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di LUCIANO GALLINO - Lo scopo più importante di una riforma del mercato del lavoro dovrebbe consistere nel ridurre in misura considerevole, e nel minor tempo possibile, il numero di lavoratori che hanno contratti di breve durata, ossia precari, quale che sia la loro denominazione formale. Per conseguire tale scopo sarebbe necessario comprendere anzitutto i motivi che spingono le imprese a impiegare milioni di lavoratori con contratti aventi una scadenza fissa e breve. Di un esame di tali motivi non sembra esservi traccia nelle dichiarazioni e nei testi provvisori rilasciati finora dal governo, tipo le “Linee di intervento sulla disciplina delle tipologie contrattuali” o le modifiche annunciate dell´art. 18. Meno che mai si parla di essi nella miriade di articoli che ogni giorno commentano i passi del governo. Pare stiano tutti mettendo mano alla riparazione urgente di un complesso macchinario rimasto bloccato, senza avere la minima idea di come funziona e com´è fatto dentro.

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di Emilio Carnevali - Nell'Italia di oggi la priorità dovrebbe essere quella di creare posti di lavoro, non di facilitare i licenziamenti. Nel libro “Il lavoro prima di tutto” di Stefano Fassina una riflessione originale e appassionata sulla crisi e il futuro della sinistra. Una proposta utile anche per il dibattito in corso. Mai come in questi giorni in Italia si è parlato di lavoro. E presumibilmente si continuerà a farlo per un po', dal momento che è ancora lungo il percorso che attende la riforma del ministro Fornero. Potrebbe suonare come una buona notizia, vista la centralità che il tema dovrebbe assumere nella drammatica situazione sociale dell'Italia – e dell'intera Europa – con l'arrivo della seconda, gravissima recessione nel giro di quattro anni.

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News - Notizie

di Annamaria Rivera - La sequenza potrebbe essere quella di un film alla Tarantino. Un killer, che più cinematografico non potrebbe essere, scende da una Yamaha di grossa cilindrata. Ripone il casco, impugna una calibro 9 e fa fuoco alla cieca contro il gruppo – adulti, ragazzi, bambini – che sosta oltre la soglia. Uccide un uomo e due bimbetti di tre e sei anni. Mentre intorno tutto è terrore, panico, urla, fughe scomposte, il killer avanza, freddo e inesorabile, continuando a sparare e così colpisce anche un ragazzo di diciassette anni. La calibro 9 gli s’inceppa. La infila con calma nella cintura, afferra per i capelli una bambina che sta fuggendo disperata nel cortile, estrae una calibro 11,43 e le spara alla nuca. Con la stessa calma torna indietro, inforca la Yamaha e riparte. Dopo il massacro, raccontano gli inviati di Libération, a terra restano, fra rivoli di sangue, quattro bossoli e una cartella rosa decorata con una Barbie.

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di Marco Zerbino - «Quella che stiamo attraversando non è una semplice crisi economica: si sta rapidamente trasformando in una vera e propria catastrofe umanitaria!». Parla Yiannis Bournous, responsabile Politiche europee del Synaspismos, una delle principali formazioni della sinistra radicale ellenica. Ma quali alternative esistono all'Europa dell'austerity e dei memorandum? Default o non default, questo il problema… E dire che sembrava finita, giovedì scorso, quando le autorità elleniche hanno annunciato nel pomeriggio che il 75% delle banche private in possesso di bond greci avevano già accettato il drastico taglio del valore nominale dei titoli inclusi nel loro portafoglio. Una percentuale poi accresciutasi con il passare delle ore fino a superare, con l’applicazione delle clausole di azione collettiva da parte di Atene, la soglia del 95% dei creditori. «La Grecia è salva», titolavano i giornali venerdì mattina. «Moody’s: la Grecia è in default», si poteva invece leggere il giorno successivo. Chi ha ragione? Perché tanta incertezza? Ce la faranno o non ce la faranno, i greci, a risalire la china, cioè a risanare le loro finanze pubbliche e, nel contempo, tornare a crescere?

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di Domenico Moro* - Qualche giorno fa le agenzie di stampa hanno riportato che le retribuzioni lorde italiane nel 2009 erano ben al di sotto della media Ue. Ne è nato un dibattito viziato da alcuni fondamentali errori sui dati presi in esame. Ma sopratutto funzionale a un obiettivo politico inconfessabile: tagliare ulteriormente i salari. 1. Confronti incongrui : Qualche giorno fa le agenzie di stampa hanno riportato che, secondo Eurostat, le retribuzioni lorde italiane nel 2009 erano ben al disotto della media Ue a 27. Quintultime, per la precisione, inferiori anche a quelle di Spagna e Grecia. Il ministro Fornero ha colto la palla al balzo per ribadire che le retribuzioni sono basse perché il costo del lavoro è alto.

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di Fausta Ongaro - Con l’avvio della discussione sulle misure per rivitalizzare il mercato del lavoro e promuovere l’occupazione tra i giovani è di nuovo di attualità un tema che periodicamente ricorre nei discorsi dei media e dei politici: quello del persistente ritardo con cui i giovani italiani si affacciano alla vita adulta rispetto ai coetanei di altri paesi industrializzati. L’argomento, di questi tempi, è incentrato sull’ingresso nel mondo del lavoro e sull’uscita dalla formazione scolastica, ma in realtà il fenomeno è più ampio e riguarda anche alcuni eventi familiari che sono collegati all’avvio delle carriere sociali: l’uscita dalla famiglia dei genitori, la formazione di una coppia stabile, la messa al mondo del primo figlio.

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di Gian Carlo Caselli - Lo ammetto. Sono un mostro. Nel senso latino di monstrum: un essere fuori dell’ordine naturale. Eh sì, perché sono l’unico giudice in Italia (credo al mondo) che può «vantare» una legge scritta apposta per lui, contro di lui. Nel paese delle leggi ad personam, che hanno inquinato il sistema violando i principi fondamentali dell’ordinamento e la stessa regola di «buona fede legislativa», troviamo – tanto per non farci mancare nulla – anche una legge «contra personam», scritta apposta per impedirmi di partecipare alla nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia dopo che Piero Luigi Vigna era scaduto dall’incarico.

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Autori: Fondazione europea di studi progressistii, Fondazione Jean Jaurès, Fondazione Italianieuropei, Fondazione Friedrich Ebert. L'Europa è il nostro patrimonio comune. Il nostro compito è di perseguire la costruzione di un'Europa più unita e democratica. Prendiamo atto che l'assenza di una governance economica europea democratica ed efficace minaccia di trascinare l'Europa in recessione. Privilegiando la deflazione salariale, omettendo di condurre politiche per la crescita e l'occupazione, trascurando la solidarietà e la lotta contro le disparità, riducendo l'Europa a uno spazio di vigilanza e di sanzioni, trascurando il dialogo sociale e la democrazia, si voltano le spalle alla necessità di lottare contro la crisi e allo stesso progetto europeo.

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di Stefano Rodotà - Lo stillicidio delle informazioni sui fatti di corruzione, quasi un quotidiano bollettino di guerra, rende sempre più insopportabile l’attesa di qualche nuova norma che consenta di opporsi in modo un po’ più efficace ad un fenomeno dilagante. Le cronache confermano che la corruzione è ormai una struttura della società italiana, è penetrata ovunque, come testimonia la presenza tra i corrotti di politici e amministratori, imprenditori e primari medici, poliziotti e vigili urbani.
Ogni ritardo del Parlamento diventa un aiuto a questo nuovo ceto sociale. E proprio la “disattenzione” politica spiega perché, a vent’anni da Mani pulite e dalle speranze allora suscitate, la corruzione sia divenuta sempre più diffusa.

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di Barbara Spinelli - Se è vero quello che disse una volta Jean Monnet –«l'Europa si fa nelle crisi» –siamo davanti a un'occasione unica per diventare un'Unione autentica, capace di pensare e agire con la propria testa.Unione non determinata all'esterno da Stati-tutori, non corrosa all'interno dai vecchi imperativi dell'equilibrio fra potenze. È in crisi la sua economia, lo sappiamo. Ma è in crisi anche la sua democrazia, perché pluralismo e alternanza sono sempre più visti come ostacoli alle decisioni rapide, prese da pochi competenti: lo comprova il disastro greco, e anche i timori che alcuni governi (Berlino in testa) sembrano nutrire verso la possibile sconfitta di Sarkozy in Francia.

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