Apertamente

di Sergio Zilli da storiastoriepn.it del 17/9/2018 - Nel settembre 1938 a Trieste Mussolini annunciava l’introduzione delle leggi razziali in Italia. Nel settembre 2018 il Comune di Trieste blocca una mostra sull’espulsione dei cittadini italiani di religione ebraica da una scuola triestina. Detta così, sembra una descrizione da un mondo parallelo, non quello della italica Repubblica, ma è la triste cronaca. Per circa un anno gli studenti della classe IV I del Liceo Petrarca di Trieste, all’interno di un progetto di alternanza scuola lavoro, hanno lavorato sotto la guida della docente Sabrina Benussi alla preparazione di una mostra documentaria sugli effetti delle leggi razziali (secondo la definizione ufficiale, ma chissà perché non le chiamiamo con il loro nome, razziste) sugli allievi della loro scuola ottanta anni prima.

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News - Italia

di Andrea Baranes da Sbilanciamoci del 14/9/2018 - A 10 anni dal 15 settembre 2008, il fallimento Lehman Brothers, nessuno ha messo mano al casinò finanziario e anzi, le lobby finanziarie tornano a a chiedere l’abbattimento di regole e controlli. Unico dato positivo, la crescita della finanza etica. Rischiamo di tornare al 2008, alla casella di partenza. Al fallimento della Lehman Brothers, momento più emblematico della peggiore crisi della storia recente. A dirlo non sono voci fuori dal coro, ma alcune delle principali istituzioni internazionali.
Prima dell’estate era stato il Fmi a segnalare i crescenti rischi per il sistema finanziario globale. Nei giorni scorsi gli ha fatto eco l’Ocse, lanciando l’allarme per una possibile nuova crisi.

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News - Economia

di Davide Sighele da BalcaniCaucaso.org del 10/09/2018 -  Non è facile scrivere di un libro scritto da persone con cui si è condiviso parte di un percorso di vita e professionale. Non è facile perché dopo viaggi, discussioni, esperienze comuni si teme di non riuscire più a meravigliarsi, a stupirsi e a sentirsi colpiti da ciò che si legge. Michele Nardelli e Mauro Cereghini, gli autori di “Sicurezza”, uscito di recente per Edizioni Messaggero di Padova, sono tra coloro i quali hanno fatto nascere Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e lo hanno accompagnato nei primi passi. Sono stati poi affiancati nel farlo crescere e diventare un'esperienza matura qual è ora dalla nostra direttrice scientifica Luisa Chiodi e dal nostro direttore di testata Luka Zanoni.

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News - Cultura

di Stefano Pizzin del 17/09/2018 - Orban è solo l’ultima manifestazione di un male radicato nella storia ungherese, figlio da un senso di sconfitta e di rivalsa contro il mondo. Per capire qual è il male oscuro dell’Ungheria bisogna andare indietro nel tempo, oltre Orban e il suo mezzo regime che si regge in piedi con la retorica nazionalista e i fondi dell’Unione europea. In fondo Orban, un personaggio mediocre, prima comunista, poi liberale e, infine nazionalista, è riuscito a ottenere un potere quasi assoluto sulle rive del Danubio grazie alla colpevole disattenzione dell’Unione europea, in particolare della sua amica Angela Merkel, tanto veloce nel minacciare di spedire i carri armati ad Atene se avessero sgarrato con le misure di austerità e tanto distratta nel permettere che a Budapest i fondi europei vengano usati per bizzarri programmi sociali a metà strada tra la carità e il capitalismo di Stato, lasciando comunque un Paese con Pil più scarso della Grecia, dove la paga media si aggira sui seicento euro, e il tanto favoleggiato “miracolo economico” non ha impedito che, dal 2010 a oggi, oltre 350.000 giovani lasciassero il Paese.

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News - Italia

di Ahmed Burić da BalcaniCaucaso.org del 28/8/2018 - Sarajevo Qual è il vero volto di Sarajevo? Quello della capitale culturale fornito dal Sarajevo Film Festival o quello fiacco, ripiegato su se stesso di una quotidianità che ancora fatica a confrontarsi col passato? Ogni anno, dopo la chiusura del Sarajevo Film Festival, la capitale della Bosnia Erzegovina sembra cadere in una sorta di letargo. Le strade, che fino a ieri erano piene di turisti, visitatori, gente nota e ignota, cominciano a svuotarsi; molti negozi e botteghe chiudono e la città, che fino a pochi giorni prima dava l’impressione di essere una vera capitale della cultura, diventa un’altra.

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News - Europa

di Marina Mastroluca da StrisciaRossa del 14/9/2018 - Una ogni tre giorni, più o meno, un altro paio di scarpe rosse da aggiungere a quella platea silenziosa che testimonia l’assenza delle tante donne uccise da chi diceva di amarle: un partner, un ex, un familiare. Oggi le loro storie, mai davvero ascoltate, sono finite sullo sfondo, le emergenze sono altre per chi preferisce parlare di come alzare muri nel mare per fermare gli sbarchi. Si è interrotta la strage o semplicemente stiamo parlando d’altro? La seconda, stando ai numeri. E alle richieste d’aiuto: solo da gennaio a giugno di quest’anno le chiamate al 1522 gestito dal Telefono Rosa sono aumentate del 53%, 4.664 telefonate in sei mesi da tutta Italia. In tutto il 2017 erano state 6533.

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News - Cultura

di Marco Omizzolo da Italiani Europei del 7/9/2018 - Per razzismo, in genere, si intendono tutti quei rapporti sociali fondati sull’oppressione e lo sfruttamento, giustificati da un complesso ideologico che naturalizza relazioni diseguali fondate sulla discriminazione razziale, da cui deriva la subordinazione di un gruppo sociale a un altro. La stessa tesi della vigenza di una società post ideologica nasconde, in realtà, un’ideologia di fondo che agevola la penetrazione e la diffusione, nella cittadinanza, attraverso l’azione della sua classe dirigente (in particolare politica e imprenditoriale), di tesi, comportamenti e norme che altrimenti resterebbero sostanzialmente periferiche e marginali, proprio come il razzismo, lo sfruttamento lavorativo e l’esclusione di colui che è considerato “non gradito e non titolare di diritti”.

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News - Cultura

da Left di Giulio Cavalli - Il 22 giugno del 1995 Umberto Eco scrive un articolo per la “New York Review of Books”. Nel suo saggio spiega che il fascismo (che lui chiama Ur-Fascismo) non è morto nel ‘45 ma al contrario, la sua visione del mondo (e la sua psicologia, come pensava Adorno) precedono la forma storica assunta nel ventennio e sono (malauguratamente) più longeve della dittatura mussoliniana. Quell’articolo diventa un libro edito nel 1997, ripubblicato qualche mese fa da La Nave di Teseo con il titolo “Il Fascismo Eterno”.
Secondo Eco esistono segnali inequivocabili che dimostrerebbero la persistenza (la persistenza mica il ritorno) dell’ideologia fascista. Vale la pena rileggerli, con calma e con fermezza.
C’è il culto della tradizione. La convinzione che la verità sia una rivelazione ricevuta all’alba della storia umana. E quando qualcuno fa notare che quei messaggi siano incompatibili tra loro rispondono che è solo perché tutti alludono, allegoricamente, a qualche verità primitiva. Come conseguenza, per i nuovi fascisti non ci può essere avanzamento del sapere. L’illuminismo, l’eta’ della Ragione vengono visti come l’inizio della depravazione moderna.
C’è il culto per l’azione. Che oggi chiameremmo il mito del fare. L’azione è bella di per sé, e dunque deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Spiega Eco che il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell’accusare la cultura moderna e l’intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali.
L’odio per la critica e la diversità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento. L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.
L’utilizzo della frustrazione individuale e sociale. Una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storicità, spiega Eco, è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, diceva Eco nel 1995, in cui i vecchi “proletari” stanno diventando piccola borghesia, il fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio.
Il nazionalismo come privilegio e i complotti internazionali. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso Paese. gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia.
La lotta ai deboli. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leader, che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e da meritare un “dominatore”.
Il populismo. Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete.
Ognuno tragga le sue conclusioni.

News - Cultura

di Vichi De Marchi da Striscia Rossa dell'1/9/2018 - “Tra il 1945 e il 1952 circa 70 mila bambini tra i 6 e i 12 anni del sud povero, vennero accolti da famiglie del nord per essere sfamati.
 Da Roma, Cassino, da Napoli, dalla Ciociaria e dalla Puglia partirono i treni per Reggio Emilia, Modena, Mantova, Ravenna, Ancona”. Questa nota la si ritrova alla fine di un libro senza età, adatto ai bambini più piccoli ma valido per tutti, realizzato con la solita maestria progettuale, grafica e autoriale dalla casa editrice Orecchio acerbo. Si tratta di “Tre in tutto” di Davide Calì con i disegni bellissimi, in bianco e nero, di Isabella Labate.

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News - Italia

di Federico Tenca Montini da BalcaniCaucaso.org del 7/08/2018 - Pochi libri trovano immediato riscontro nella cronaca come l’ultimo lavoro di Dejan Jović, dedicato al ruolo della guerra combattuta negli anni Novanta nelle narrative ufficiali della Repubblica di Croazia.
Laddove una parte importante dell’opera consiste nella descrizione delle pressioni esercitate dal mondo della politica e dagli apparati di Stato perché il conflitto venga definito come esclusivamente difensivo, solo pochi giorni dopo l’uscita del volume si è consumato il suicidio del generale croato Slobodan Praljak, un gesto teatrale compiuto nello sforzo estremo di evitare una sentenza in grado di acclarare il coinvolgimento dell’esercito regolare croato nel conflitto in Bosnia.

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News - Cultura

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