Apertamente

di Davide Sighele da BalcaniCaucaso.org del 10/09/2018 -  Non è facile scrivere di un libro scritto da persone con cui si è condiviso parte di un percorso di vita e professionale. Non è facile perché dopo viaggi, discussioni, esperienze comuni si teme di non riuscire più a meravigliarsi, a stupirsi e a sentirsi colpiti da ciò che si legge. Michele Nardelli e Mauro Cereghini, gli autori di “Sicurezza”, uscito di recente per Edizioni Messaggero di Padova, sono tra coloro i quali hanno fatto nascere Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e lo hanno accompagnato nei primi passi. Sono stati poi affiancati nel farlo crescere e diventare un'esperienza matura qual è ora dalla nostra direttrice scientifica Luisa Chiodi e dal nostro direttore di testata Luka Zanoni.

Leggi tutto...

News - Cultura

di Stefano Pizzin del 17/09/2018 - Orban è solo l’ultima manifestazione di un male radicato nella storia ungherese, figlio da un senso di sconfitta e di rivalsa contro il mondo. Per capire qual è il male oscuro dell’Ungheria bisogna andare indietro nel tempo, oltre Orban e il suo mezzo regime che si regge in piedi con la retorica nazionalista e i fondi dell’Unione europea. In fondo Orban, un personaggio mediocre, prima comunista, poi liberale e, infine nazionalista, è riuscito a ottenere un potere quasi assoluto sulle rive del Danubio grazie alla colpevole disattenzione dell’Unione europea, in particolare della sua amica Angela Merkel, tanto veloce nel minacciare di spedire i carri armati ad Atene se avessero sgarrato con le misure di austerità e tanto distratta nel permettere che a Budapest i fondi europei vengano usati per bizzarri programmi sociali a metà strada tra la carità e il capitalismo di Stato, lasciando comunque un Paese con Pil più scarso della Grecia, dove la paga media si aggira sui seicento euro, e il tanto favoleggiato “miracolo economico” non ha impedito che, dal 2010 a oggi, oltre 350.000 giovani lasciassero il Paese.

Leggi tutto...

News - Italia

di Ahmed Burić da BalcaniCaucaso.org del 28/8/2018 - Sarajevo Qual è il vero volto di Sarajevo? Quello della capitale culturale fornito dal Sarajevo Film Festival o quello fiacco, ripiegato su se stesso di una quotidianità che ancora fatica a confrontarsi col passato? Ogni anno, dopo la chiusura del Sarajevo Film Festival, la capitale della Bosnia Erzegovina sembra cadere in una sorta di letargo. Le strade, che fino a ieri erano piene di turisti, visitatori, gente nota e ignota, cominciano a svuotarsi; molti negozi e botteghe chiudono e la città, che fino a pochi giorni prima dava l’impressione di essere una vera capitale della cultura, diventa un’altra.

Leggi tutto...

News - Europa

di Domenico Del Prete da ArticoloUNO MDP del 26/8/2018 - “L’inganno di Berlinguer”, ovvero l’inganno di un leader capace di consegnarsi alla Storia come l’icona di un progetto di rottura degli equilibri consolidatisi all’ombra del Muro di Berlino, obliterando la propria dimensione di alfiere di un apparato irrigidito dalla cortina del centralismo democratico, di protagonista indiscusso di una svolta destinata a rimanere incompiuta.

Ricostruzione ardita, quella proposta nel libro di Domenico Del Prete. Ricostruzione ardita, e tutta incentrata sulla particolare lettura di alcuni fatti specifici: la frattura mai integralmente consumata con la grande madre Russia – nemmeno dopo la repressione ungherese del 1956 e la Primavera di Praga del 1968 -; l’espulsione dei reprobi del “Manifesto”; la stagione del grande consociativismo in cui si risolverebbe il “compromesso storico”; il rapporto mai consolidato con il Partito socialista. Sullo sfondo, l’accusa, nemmeno tanto velata, di non avere assecondato l’evoluzione del PCI in una forza autenticamente socialdemocratica (evoluzione tardivamente abbozzata da Occhetto attraverso la svolta della Bolognina), in grado di incarnare le istanze di una moderna sinistra di governo.

Una ricostruzione ardita, e forse poco attenta al quadro storico complessivo nel quale si colloca il travaglio vissuto dai comunisti italiani nel secondo dopoguerra, alla ricerca di quel socialismo dal volto umano da praticarsi sotto l’ombrello della Nato, destinata a risolversi nel frettoloso tentativo di rottamazione del patrimonio di battaglie democratiche e conquiste civili che hanno scandito la storia italiana della seconda parte del ‘900, e rivelatosi invece il presupposto imprescindibile per affrontare le sfide della modernità.

Una ricerca protrattasi per quasi mezzo secolo, tra entusiasmo e sofferenze, vittorie e sconfitte, intuizioni ed errori inevitabili. Se un errore fu la mancata presa di posizione a favore dell’insurrezione ungherese – non giustificabile in ragione dell’esigenza di tenere unita una base forgiata nel mito della Rivoluzione d’Ottobre -, la Primavera di Praga impose invece ai comunisti italiani – e per primo a Berlinguer – la ricerca di una prospettiva diversa dalla fedeltà a Mosca: non più a est ma a ovest; da declinare non più sotto l’egida del Patto di Varsavia ma sotto il più rassicurante contesto dell’Alleanza atlantica.

Il golpe cileno confermò l’attualità della strategia togliattiana diretta a favorire l’interlocuzione tra masse socialiste e masse cattoliche; la necessità di superare la conventio ad excludendum che paralizzava la dialettica democratica di un Paese diviso in blocchi contrapposti costituì il punto di partenza del “Compromesso storico”, primo step di un disegno di ampio respiro che – attraverso le riflessioni sull’eurosocialismo e le critiche mosse all’intero Politbjuro nei discorsi tenuti dal Segretario a Mosca nel ’76 e nel ‘77 – mirava al superamento della logica degli opposti imperialismi.

Un partito di ispirazione autenticamente socialista affrancato dal giogo del Cremlino; un partito che – senza rinnegare la sua identità in confronto del modello socialdemocratico – si proponeva come forza di governo in un paese collocato nel cuore del Mediterraneo: Berlinguer perseguiva una rivoluzione autentica, e non alimentava l’inganno di una svolta mai intrapresa. Una rivoluzione autentica, stroncata in Via Fani il 9 maggio 1978. La morte di Aldo Moro segnò idealmente l’inizio della stagione che avrebbe condotto all’eutanasia della Prima Repubblica: la stagione del Pentapartito, la stagione della “Milano da bere”, la stagione del craxismo che già iniziava ad alimentare i germi dell’epopea berlusconiana.

Del processo di degenerazione della politica che questa stagione avrebbe innescato – e destinato a deflagrare sotto i colpi di Tangentopoli -, della degradazione dei partiti a “macchine di potere e clientela, nelle mani di boss e sotto-boss”, della pericolosa commistione tra “finanziamenti irregolari o illegali” e brutali forme di arricchimento personale forse solo Berlinguer aveva intuito la portata, individuando nell’alternativa democratica, nella centralità della questione morale, nella rivendicazione della “diversità” comunista l’unica via d’uscita per la sinistra italiana dalla deriva in atto.

La conclusione di questo ragionamento perviene a un risultato per certi versi speculare rispetto a quello che il libro di Del Prete tenta di perseguire: lungi dal perpetrare un inganno alla Storia, Berlinguer si propone al giudizio di essa come un leader capace di interpretare le tensioni, le insidie e le prospettive del suo tempo, indicando ai comunisti italiani una dimensione autonoma nel panorama internazionale, tratteggiando una strategia che poteva condurre i discendenti di Gramsci al governo del Paese, offrendo alla sinistra una via di fuga dalla crisi incombente. Ma un inganno, alla fine, forse c’è stato: perpetrato da chi, anche richiamando impropriamente la stagione del Compromesso storico, ha obliterato quel profilo autonomo che il Segretario intendeva imprimere al partito, liquidando, in nome della modernità, quel patrimonio di idee e valori di cui la sinistra teorizzata da Berlinguer doveva invece costituire espressione. La chiosa è affidata alle parole di Aldo Tortorella, in quella che forse è la più lucida tra le testimonianze raccolte nel volume di Del Prete: “Si è visto che fine ha fatto chi è diventato liberista”.

News - Italia

di Milton Fernández da Left del 17/8/2018 - Mentalmente il fascismo non è altro che l’esasperazione di un pregiudizio, di cui sono vittime gran parte degli esseri umani: la convinzione che la loro patria, la loro lingua, le loro tradizioni, siano superiori a quelle altrui. Questo diritto, per alcuni, si trasmette via sangue. Il proprio. Valore aggiunto che accomuna individui d’altro canto difficilmente accomunabili. Ecco il gene del popolo eletto inciso a caratteri cubitali sulla copertina del genoma. Il marchio di appartenenza. Quello che divide la crusca dal grano, la contraffazione dall’originale, il vero dal falso; qualcosa che rafforza il senso di identità, che spalanca i cancelli del sacro suolo.

Leggi tutto...

News - Mondo

da Left di Giulio Cavalli - Il 22 giugno del 1995 Umberto Eco scrive un articolo per la “New York Review of Books”. Nel suo saggio spiega che il fascismo (che lui chiama Ur-Fascismo) non è morto nel ‘45 ma al contrario, la sua visione del mondo (e la sua psicologia, come pensava Adorno) precedono la forma storica assunta nel ventennio e sono (malauguratamente) più longeve della dittatura mussoliniana. Quell’articolo diventa un libro edito nel 1997, ripubblicato qualche mese fa da La Nave di Teseo con il titolo “Il Fascismo Eterno”.
Secondo Eco esistono segnali inequivocabili che dimostrerebbero la persistenza (la persistenza mica il ritorno) dell’ideologia fascista. Vale la pena rileggerli, con calma e con fermezza.
C’è il culto della tradizione. La convinzione che la verità sia una rivelazione ricevuta all’alba della storia umana. E quando qualcuno fa notare che quei messaggi siano incompatibili tra loro rispondono che è solo perché tutti alludono, allegoricamente, a qualche verità primitiva. Come conseguenza, per i nuovi fascisti non ci può essere avanzamento del sapere. L’illuminismo, l’eta’ della Ragione vengono visti come l’inizio della depravazione moderna.
C’è il culto per l’azione. Che oggi chiameremmo il mito del fare. L’azione è bella di per sé, e dunque deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Spiega Eco che il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell’accusare la cultura moderna e l’intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali.
L’odio per la critica e la diversità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento. L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.
L’utilizzo della frustrazione individuale e sociale. Una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storicità, spiega Eco, è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, diceva Eco nel 1995, in cui i vecchi “proletari” stanno diventando piccola borghesia, il fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio.
Il nazionalismo come privilegio e i complotti internazionali. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso Paese. gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia.
La lotta ai deboli. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leader, che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e da meritare un “dominatore”.
Il populismo. Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete.
Ognuno tragga le sue conclusioni.

News - Cultura

di Vichi De Marchi da Striscia Rossa dell'1/9/2018 - “Tra il 1945 e il 1952 circa 70 mila bambini tra i 6 e i 12 anni del sud povero, vennero accolti da famiglie del nord per essere sfamati.
 Da Roma, Cassino, da Napoli, dalla Ciociaria e dalla Puglia partirono i treni per Reggio Emilia, Modena, Mantova, Ravenna, Ancona”. Questa nota la si ritrova alla fine di un libro senza età, adatto ai bambini più piccoli ma valido per tutti, realizzato con la solita maestria progettuale, grafica e autoriale dalla casa editrice Orecchio acerbo. Si tratta di “Tre in tutto” di Davide Calì con i disegni bellissimi, in bianco e nero, di Isabella Labate.

Leggi tutto...

News - Italia

di Federico Tenca Montini da BalcaniCaucaso.org del 7/08/2018 - Pochi libri trovano immediato riscontro nella cronaca come l’ultimo lavoro di Dejan Jović, dedicato al ruolo della guerra combattuta negli anni Novanta nelle narrative ufficiali della Repubblica di Croazia.
Laddove una parte importante dell’opera consiste nella descrizione delle pressioni esercitate dal mondo della politica e dagli apparati di Stato perché il conflitto venga definito come esclusivamente difensivo, solo pochi giorni dopo l’uscita del volume si è consumato il suicidio del generale croato Slobodan Praljak, un gesto teatrale compiuto nello sforzo estremo di evitare una sentenza in grado di acclarare il coinvolgimento dell’esercito regolare croato nel conflitto in Bosnia.

Leggi tutto...

News - Cultura

di Silvia Merler da LaVoce.info del 31/8/2018 - Non è la prima volta che l’Italia vive una fuga dei capitali stranieri. Ma a far suonare il campanello d’allarme è il volume dei flussi in uscita registrato tra maggio e giugno: 76 miliardi. Nella legge di bilancio non c’è perciò spazio per errori. Gli stranieri se ne vanno. I dati più recenti sulla bilancia dei pagamenti, pubblicati dalla Banca d’Italia, mostrano flussi in uscita importanti negli investimenti di portafoglio, che sono diminuiti di 33 miliardi di euro in maggio e 42 miliardi in giugno (tabella 1). Il flusso in uscita più significativo si è registrato sui titoli del debito pubblico, dove gli investimenti esteri sono scesi di 25 miliardi a maggio e 33 miliardi a giugno, segno che gli investitori stranieri sono preoccupati che la legge di bilancio, che sarà presentata nel prossimo autunno, marchi un’inversione di tendenza per le finanze pubbliche.

Leggi tutto...

News - Economia

di Carlo Bressan del 23/8/2018 - Confesso, mi sono scoperto sovranista! Di Aiello naturalmente, non certo di Joannis e tanto meno con i “ ‘taglians ” di Palma o di Ontagnano. Dicono “cjase” e non “cjasa”, non intonacavano le facciate per non pagare le tasse che i Savoia avevano genialmente inventato, arrivavano fino alla quinta elementare mentre noi avevamo la classe sesta. Ovviamente fino al 1918, ma son cose che non si possono dimenticare perché fan parte della Nostra Identità culturale di aiellesi. Questi sovranisti dell’ultima ora, dopo aver cercato d’inglobarci nell’improbabile Padania, vorrebbero unirci in un unico Stato Sovrano. Non sia mai! Nella nostra regione abbiamo già almeno 15 repubbliche che hanno poco in comune, figurarsi se dovessimo mescolarci con i piavoti, con i lumbard o con i terroni. La nostra identità andrebbe irrimediabilmente perduta.

Leggi tutto...

News - Italia

Altri articoli...

Pagina 2 di 126

2

Galleria fotografica

Consigliati

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information