Apertamente

di Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio da LaVoce.info del 12/12/2017 - Nel Regno Unito le grandi aziende sono obbligate a pubblicare i dati sul differenziale di genere nei salari e nei bonus dei loro dipendenti. Una legge simile potrebbe essere utile anche in Italia, per evidenziare un problema persistente nel tempo. Cosa prevede la legge inglese. Il gender pay gap, la differenza tra i salari percepiti da uomini e donne, rappresenta una dimensione critica delle differenze di genere nel mercato del lavoro. I dati Eurostat segnalano che, nella media dei paesi europei, il differenziale è superiore al 15 per cento. Quali strumenti potrebbero portare a una sua diminuzione? Nell’aprile 2017, il governo del Regno Unito, dove il differenziale salariale di genere è pari al 20,8 per cento, ha introdotto una legislazione innovativa: le imprese con più di 250 occupati devono rendere pubblici, entro aprile 2018, il differenziale di genere medio e mediano nei salari e nei bonus e la distribuzione di lavoratori e lavoratrici per quartili di salario.

L’obbligo interessa circa 9 mila imprese, per un totale di oltre 15 milioni di lavoratori. Sono 311 le imprese che finora hanno reso disponibili le proprie statistiche e per sedici di loro il gender pay gap è pari a zero sia alla media sia alla mediana. La stranezza del risultato ha indotto il Financial Times a chiedere chiarimenti alle imprese coinvolte. Alcune hanno rivisto i propri calcoli, mentre altre non hanno ancora replicato ai dubbi sollevati sulla validità dei loro dati. Siamo di fronte a imprese virtuose o a una manipolazione dei numeri? L’assenza di differenziali di genere medi e mediani è sospetta, ma, al di là delle alterazioni vere o presunte da parte di alcune delle imprese coinvolte, la legislazione approvata dal governo britannico ha sicuramente acceso i riflettori su un tema importante. Dare conto dei differenziali salariali intra-impresa tra uomini e donne permette, ad esempio, di mettere in luce come la percentuale di donne che occupano posizioni di vertice è inferiore rispetto a quella maschile, un canale di “segregazione verticale” che aumenta il gender pay gap.

L’approvazione della legge non ha messo d’accordo tutti: alcuni hanno sostenuto che la pubblicità alle statistiche interne sui differenziali di genere rafforza l’idea che le imprese tendano a discriminare le donne quando in realtà, in Gran Bretagna come in altri paesi sviluppati, sono obbligate a pagare lo stesso salario a donne e uomini che svolgono la stessa mansione. Eppure i differenziali salariali permangono, anche confrontando lavoratori e lavoratrici simili per livello di istruzione, esperienza, tipo di contratto e altre caratteristiche osservabili, e sono particolarmente accentuati nei settori più remunerativi, come ad esempio la finanza, e nelle posizioni più pagate, come quelle dirigenziali.

E in Italia?

Se una simile legislazione venisse introdotta in Italia, cosa osserveremmo? I dati Istat dicono che le imprese interessate sarebbero oltre 3 mila, per un totale di circa 1,7 milioni di lavoratori. Una platea di gran lunga inferiore a quella britannica. Se l’esperimento venisse condotto e tutte le imprese dichiarassero un gender pay gap nullo, avremmo ragione di insospettirci. Il grafico sottostante mostra quello medio e mediano, tra il 1990 e il 2012, in un campione di lavoratori nelle imprese con più di 250 occupati, tratto dai dati forniti dall’Inps. Il campione raccoglie all’incirca tutte le imprese con più di 250 occupati, ma il numero totale di lavoratori coinvolti oscilla tra 180 e 240 mila, a seconda dell’anno considerato. Per un confronto, includiamo anche i valori calcolati per le imprese con meno di 250 occupati.

Grafico 1

I dati mettono in luce come il differenziale salariale di genere sia persistente nel tempo, sebbene in leggera diminuzione. Ed è ampio sia se calcolato alla mediana che alla media. Inoltre, il fatto che il differenziale calcolato alla mediana sia costantemente inferiore rispetto a quello calcolato alla media evidenzia come, con molta probabilità, gli uomini tendano a occupare posizioni di vertice, i cui salari ampliano la media del gender gap, ma non la mediana, che rivela il valore centrale di una distribuzione di dati. Per esempio, un gender pay gap pari al 10 per cento alla mediana implica che il valore centrale della distribuzione dei salari maschili è superiore del 10 per cento al valore centrale dei salari femminili: un dato, questo, che non dipende da eventuali valori estremi della distribuzione. I numeri ci rivelano anche che il differenziale è molto più ampio nelle imprese con più di 250 occupati rispetto alle imprese con un minor numero di lavoratori. Se l’Italia dovesse applicare la legge britannica senza modifiche, interverrebbe sì su un numero più limitato di imprese e lavoratori, ma lo farebbe sul gruppo su cui un intervento potrebbe essere più significativo.

Un obbligo che imponga alle imprese di rendere pubbliche le statistiche interne potrebbe evidenziare il tema dei differenziali di genere e potrebbe portare le aziende a valutare come lavoratori e lavoratrici siano distribuiti in tutte le posizioni aziendali, mostrando nodi o blocchi nelle carriere dei diversi lavoratori. L’obiettivo non è arrivare a un differenziale salariale di genere nullo, ma eliminare quella parte che dipende da una pura discriminazione. I risultati della legge del Regno Unito potranno fornire un valido esempio anche per il nostro paese.

News - Europa

Quale orizzonte per la sinistra

Indagine SWG per Apertamente

Scarica l'indagine >>>

Galleria fotografica

Consigliati

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information