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di Barbara Spinelli - PARLANDO dell'austerità che si impone a Atene, e delle riforme strutturali necessarie al ritorno della crescita, il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi è ricorso a un'immagine forte. In un'intervista al Wall Street Journal, il 23 febbraio, ha detto che quel che si profila in Grecia è un Nuovo Mondo. L'immagine è forte, e singolare, perché di Nuovi Mondi nessuno osa più molto parlare: tanti ne sono stati promessi, e le cose non sono andate bene. Generalmente quando si annunciano Nuovi Mondi se ne seppelliscono di vecchi, o perché falliti o perché malgovernati. Goethe, ad esempio, era convinto che la Rivoluzione francese non avrebbe spazzato via i monarchi come "vecchie scope", se questi fossero stati veri monarchi. Lo stesso si può dire oggi dell'Europa, che versa in condizioni ancora peggiori di quei re: la corona non l'ha persa; non l'ha mai pienamente avuta. Non esiste un impero europeo che governi il caos. Non esistono partiti europeisti che si battano contro l'impotente potenza dei nazionalismi, letale per l'Unione. Proviamo dunque a vederlo e pensarlo, il Nuovo Mondo proposto non solo a Atene ma a tutti noi.

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di Barbara Spinelli - Con molta, troppa facilità ci stiamo abituando a dire che la bancarotta greca non sarebbe poi la catastrofe paventata da anni. Il male, incurabile, basterebbe allontanarlo, asportando Atene dall'Eurozona come si fa con un'appendicectomia. Quel che conta è evitare il contagio, e non a caso il Fondo salva Stati si chiama d'un tratto Firewall, muro parafuoco che serve a proteggere i sistemi informatici dalle intrusioni: che salverà chi è ancora dentro (l'Italia, per esempio) da chi, nell'ignominia, sta cadendo fuori. Come la linea Maginot che i francesi eressero per proteggersi dagli assalti tedeschi negli anni '20-'30, Firewall evoca gli universi chiusi della clinica e della guerra: il miraggio d'un muro inviolabile rassicura, anche se sappiamo bene come finì il fortilizio francese. Cadde d'un colpo. Lo storico Marc Bloch parlò di strana disfatta perché il tracollo era avvenuto negli animi, prima che lungo la Maginot: "nelle retroguardie della società civile e politica", prima che al fronte.

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di ILVO DIAMANTI - NON E' FACILE prevedere che ne sarà dei partiti e del sistema partitico italiano, dopo il governo Monti. (Mi accontento di prevedere il passato. E non sempre mi riesce bene.) Tuttavia, mi sentirei di avanzare un'ipotesi. Facile. Nulla resterà come prima. L'esperienza del governo tecnico, infatti, sta mettendo a dura prova la tenuta dei principali partiti, ma anche  -  soprattutto  -  delle alleanze e delle coalizioni precedenti.

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di Susanna Camusso - L’Italia è ormai in recessione, l’Europa non esce dalla stagnazione. Le politiche per la crescita diventano urgenti ed essenziali per riconsegnare ai cittadini europei prospettive accettabili di vita e aspettative positive per le future generazioni. Le politiche per la crescita sono la condizione anche di un riequilibrio stabile dei conti e dei bilanci di ciascuno Stato. Senza crescita le manovre di rientro dal debito non sono credibili e le speculazioni contro l’euro e contro i titoli di Stato di ciascun paese non cessano. Senza crescita, i rating – per quanto discutibili – peggiorano anche nei paesi più forti. Senza crescita europea nemmeno l’economia tedesca può essere solida e duratura. Con un colpevole ritardo di almeno dieci mesi, anche le leadership europee sembrano essersi convinte che la priorità assoluta è la crescita. Crescita del reddito, del lavoro, della domanda.

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di Marco Panara - Siamo in trappola. Sappiamo che dobbiamo aumentare la produttività per tornare a crescere, ma aumentare la produttività vuol dire produrre di più con un minor numero di persone. E sappiamo anche che liberalizzare i mercati aumenta le potenzialità dell' economia e lo sviluppo globale, ma più si aprono i mercati più aumentano le disuguaglianze. E noi giustamente vogliamo insieme produttività e occupazione, mercati liberi e società inclusive. Il problema è che non abbiamo la ricetta. La disoccupazione è ai suoi massimi storici, con oltre 205 milioni di persone senza lavoro nel mondo, 75 milioni dei quali sono giovani. E anche le disuguaglianze hanno raggiunto un livello record, con il 10 per cento più ricco che ha redditi nove volte superiori al 10 per cento più povero. Di questo dramma i paesi industrializzati sono il cuore: il 55 per cento dell' aumento della disoccupazione globale tra il 2007 e il 2010 è avvenuto nella parte "ricca" del pianeta.

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di Francesca Marino -  Dietro alla morte dei pescatori e all'incidente diplomatico tra Roma e Delhi, lo spettro del passato coloniale e una campagna elettorale in corso. Il ruolo di Sonia Gandhi. La soluzione è più vicina di quanto sembri. Secondo un proverbio indiano, l’elefante passa e va. Ma se tu nel frattempo ti attacchi alla coda, sei destinato a beccarti in faccia i poco piacevoli prodotti del suo posteriore. L’aneddotto in questione è stato citato a Delhi da qualcuno - che per motivi abbastanza ovvi non desidera pubblicità - a proposito del ‘pasticciaccio’ della questione dell’Enrica Lexie e dei due marò italiani arrestati per l’omicidio di due pescatori che si trovavano a bordo del peschereccio St. Anthony.

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di Federico Rampini - Le grandi crisi partoriscono grandi idee. Così fu dopo il crac del 1929 e la Depressione. Per uscirne, l'Occidente usò il pensiero di John Maynard Keynes, scoprì un ruolo nuovo per lo Stato nell'economia, inventò le politiche sociali del New Deal e la costruzione del moderno Welfare State. Oggi siamo daccapo. L'eurozona sprofonda nella sua seconda recessione in tre anni. Gli Stati Uniti malgrado la ripresa in atto pagano ancora i prezzi sociali elevatissimi della Grande Contrazione iniziata nel 2008 (almeno 15 milioni di disoccupati). Ma dall'America una nuova teoria s'impone all'attenzione. Si chiama Modern Monetary Theory, ha l'ambizione di essere la vera erede del pensiero di Keynes, adattato alle sfide del XXI secolo.

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di Emilio Carnevali - Non passa giorno che non venga registrato e ribadito – meno frequentemente indagato – l'infimo livello di fiducia di cui godono i partiti, ovvero le organizzazioni alle quali l'articolo 49 della Costituzione assegna il compito di «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Secondo una recente inchiesta condotta da Ilvo Diamanti la fiducia dei cittadini nei confronti dei partiti è arrivata a toccare il valore record (in negativo) del 3,9% (in una scala dove il primato positivo è detenuto dalle forze dell'ordine, con il 71,8%), e infatti quasi la metà degli italiani non li ritiene necessari al funzionamento della democrazia. Coerentemente con questo dato la fiducia nel Parlamento si assesta su livelli altrettanto bassi – 9% –, inversamente proporzionale al consenso di cui sembra godere, secondo altri sondaggi, l'attuale governo di “tecnici” (per definizione e senso comune “estranei alla politica”). Tanto che lo stesso Diamanti è arrivato a ipotizzare – sulla Repubblica di oggi – una Terza Repubblica non più «fondata 'da' e 'su' i partiti, ma 'contro' i partiti».

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Matteo Patrono - Se Mario Monti aveva ancora dei dubbi su cosa fare della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 (e probabilmente non ne aveva, forse non ne ha mai avuti), è certo che le immagini di guerriglia e rivolta provenienti da Atene negli ultimi giorni devono averlo convinto definitivamente che l'unica cosa sensata da fare era non firmare le garanzie finanziarie richieste dal Comitato olimpico internazionale (Cio) e mettere una pietra tombale sul sogno a cinque cerchi che la Capitale coltiva da quasi venti anni (il primo fu Rutelli, poi Veltroni, infine Alemanno). 

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di Massimo D'Alema - Una pagina nuova si è aperta nella vita politica italiana. Il mutamento è stato rapido e radicale non solo nella realtà delle istituzioni e nei rapporti fra i soggetti politici, ma anche nel senso comune e nello spirito pubblico dei cittadini. Al punto quasi da far dimenticare l’estremo degrado cui si era giunti nel periodo conclusivo del decennio berlusconiano: uno dei momenti più oscuri della vicenda italiana, uno dei punti più bassi di discredito del paese nel contesto europeo e in quello internazionale. Con Monti l’Italia è tornata ad avere credibilità. Non siamo ancora fuori dalla crisi né da una condizione di pericolo che minaccia non solo il nostro paese, ma l’euro e l’intera costruzione economica del continente europeo. Ma quanto meno non è più sulle spalle del nostro paese l’eventuale responsabilità del crollo. L’Europa non deve avere paura dell’Italia, come dice Mario Monti. E il nostro paese torna ad avere voce in capitolo nel confronto sulle scelte fondamentali che l’Unione deve compiere se vuole essere all’altezza della sfida. È interesse dell’Italia che il governo possa operare fino alla conclusione naturale della legislatura; affrontare l’emergenza con misure eque; cercare di rimettere in moto l’economia; esercitare il suo ruolo a Bruxelles e nelle relazioni con le principali cancellerie europee, come ha cominciato a fare. Il Partito Democratico sosterrà il governo e opererà per realizzare le necessarie riforme, a cominciare da quella della legge elettorale, e per ridefinire il ruolo di istituzioni più efficaci e più sobrie. Nello stesso tempo si tratta di costruire una nuova prospettiva politica e una proposta di governo per l’Italia a partire dalla primavera del 2013.

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