La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri, giornalisti, imprenditori. Oggi molti personaggi sono tuttora in politica, da Berlusconi a Cicchitto fino a Flavio Carboni, tra i protagonisti della P3 e già imputato per l’assassinio di Roberto Calvi. Intanto il “Piano di rinascita democratica” di Gelli, che mirava a controllare la magistratura e svuotare le istituzioni democratiche, sembra avere nuovi adepti: “Peccato non averlo depositato alla Siae per i diritti – ha detto il Venerabile –, tutti ne hanno preso spunto: ma l’unico che può andare avanti è Silvio Berlusconi...”.

Appunti su Carboni, Clara Canetti Calvi, Rizzoli, Ciarrapico, Cicchitto, Costanzo, Tassan Din, Andreotti, Forlani, Craxi, Piccoli, Berlinguer, Pisanu, Bagnasco, Elia Valori... Prefazione di Dacia Maraini, testimonianza di Giovanni Di Ciommo, postfazione di Giuliano Turone. In appendice lettere di Cossiga, Gelli, Sindona, Anselmi ed estratti della relazione della Commissione.

ECCO COME INIZIA L'INTRODUZIONE DI ANNA VINCI

«Basta una sola persona che ci governa ricattata o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio.» Con questa frase di Tina Anselmi ho convissuto a lungo, prima di decidermi a riprendere in mano i «famosi» foglietti, diario tenuto durante la sua presidenza della Commissione bicamerale inquirente sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, dal dicembre 1981 al luglio del 1984. Famosi, particolarmente, dopo che sono stati menzionati nel Dizionario biografico delle donne italiane curato dal ministero delle Pari opportunità, ministro Stefania Prestigiacomo, nell’aprile del 2004. Riporto una parte del testo, «curato» da Pialuisa Bianco, alla voce Tina Anselmi: «[...] La presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, assegnatale nel 1982, cambiò il suo destino, quanto il moralismo giacobino, la vergogna del potere, l’istinto punitivo e tuttavia accomodante tra le parti, che furono la contraddittoria filosofia inquirente, dopo di allora, di tutte le commissioni parlamentari, cambiarono il corso del guerreggiato consociativismo italiano. [...] I 120 volumi degli atti della Commissione, che stroncò Licio Gelli e i suoi amici, gli interminabili fogli dell’Anselmi’s list, infatti, cacciavano streghe e acchiappavano fantasmi». Perché tanto livore istituzionale verso l’onorevole Anselmi e i suoi fogli? E soprattutto come giudicare qualcosa che non si conosce del tutto? Appunti scritti su pagine a quadretti di piccoli blocchi, su fogli intestati della Commissione, formano un diario, infatti, fino a oggi rimasto segreto. Purtroppo, parlare di ciò che non si conosce interamente a molte persone non crea imbarazzo, non è considerato inquinante della deontologia professionale, perché ciò che conta è screditare l’altro o almeno ridicolizzarlo. La passione, l’onestà intellettuale, la disciplina che l’Anselmi ha dimostrato nella sua vita e che i foglietti, ancora una volta, documentano danno oggi fastidio e mal si sopportano.

Non è stato facile, prendendoli in mano, ancora una volta rileggendoli, capire il modo in cui avrei potuto renderli
accessibili al vasto pubblico, con un’attenzione particolare ai giovani che in quegli anni Ottanta non erano ancora nati, o appena si affacciavano al mondo: come possono inventare il loro futuro, se non conoscono da dove vengono, da quali inganni e verità è sostanziata la storia del loro paese? In quale modo, mi chiedevo, avrei potuto divulgare quei  foglietti, che penso come dei Post-it: infatti, ne hanno l’urgenza, la sintesi spesso frettolosa, la grafia incerta, ma sempre con l’indicazione esatta, essendo poco lo spazio per scrivere, di ciò che è fondamentale ricordare, e mi piace pensare che Tina con essi abbia ricoperto le pareti scure delle sale del potere dove, per lunghi e travagliati mesi, ha lavorato trascorrendovi gran parte dei giorni, durante la sua presidenza. Tina li scriveva per sé, per meglio muoversi in quel circo di verità e menzogne, mezze ammissioni, linguaggio omertoso, omissioni, e perché – come poi, più volte, avrebbe dichiarato – voleva che restassero, quale documento, per invogliare a conoscere, capire, far emergere, la rete di complicità, di connivenze, d’illegalità piduiste, che stava tanto profondamente intaccando il corretto funzionamento dello Stato. Stava danneggiando quello che lei definisce il «principio di trasparenza che è alla base di un concreto controllo democratico dei cittadini, sulle istituzioni, e tutte le attività che attengono al pubblico interesse». Nel leggere quei Post-it, sono entrata in un luogo che Tina tanto a lungo ha voluto che restasse segreto. Là dove si poteva cogliere l’intreccio tra la storia individuale di una donna e quella del paese. E ho cercato di farlo in punta di piedi, trascrivendo le sue parole il più fedelmente possibile, riportando anche pensieri sospesi, notizie accennate, purché fossero sempre tracce, per chi avesse avuto voglia di leggerle e di approfondire. E la prima traccia nasce dal tipo di sintesi che l’Anselmi ha operato. è stato importante cercare di capire perché si è soffermata su certe dichiarazioni, u alcune «voci», su alcuni incontri o audizioni rese alla Commissione, su certi documenti giunti dalle Procure, su alcuni personaggi che ritornano più di altri nel suo diario,
al di là del loro diretto impatto nelle vicende. è stato un compito delicato, che, dopo oltre un anno di lavoro, mi lascia una scia di emozioni e una certa inquietudine, ed è stato un arricchimento, una comprensione di segrete trame, «ordinare» queste numerose paginette, concitate, o più distese, scandite a volte dall’annotazione delle ore, dei luoghi degli incontri e, tra gli appunti, anche qualche vignetta dedicata alla presidente, per stemperare il livello della  ensione mentre si andava palesando il progetto eversivo della P2. A tratti palesandosi, altre inabissandosi, quale un fiumecarsico, in un intreccio di parole d’inquisiti e testimoni, di protagonisti e comprimari, di giudici e accusati, commissari, poliziotti, politici, avvocati, finanzieri, faccendieri, banchieri, agenti spiati e spioni, responsabili dei servizi segreti, segretissimi, deviati, devianti, militari, massoni muratori, massoni all’orecchio del Gran Maestro, Maestri Venerabili, segretari e vicesegretari, massoni piduisti, piduisti inconsapevoli, in vita, in sonno, reclutatori. Piduisti ovunque.

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