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di Annamaria Rivera - Beppe Grillo, il comico che pretende di far politica, talvolta con esiti comici, e Giovanni Sartori, l’eminente politologo ossessionato da immigrati e musulmani: è l’insolita coppia assimilata dall’ostilità per la prospettiva, peraltro finora assai vaga, di una riforma dell’anacronistica legge italiana sulla cittadinanza che considera stranieri, almeno fino ai diciotto anni d’età, perfino le persone nate e/o cresciute in Italia da genitori stranieri. Oggi che si è tornati a discutere in termini pacati – non sappiamo quanto effimeri – di questa stortura; oggi che, grazie alla campagna “L’Italia sono anch’io”, promossa da molte espressioni della società civile, si raccolgono con successo le firme in calce a due leggi d’iniziativa popolare – per la riforma della cittadinanza e per il diritto di voto –, ecco che, puntuali come la morte, i due tornano a colpire:

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di BARBARA SPINELLI - CI VIENE spesso dalle esperienze di mare, perché il mare ha baratri imprevisti e quindi ferree leggi, la sapienza del comando. Quest'arte ruvida, che in democrazia è sempre guardata con un po' di diffidenza, quasi fosse arte legale ma non del tutto legittima. C'è diffidenza perché l'immaginario democratico è colmo di miraggi: là dove governa il popolo ognuno è idealmente padrone di sé, e fantastica di poter fare a meno del comando. Nella migliore delle ipotesi parliamo di responsabilità, che del comando è la logica conseguenza, in qualche modo l'ornamento. Ma la responsabilità è obbligo di ciascuno, governanti e governati. Il comandoha un ingrediente in più, un occhio in più: indispensabile. Ancora una volta dal mare, dunque, ci giunge in questi giorni un esempio di cosa sia questo mestiere che impaura ed è al contempo profondamente anelato: il mestiere di guidare gli uomini nelle situazioni-limite, quando tutto, salvezza o disastro, dipende da chi è al comando, sempre che qualcuno ci sia. L'esempio lo conosciamo ormai: ce l'ha dato Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno. Nella notte del 13 gennaio fu lui a intimare, al comandante Schettino, di tornare subito a bordo anziché cincischiare frasi sull'inaudita trasgressione appena commessa: l'abbandono del posto di comando sulla nave, prima del salvataggio di passeggeri e equipaggio. Un peccato imperdonabile in mare.

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di Carlo Pinzani - L’eccesso di entusiasmo con cui l’Occidente ha accolto la primavera araba stride con la scarsa attenzione dedicata successivamente ai suoi, spesso incerti, esiti. Occorre invece continuare, come Obama ha dimostrato di voler fare, anche se a piccoli passi e nonostante le diverse priorità imposte dalla campagna elettorale, a perseguire la via della riconciliazione fra Islam e mondo occidentale. Com’è consuetudine dopo la fine della guerra fredda, la lunga, complessa e combattuta campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane di novembre è dominata dall’economia e, in subordine, dalle questioni etiche e di costume. Il fenomeno è ancor più evidente in questa occasione, dato il contesto di crisi economica generalizzata che continua ad assorbire l’attenzione e le energie dei governi e delle società occidentali, mentre la politica internazionale degli Stati Uniti vede come al solito ridursi il proprio spazio nel dibattito politico.

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di BARBARA SPINELLI - Non è del tutto chiaro come mai Monti, che tanto ha insistito sullo sguardo lungo e l'Europa, abbia deciso di frenare lo scatto iniziale. Per dire d'un tratto ai tedeschi, in un'intervista alla Welt dell'11 gennaio: "Gli Stati Uniti d'Europa non li avremo mai. Non foss'altro perché non ne abbiamo bisogno". Forse è la prudenza a produrre un'affermazione così perentoria, che chiude orizzonti possibili. La battaglia contro gli egoismi di Berlino reclama compromessi. Forse è quella deferenza che lui stesso aveva stigmatizzato, il 26 giugno sul Financial Times: una sorta di virus che affligge i capi europei quando si compiacciono di sé per custodire apparenti sovranità.

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di Emilio Carnevali e Cinzia Sciuto - Nello stesso giorno la Consulta ha bocciato i referendum elettorali e la Camera ha respinto la richiesta di arresto per Cosentino. Molti hanno creato un nesso (inesistente) tra le due notizie: la Casta ha salvato se stessa due volte, si è detto. Ma in questo modo si rischia di sospingere la battaglia anticasta verso una pericolosa deriva populista. Arturo Parisi – uno dei referendari più convinti, spesosi anche dentro (e contro) il suo partito, il Pd, perché la raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale avesse successo – stamattina ha dichiarato (a Radio 24): «Quando abbiamo proposto i referendum non eravamo affatto sicuri che la Corte li approvasse ma ci siamo detti: qui l’edificio brucia e quando l’edificio brucia ci si butta anche se le probabilità di successo sono il 30 per cento». Ma allora perché questo stracciarsi le vesti per l’esito della decisione della Corte costituzionale, che ha respinto entrambi i quesiti referendari (uno per l’abrogazione totale e uno per l’abrogazione parziale dell’attuale legge elettorale)? Se buttandosi dalla casa in fiamme consapevoli di avere poche speranze di salvarsi poi... non ci si salva, beh... quantomeno non si tratta di una “sorpresa”.

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di Luigi Manconi - I diritti degli stranieri, proclamati solennemente dal diritto internazionale e dalle Costituzioni, sono oggi quotidianamente violati. Ciò vale ancor più per l’ordinamento italiano, connotato dalla limitazione dei diritti e delle garanzie e dal ricorso, anche simbolico, alla sanzione penale, in particolare a partire dalla legge 189/02, la cosiddetta Bossi-Fini.
1. Ci sono i diritti e ci sono le violazioni dei diritti. E c’è un dato ineludibile: secondo l’osservatorio Italia-razzismo, curato da Valentina Brinis e Valentina Calderone, dal 1 gennaio al 15 dicembre del 2011, nel tratto di mare tra l’Africa e l’Europa sono stati 2160 i migranti morti o dispersi. Si tratta di una stima, presumibilmente per difetto, che corrisponde in sostanza a quella fornita da Fortress Europe e da un coordinamento di associazioni (ACLI, Centro Astalli, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes). Pertanto, quanto segue, va costantemente ricondotto a quelle cifre crudeli.

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di Guido Caldiron - «Pronto, so’ Fabio de Roma e ve volevo dì che so’ un fascio da panico!». Novembre 1993, il primo turno delle elezioni municipali di molte grandi città italiane si è chiuso con risultati sconvolgenti: a Roma e Napoli i candidati a sindaco del partito neofascista Msi, Gianfranco Fini e Alessandra Mussolini, hanno raccolto tra un terzo e la metà dei voti. Intanto, le cronache di stampa parlano con sempre maggiore frequenza di un nuovo fenomeno giovanile, quello dei cosiddetti «naziskin», violenti e razzisti, che qualcuno arriverà a presentare come l’aspetto più visibile e inquietante di una sorta di «Sessantotto di Destra».

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di Alessandro Rosina - Oggi più che mai l’Italia deve puntare sulle nuove generazioni, vera risorsa strategica per la crescita. Nessun cambiamento è realizzabile senza il loro contributo, e del resto le cronache recenti ne testimoniano il ritrovato desiderio di partecipazione. Il paese ha bisogno di politiche coraggiose e obiettivi misurabili, perché le radici del futuro stanno nel presente. Si sente spesso dire che i giovani italiani sono senza futuro. Non è del tutto esatto: il futuro c’è, prima o poi implacabilmente arriva. La questione vera è semmai la qualità del futuro. Domani possiamo star peggio di oggi, non c’è nessuna legge di natura che lo impedisca, c’è solo l’azione politica e sociale che può rendere più o meno probabile un generale scadimento del benessere e delle opportunità. Le radici del futuro stanno nel presente; chi non prepara bene il terreno oggi e non semina con cura non può pretendere di raccogliere buoni frutti domani. Questo vale sia per i singoli che per il sistema paese.

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di Giorgio Ruffolo, da Repubblica - Marx era convinto che lo Stato fosse l'agente del capitalismo. Non si aspettava che il capitalismo diventasse il giudice dello Stato. Questa è la pretesa delle agenzie di rating che, travalicando la funzione tecnica di valutare i rischi dei singoli titoli, si sono auto attribuite il compito di giudicare l'affidabilità complessiva del debito pubblico dei governi. Una funzione decisamente politica. Svolta, peraltro, in modi tecnicamente assai contestabili: come risulta dai tanti attestati di ineccepibile solidità emessi dalle agenzie a "beneficio" dei risparmiatori su grandi banche d'investimento alla vigilia del loro clamoroso fallimento (per la storia: nel 2008 sette giganti "votati" con titoli lusinghieri dalle agenzie di rating, Aig, Bear Sterns, Citigroup, Countrywide Financial, Lehman Brothers, Merryl Lynch, Washington Mutual, collassavano con perdite di 107 miliardi di dollari, non gravanti sui loro dirigenti che nel frattempo – 2007-2008 – intascavano 450 milioni di dollari).

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da Il Fatto Quotidiano  - Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo e fedelissimo del Senatùr, diserterà la cerimonia per la cittadinanza onoraria di Milano all'autore di Gomorra: "Non rappresenta la città". L'annuncio segue il voto alla Camera che ha salvato dal carcere il deputato del Pdl accusato di collusione con i casalesi. Sì a Nicola Cosentino, no a Roberto Saviano. Ieri il voto dei leghisti bossiani contro l’arresto del parlamentare Pdl accusato di collusione con la camorra. Oggi l’annuncio che Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo e fedelissimo del Senatùr, diserterà polemicamente il conferimento della cittadinanza onoraria di Milano all’autore di Gomorra, in programma il 18 gennaio.

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