile: secondo l’osservatorio Italia-razzismo, curato da Valentina Brinis e Valentina Calderone, dal 1 gennaio al 15 dicembre del 2011, nel tratto di mare tra l’Africa e l’Europa sono stati 2160 i migranti morti o dispersi. Si tratta di una stima, presumibilmente per difetto, che corrisponde in sostanza a quella fornita da Fortress Europe e da un coordinamento di associazioni (ACLI, Centro Astalli, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes). Pertanto, quanto segue, va costantemente ricondotto a quelle cifre crudeli.

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di Guido Caldiron - «Pronto, so’ Fabio de Roma e ve volevo dì che so’ un fascio da panico!». Novembre 1993, il primo turno delle elezioni municipali di molte grandi città italiane si è chiuso con risultati sconvolgenti: a Roma e Napoli i candidati a sindaco del partito neofascista Msi, Gianfranco Fini e Alessandra Mussolini, hanno raccolto tra un terzo e la metà dei voti. Intanto, le cronache di stampa parlano con sempre maggiore frequenza di un nuovo fenomeno giovanile, quello dei cosiddetti «naziskin», violenti e razzisti, che qualcuno arriverà a presentare come l’aspetto più visibile e inquietante di una sorta di «Sessantotto di Destra».

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di SUSANNA CAMUSSO - Riforma del lavoro, ecco il piano Fornero contratto unico, più soldi se lavori a termine. CARO DIRETTORE, nel suo editoriale di ieri Scalfari cita un'intervista a Luciano Lama, della quale si tralascia di ricordare le affermazioni sui profitti e sulla funzione "programmatica" dell'accumulazione che è fondamentale nel pensiero di Lama, e nella svolta dell'Eur. La Cgil oggi, come Lama ieri, mette al centro occupazione e lavoro, ma mentre allora i salari crescevano, anche se molto erosi dall'inflazione, oggi siamo alla perdita sistematica del loro potere d'acquisto e ciò rappresenta una ragione importante della recessione in atto. La distribuzione del reddito tra profitti e retribuzioni non aveva lo squilibrio di oggi. Tutti, ormai, leggono in questa diseguaglianza la ragione profonda della crisi che attraversiamo e il motivo per cui le politiche monetariste non ci porteranno fuori dal guado.

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di Guido Rossi - Gira su internet la seguente frase, datata nel 55 A.C., attribuita a Marco Tullio Cicerone: «Il bilancio nazionale deve essere portato in pareggio. Il debito pubblico deve essere ridotto; l'arroganza delle autorità deve essere moderata e controllata. (...) Gli uomini devono imparare di nuovo a lavorare, invece che vivere di pubblica assistenza». La frase, che sembra dettata dalla signora Angela Merkel e dai Governi europei, in verità non è affatto di Cicerone. La citazione, tratta da una biografia romanzata, scritta nel 1965 da Taylor Caldwell, A Pillar of Iron, è un falso, come aveva già dimostrato il professor Collins fin dal 1971; ciò nonostante, essa è stata abbondantemente abusata persino dall'Ocse e dal Fondo monetario internazionale, alla ricerca di autorevoli precedenti a giustificazione della loro politica monetaria. Le politiche europee che si sono ispirate ai principi del falso Cicerone hanno poi provocato una serie di proteste che caratterizzano un po' ovunque la vita sociale dei Paesi globalizzati. Così è anche per le ultime "liberalizzazioni" del Governo italiano. Eppure queste dovrebbero favorire la concorrenza e dunque alla fine giovare all'interesse degli autotrasportatori, dei tassisti, dei farmacisti, dei pescatori, degli agricoltori e degli avvocati, dirette a eliminare strutture arcaiche alle quali nessuno aveva mai posto mano.

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di Annamaria Rivera - Beppe Grillo, il comico che pretende di far politica, talvolta con esiti comici, e Giovanni Sartori, l’eminente politologo ossessionato da immigrati e musulmani: è l’insolita coppia assimilata dall’ostilità per la prospettiva, peraltro finora assai vaga, di una riforma dell’anacronistica legge italiana sulla cittadinanza che considera stranieri, almeno fino ai diciotto anni d’età, perfino le persone nate e/o cresciute in Italia da genitori stranieri. Oggi che si è tornati a discutere in termini pacati – non sappiamo quanto effimeri – di questa stortura; oggi che, grazie alla campagna “L’Italia sono anch’io”, promossa da molte espressioni della società civile, si raccolgono con successo le firme in calce a due leggi d’iniziativa popolare – per la riforma della cittadinanza e per il diritto di voto –, ecco che, puntuali come la morte, i due tornano a colpire:

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di BARBARA SPINELLI - CI VIENE spesso dalle esperienze di mare, perché il mare ha baratri imprevisti e quindi ferree leggi, la sapienza del comando. Quest'arte ruvida, che in democrazia è sempre guardata con un po' di diffidenza, quasi fosse arte legale ma non del tutto legittima. C'è diffidenza perché l'immaginario democratico è colmo di miraggi: là dove governa il popolo ognuno è idealmente padrone di sé, e fantastica di poter fare a meno del comando. Nella migliore delle ipotesi parliamo di responsabilità, che del comando è la logica conseguenza, in qualche modo l'ornamento. Ma la responsabilità è obbligo di ciascuno, governanti e governati. Il comandoha un ingrediente in più, un occhio in più: indispensabile. Ancora una volta dal mare, dunque, ci giunge in questi giorni un esempio di cosa sia questo mestiere che impaura ed è al contempo profondamente anelato: il mestiere di guidare gli uomini nelle situazioni-limite, quando tutto, salvezza o disastro, dipende da chi è al comando, sempre che qualcuno ci sia. L'esempio lo conosciamo ormai: ce l'ha dato Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno. Nella notte del 13 gennaio fu lui a intimare, al comandante Schettino, di tornare subito a bordo anziché cincischiare frasi sull'inaudita trasgressione appena commessa: l'abbandono del posto di comando sulla nave, prima del salvataggio di passeggeri e equipaggio. Un peccato imperdonabile in mare.

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di Carlo Pinzani - L’eccesso di entusiasmo con cui l’Occidente ha accolto la primavera araba stride con la scarsa attenzione dedicata successivamente ai suoi, spesso incerti, esiti. Occorre invece continuare, come Obama ha dimostrato di voler fare, anche se a piccoli passi e nonostante le diverse priorità imposte dalla campagna elettorale, a perseguire la via della riconciliazione fra Islam e mondo occidentale. Com’è consuetudine dopo la fine della guerra fredda, la lunga, complessa e combattuta campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane di novembre è dominata dall’economia e, in subordine, dalle questioni etiche e di costume. Il fenomeno è ancor più evidente in questa occasione, dato il contesto di crisi economica generalizzata che continua ad assorbire l’attenzione e le energie dei governi e delle società occidentali, mentre la politica internazionale degli Stati Uniti vede come al solito ridursi il proprio spazio nel dibattito politico.

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